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Genitori e docenti delusi
da Fioroni
La protesta: il decreto
ripristina il tempo pieno ma «solo nei
limiti dell'organico di diritto» in forze
Giusi Marcante
Bologna
«Un esempio di pubblicità
ingannevole». È questa la reazione
dell'assemblea delle scuole bolognesi alle
prime notizie in arrivo da Roma con il
ministro Giuseppe Fioroni che parla di
ripristino del tempo pieno. I genitori e gli
insegnanti che compongono questo
coordinamento nato quattro anni fa per
opporsi alla riforma Moratti si aspettavano
molto dal cambiamento del governo e adesso
sono delusi. Ieri si sono riuniti e sabato
prossimo parteciperanno (e interverranno) al
convegno indetto dalle organizzazioni
bolognesi di categoria di Cgil Cisl e Uil
intitolato proprio «La scuola a tempo pieno
guarda al futuro» dove sono attesi lo stesso
ministro e anche la collega Rosy Bindi. I
membri del coordinamento diranno che ben
poco è stato fatto per dare sostanza alle
parole e che quello sull'operato del governo
è «un triste bilancio». A far arrabbiare
genitori e insegnanti è soprattutto il fatto
che, se da una parte il decreto legge varato
ieri in consiglio dei ministri «riconosce il
modello a tempo pieno tradizionale» abrogato
nel governo Berlusconi, contemporaneamente
«stabilisce che esso sarà concesso solo nei
limiti dell'organico di diritto dell'anno
precedente». Come dire che le parole stanno
a zero se non c'è l'investimento economico.
Lo scorso marzo in difesa della scuola
pubblica e di questa organizzazione
dell'orario, proprio a Bologna scesero in
piazza alcune migliaia di persone, un corteo
nazionale che a quasi un anno di distanza
dall'insediamento di un governo che si
credeva amico fu un segnale di cui non
potevano non tenere conto neanche i
sindacati confederali. Romano Prodi disse
poi che era alle porte una norma per
riconoscere il tempo pieno e soddisfare le
richieste. Ma già ad agosto la commissione
tesoro e bilancio discutendo del decreto
Bersani ter ( dal quale è stata stralciata
la parte annunciata ieri dal ministro) aveva
obiettato che la spesa era eccessiva
introducendo proprio il limite dell'organico
di diritto, senza dimenticare che non si
faceva minimo accenno alla contitolarità
degli insegnati e alle quattro ore di
compresenza. «Così a iter concluso nelle
vetrine mediatiche il presidente del
consiglio dirà di aver ripristinato il tempo
pieno, mentre le finanziarie continueranno
ad erodere personale docente in nome della
compatibilità di bilancio», dice Giovanni
Cocchi insegnante del coordinamento mentre
per Marina D'Altri che è una mamma quella
annunciata dal ministro è «una formula
vuota». Il tempo pieno continua ad essere
molto richiesto. A Bologna e provincia,
anche grazie alla mobilitazione serrata che
ha coinvolto il coordinamento e i sindacati,
sono state mantenute le 918 sezioni
esistenti ma per altre 152, per cui c'era
stata la richiesta, la soluzione è quella
dei pacchetti di ore. «Con il risultato che
per i bambini arrivano ad esserci anche
sette, otto figure di adulti di riferimento
e la maggioranza sono insegnanti precari»,
dice Sandra Soster della Flc-Cgil bolognese.
«Continueremo a mobilitarci fino a quando il
tempo pieno non verrà assicurato per legge a
tutti coloro che ne facciano richiesta», ha
scritto l'assemblea dopo la riunione di ieri
«cioè fino a quando non diventerà un diritto
di tutti e non un terno al lotto». E
genitori e insegnanti sono andati anche la
settimana scorsa alla Festa dell'Unità a
ricordare a Fioroni che il programma
dell'Ulivo proprio su questo punto è finora
largamente inapplicato. Il ministro ha
risposto che a breve ci sarebbero state
delle novità. Non quelle però che si
augurava il movimento cresciuto nella città
dove le prime sezioni a tempo pieno nacquero
nell'anno scolastico 1968/69 grazie
all'intuizione di Bruno Ciari e del suo
programma di Mongardino.
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