La precarietà imbarbarisce
Al forum «Sbilanciamoci» è protagonista il mondo del lavoro. Dove i contratti atipici coprono una percentuale sempre più alta, azzerando le prospettive per il futuro di intere generazioni. E favorendo risposte deboli, solitarie, disperate. Che è poi la radice dell'insicurezza sociale su cui specula il «partito dell'ordine»

 
E' il segretario della Fiom Gianni Rinaldini a tracciare il quadro più realistico di ciò che sta accadendo nel paese e non solo nei luoghi di lavoro. Il suo intervento ha messo in luce ancora una volta l'ampiezza effettiva dello scollamento tra politica e società. E il forum Sbilanciamoci sta confermando la drammaticità di questa separatezza. Pochi, tra i politici, stanno cercando di ridurre questa distanza. Tra questi Gianfranco Bettin, dei Verdi, secondo cui come «la catastrofe non incombe, è già in corso e ha tempi che sono i nostri ma anche geologici, storici»; e perciò «le uniche utopie che oggi valgono sono quelle concrete. Che vuol dire fare un grande sforzo culturale». Tradotto su Porto Marghera significa che cambiare il sistema produttivo di questo insediamento è «centrale quanto cambiare i nostri stili di viti, la nostra mobilità, il tempo libero». Tradotto nelle fabbriche, o in genere nel lavoro - lo dice bene Rinaldini - significa «partire dall'assunto che siamo dentro processi non solo in Italia ma nel mondo di assoluta radicalità». E se è così, se cioè «siamo in una fase in cui il capitalismo esprime il massimo della sua potenza e egemonia su base planetaria, va anche detto che siamo agli inizi di sconvolgimenti tremendi».
Rinaldini quindi sottolinea, come già altri in questi giorni a Marghera, che «la precarietà, da non confondere con flessibilità, è ormai la condizione complessiva di lavoro e di vita. Ed è una condizione che attraversa tutti i paesi. E' una precarietà in entrata con la molteplicità dei rapporti di lavoro, che passa attraverso la molteplicità nella gestione dei rapporti di lavoro e nella gestione unilaterale, cioè da parte del padrone, dell'orario di lavoro». Siamo dunque tornati ad una situazione in cui il lavoro è diventato merce. «Il dramma - insiste - è che oggi noi per la prima volta non siamo in grado di prospettare alle giovani generazioni un miglioramento delle loro condizioni. Ed è questa insicurezza che sta alla base di risposte di chiusura che seguono spesso gli istinti più bassi». Sulla manifestazione del 20 ottobre Rinaldini ribadisce di non capire «le titubanze e le discussioni nella sinistra. Che ci sia un gioco da parte di chi sta già provando a modificare questo assetto politico è evidente, ma pensare di individuare il colpevole nel 20 ottobre, mi sembra davvero fuoriluogo».
Dopo un intervento ironico, accolto con favore dalla platea, dell'ex direttore generale dell'Iri Duccio Valori, hanno preso la parola per le conclusioni due sottosegretari, Paolo Cento e Alfonso Gianni. Per Cento «il modello Nordest è stato per lungo tempo una stretta camicia ideologica che ha raso al suolo le politiche sociali. L'ideologia dell'impresa è diventata dominante anche nella pubblica amministrazione, trasformando i servizi in prodotti». Gianni invece ha sottolineato che «bisogna usare ogni misura per colpire la rendita finanziaria. La finanziarizzazione dell'economia è una delle cause del declino industriale italiano. Finché le tasse sul lavoro saranno più gravose di quelle sulla rendita, per qualsiasi imprenditore sarà più conveniente investire in borsa piuttosto che sull'azienda». Gianni ha rilanciato con forza l'idea di un'aliquota sulle rendite finanziarie «almeno del 20%», sottoscrivendo quindi uno degli obiettivi della campagna Sbilanciamoci per la Finanziaria 2008, che propone un'imposta del 23%.