Pensioni più basse e lavoro sempre più precario

Appello per un’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori. No all’accordo del 23 luglio su pensioni e lavoro precario

(9 settembre 2007)

Il 23 luglio scorso il Governo Prodi ha firmato con Cgil-Cisl-Uil e Confindustria un protocollo d’intesa che, se trasformato in legge, peggiorerà notevolmente le condizioni di vita e di reddito dei lavoratori e delle lavoratrici, ancor di più se precari.

Gli scalini: peggio dello scalone. La trappola dello scalone di Maroni viene diluita nel tempo introducendo un sistema di “scalini” con i quali i requisiti per andare in pensione aumenteranno finché dal 2013 occorreranno 36 anni di contributi e 61 anni di età, oppure 35 di contributi e 62 anni di età. Non solo lo scalone non viene abolito ma a regime l’età pensionabile viene aumentata rispetto alla riforma Maroni.

L’imbroglio dei lavori usuranti.Per i lavoratori che svolgono mansioni usuranti è previsto uno anticipo di 3 anni per l’età pensionabile, MA i fondi stanziati coprono solo 5000 lavoratori all’anno, e quindi verrà stilata una graduatoria per poter accedere alla pensione. Inoltre a regime anche i lavoratori “usurati” dovranno attendere i 58 anni, quindi la situazione è peggiorativa rispetto a quella attuale.

Revisione dei coefficienti: pensione più bassa per tutti! Dal 1° gennaio 2010 saranno diminuiti fra il 6 e l’8% (a seconda dell’età di pensionamento) i coefficienti di trasformazione, ovvero di altrettanto diminuirà l’importo della pensione rispetto all’ultimo stipendio percepito. Inoltre i coefficienti verranno rivisti ogni 3 anni e fissati per decreto.

Straordinari a tutto spiano! Viene eliminata la contribuzione maggiorata che oggi è caricata sulle ore straordinarie. In questo modo gli straordinari costeranno come le ore ordinarie, con la ovvia conseguenza che le aziende pubbliche e private ne faranno ancora più massicciamente ricorso, invece di assumere nuovo personale.

Aumenta il lavoro precario. Alla faccia della tutela dei più giovani, la legge 30 rimane sostanzialmente immutata: i contratti co.co.pro. e lo staff leasing vengono mantenuti; i limiti imposti ai contratti a termine sono ridicoli, perché potranno essere rinnovati dopo 3 anni di occupazione nella stessa azienda: basterà farlo presso l’Ufficio del Lavoro alla presenza di un sindacalista, e non ci sarà nessun obbligo di trasformazione a tempo indeterminato. Nulla cambia per i contratti interinali, che rimangono privi di vincoli. Non è prevista alcuna significativa continuità di reddito, sganciata dalla prestazione lavorativa, per i precari nelle aziende, negli enti pubblici e nelle cooperative.

Bisogna impedire che queste norme, che verranno inserite nella prossima finanziaria, diventino legge. Chiediamo che venga indetto un referendum con voto segreto e certificato, con i rappresentanti del sì e del no all’accordo, con regole trasparenti e democratiche, per far esprimere tutti i lavoratori e le lavoratrici sia a tempo indeterminato, precari e migranti. Dalle prime notizie purtroppo sembra che, ancora una volta, Cgil-Cisl-Uil non abbiano intenzione di promuovere una consultazione democratica.

A Brescia si è costituito un Comitato contro questo accordo che ha già raccolto più di 1000 firme di lavoratori e lavoratrici. Per discutere e organizzare le prossime iniziative è stata indetta una

Assemblea dei lavoratori, delle lavoratrici e dei precari
Sabato 29 settembre alle ore 9.30
presso la sala Piamarta, via San Faustino 70 a Brescia


per adesioni: noaccordo@libero.it

Comitato contro l’accordo del 23 luglio