|
La manifestazione "frenata" e le tante cose che invece rimangono da fare.
Una cosa non si capisce.....
In molti hanno accolto la proposta di una grande manifestazione per il prossimo 20 ottobre perchè è apparso subito chiaro (sopratutto tra i lavoratori) che occorreva una risposta alla deriva liberista del Governo Prodi e una richiesta di cambiamento di rotta che da un lato riprendesse le linee del programma elettorale e dall'altro rimettesse in discussione il brutto accordo sulle pensioni e sulla precarietà. Contemporaneamente (anche in reazione ai pesanti e scontati attacchi alla manifestazione da parte delle forze moderate del governo, dalla destra politica, da Confindustria e anche da Cgil Cisl Uil) si è aperto un tormentone generale che vede molti tra quelli che hanno dato la loro adesione alla manifestazione impegnati a chiarire che questa non va letta come una manifestazione contro il protocollo del 23 luglio, che nessuno ne chiede il ritiro, che quindi questa manifestazione non è contro la politica di questo Governo ma per chiedere il rispetto del suo programma elettorale.
Anche detta così la cosa può avere una sua logica, ma cosa succede se il Governo non ritira, in sede di finanziaria, l'applicazione di un accordo che sulle pensioni produce di fatto il disfacimento del sistema previdenziale pubblico ben oltre ai più ottimistici obiettivi di Maroni ??. Oppure, cosa succede se il Governo non rimette mano alla parte dell'accordo sulla precarietà e si impegna a procedere al superamento della legge 30 (come previsto dal suo programma)?.
Non basta quindi dire che la manifestazione è convocata per rilanciare il programma dell'Unione se non si dice contemporaneamente che condizione per questo rilancio è la decadenza delle scelte che il Governo ha già messo in atto, ad esempio su pensioni e precarietà ??
E' chiaro però ormai a tutti che questa manifestazione, il suo utilizzo, le sue finalità, sono condizionate più dal tentativo di rivedere i rapporti di forza nella compagine governativa che non a far saltare il protocollo del 23 luglio.
Obiettivo non peregrino (stante la situazione) ma che dimostra come questa manifestazione, per le forme e le finalità che ne stanno alla base , non basta.
Per questo ciò che sopratutto non condividiamo è il presentare questo appuntamento come il principale, il risolutivo, l'essenziale Importante si, ma non centrale di fronte all'obbiettivo principale che è e rimane quello di respingere tutto il protocollo del 23 luglio e le sue conseguenze in sede di legge finanziaria, fino a riaprire una vertenza su salario, pensioni e lavoro sulla base di una piattaforma diversa.
Un obiettivo, questo, che a veder le cose da vicino sembra ormai pesare sulle spalle solo dei lavoratori nella battaglia che si aprirà nei luoghi di lavoro in occasione della consultazione sul protocollo di luglio. Quello che ora rischia di succedere è infatti ciò che già temevamo, ossia una manifestazione (quella del 20 ottobre) ed una battaglia nei luoghi di lavoro contro il protocollo, che non riescono a riunificarsi negli obiettivi.
E' comunque giusto partecipare e sostenere la prossima manifestazione del 20 ottobre, pur con i suoi limiti, ma dobbiamo aver chiaro che sarà solo sulle nostre spalle l'unica battaglia che veramente può cambiare le cose (e condizionare la stessa manifestazione del 20 ottobre), ossia la conquista del diritto ad una vera consultazione nei luoghi di lavoro ed una forte espressione di voto contrario sull'accordo.
Una battaglia che sottoporrà a verifica anche la consistenza politica e la collocazione vera nel dibattito sindacale delle sinistre sindacali, sopratutto in Cgil. Anche per questo sarebbe importante per che Lavoro e Società spiegasse meglio la sua collocazione in questo contesto. Certo (assieme alla rete28aprile) ha espresso il suo giudizio negativo sul protocollo quando questo è stato discusso nel direttivo Cgil, ma nella sua dichiarazione di adesione alla manifestazione del 20 ottobre sembra intravedersi un orientamento più cauto. Critico si ma assolutamente allineato alle critiche che già Epifani sollevava su alcuni aspetti dell'accordo in materia di precarietà. Certo queste critiche si sono già sciolte come neve al sole visto che la Cgil ha firmato l'accordo ed oggi lo difende, ma queste critiche paiono le uniche tollerabili oggi in Cgil. Nel suo comunicato di adesione Lavoro e Società affronta di petto la questione della precarietà, ma glissa inspiegabilmente sulla parte dell'accordo in materia di pensioni. E' pure generico sulla stessa consultazione quando afferma che "l'accordo dovrà essere illustrato ai lavoratori per quello che è". Che vuol dire? Forse che bisogna avere il coraggio di andare a dire quello che l'accordo è, ossia un brutto accordo, oppure che (allineandosi dietro al diktat di Cgil Cisl Uil) l'accordo va spiegato per quel che è (comprese le valutazioni unitarie ovviamente positive), senza nessuna presa di posizione da parte degli esponenti dell'area??. Manca cioè in un comunicato così importante (come è una presa di posizione e di adesione) una esplicita e limpida chiarezza di come Lavoro e Società intende entrare nella battaglia nei luoghi di lavoro, mentre è forte la preoccupazione di mantenere la critica nell'alveo di quanto è oggi tollerato in Cgil, e cioè "si sostengano pure le critiche (anche se poi rientrate di fatto) di Epifani sulla precarietà ma non si parli di pensioni". La stessa conclusione del comunicato non spiega molto, anzi .... " L’Area programmatica Lavoro Società Cgil farà tutto quanto è possibile per riportare al centro del dibattito del governo, ma anche della cgil quanto sottolineato nel documento congressuale della Cgil la necessità di "Riprogettare il Paese", i temi del lavoro, dei diritti e dell’intervento pubblico. Non a caso Lavoro Società ha presentato un documento al direttivo nazionale della Cgil che non condivideva il quadro complessivo del Protocollo".Non una parola sulle pensioni e sull'invito ad organizzarsi per il NO all'accordo nella prossima consultazione. Certo prendiamo atto che questo comunicato e la sua genericità rispetto alla fase è probabilmente una mediazione tra le varie anime dell'area (quella più organica alla maggioranza di Epifani e quella più critica) e che non tutta l'area si sente rappresentata da queste preoccupazioni tatticistiche, ma nessuno si dimentichi che la battaglia nei luoghi di lavoro comincia domani e che, prima di domani, bisognerà sapere quale sarà l'impegno di Lavoro e Società nella prossima consultazione. Siamo per la bocciatura dell'accordo, anche se questo aprirà lo scontro in CGIL ???
9 settembre 2007
Coordinamento RSU
|
|
|