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Zastava di Kragujevac Una importante esperienza di resistenza operaia che ha attraversato una guerra, il bombardamento della fabbrica e la devastazione ambientale, economica e sociale del territorio, gli enormi sacrifici per sostenere con fatica e caparbiamente la speranza e la possibilità di una ricostruzione resistendo ai vari tentativi di liquidare il sindacato nella fabbrica. Una esperienza che ha resistito fino ad oggi (con successi alterni) alla privatizzazione ed allo spezzettamento in tante piccole realtà di una entità industriale complessa che solo nel mantenimento della sua unità, progettuale ed industriale, poteva e può ancora sperare in un futuro industriale solido e duraturo, e che ha retto anche recentemente ai tentativi di liquidare il personale esuberante (ora collocato in una specie di cassa integrazione) non altrimenti impiegabile senza un maggiore impegno per la ricostruzione. Impegno che fino ad ieri era garantito a parole anche dai progetti del Governo Serbo, così come pure era garantito il mantenimento della titolarità degli esuberi in attesa di ricollocazione e reimpiego. Il Governo Serbo ha ora deciso di non sostenere più la permanenza in cassa integrazione di 4500 lavoratori della Zastava. Una notizia già grave di per se ma che è probabilmente solo il primo passo di una strategia che punta alla liquidazione di questo importante sito industriale ed alla fine di quelle speranze di ricostruzione per cui in tanti, alla Zastava e nel territorio, hanno creduto e lottato fino ad oggi. Ma non si spiegherebbe la scelta del Governo Serbo senza le forti pressioni degli speculatori locali e dei capitali stranieri che si sono fino ad ora proposti di rilevare singole parti di quello che fino al 1999 era il gruppo Zastava, e che (interessati come sono solo o prevalentemente alle strutture fisse ad ai terreni) non intendono accollarsi i costi sociali ed occupazionali che una loro eventuale acquisizione comporterebbe. Sopratutto non intendono sopportare la forte presenza di una organizzazione sindacale dei lavoratori nelle grandi fabbriche Serbe con le quali sarebbero costretti a negoziare tutele salariali e normative che intendono invece cancellare. I lavoratori della Zastava hanno risposto durante il mese di agosto con uno sciopero generale e diverse manifestazioni davanti alle più importanti sedi istituzionali. Una ventina di lavoratori in Cassa integrazione hanno poi condotto uno sciopero della fame. Come era facile prevedere la pressione del Governo è stata forte ed ha lavorato su due fronti. Da un lato sostenendo l'idea che ogni futura possibilità di ricollocazione occupazionale e di conversione industriale fosse dal punto di vista economico insostenibile, e dall'altro attaccando direttamente il fronte più debole della resistenza operaia (l'organizzazione dei cassa integrati) offrendo compensi economici (2 - 3.000 euro) a quei lavoratori che accettavano di licenziarsi. In molti, tra i lavoratori in Cassa integrazione, hanno accettato l'offerta. Da 7 anni senza reddito, coinvolti in battaglie sindacali durissime e difficili con pochi risultati sul piano occupazionale, e costretti a vivere, assieme alle loro famiglie, in condizioni di sempre maggiore indigenza e povertà, in molti hanno visto nella offerta economica del Governo la possibilità di risolvere alcuni dei loro problemi materiali più urgenti, a partire dal pagamento dei numerosi debiti contratti in questi anni per sopravvivere. La conclusione di questa vertenza porta con se quindi anche una pesante sconfitta della resistenza sindacale allo smantellamento dell'unità produttiva, anche se la battaglia è in verità ancora tutta aperta, lunga e difficile. Mai come ora quindi il sindacato dei lavoratori della Zastava ha bisogno della solidarietà di tutto il mondo del lavoro, sia Serbo che internazionale. Come in molti sanno come Coordinamento Rsu siamo stati tra i primi (in aperta critica alla assurda posizione di Cgil Cisl Uil sulla "contingente necessità" di quei bombardamenti) a sostenere la resistenza di questi lavoratori attivandoci immediatamente dopo il bombardamento della fabbrica nel marzo del 1999 attraverso l'organizzazione di aiuti materiali (medicine, prodotti per l'igiene ecc) raccolti grazie all'impegno di molti lavoratori e delegati di luogo di lavoro. Una esperienza che è poi continuata e continua, assieme ad altri, con l'organizzazione della campagna di adozioni a distanza a favore dei figli dei lavoratori della Zastava rimasti senza lavoro e senza reddito a causa del bombardamento. Un impegno che ora continua ed è gestito unitariamente a tante altre realtà nell'Associazione "Non bombe ma solo Caramelle Onlus".
Ben poca cosa rispetto alle necessità sorte nella devastazione prodotta dalla guerra (la Zastava occupava 36.000 lavoratori il cui reddito sosteneva l'economia di una provincia con 250.000 abitanti) ma che ha sicuramente contribuito fino ad ora alla tenuta di questi lavoratori in questi lunghi e difficili sette anni di lotte.
L'esperienza appena conclusa (la liquidazione del fronte di lotta dei cassaintegrati) dimostra come si sia più in generale aperta in Serbia (sopratutto nei confronti delle grandi aziende, quelle più sindacalizzate) una vera e propria offensiva che ha come obiettivo la liquidazione della resistenza operaia, passaggio fondamentale per chi punta alla privatizzazione dell'industria. Così come la guerra, con i suoi bombardamenti, ha messo in ginocchio i lavoratori, ora con le privatizzazioni, con lo spezzatino industriale si punta a liquidare l'unica forza (quella sindacale) che nonostante i disastri della guerra è riuscita fino ad ora a tenere vivi gli obiettivi di una ricostruzione che puntasse anche al ripristino ed al rispetto dei diritti dei lavoratori. Il mercato capitalistico si vuole appropriare anche di quel mercato e di quella forza lavoro, ma la vuole precaria, disponibile, a bassi costi economici e sociali, e quindi non organizzata.
Ancora più di prima è quindi necessario in questa fase non fare venire a meno la solidarietà del mondo del lavoro italiano ad una lotta che si fa ora ancora più difficile. Per questo invitiamo i numerosi lavoratori singoli e luoghi di lavoro che hanno attivato collettivamente una o più adozioni a distanza a favore di queste famiglie a continuare in questa esperienza di solidarietà concreta e materiale e di attivarsi perchè dalle Rsu e dai luoghi di lavoro venga fatta giungere a questi lavoratori la solidarietà del mondo del lavoro Italiano alla loro difficile lotta.
Prossimamente forniremo notizie ed informazioni più dettagliate sull'evolversi della situazione
per tutte le informazioni sulla situazione della Zastava, sulle esperienze di solidarietà che sono oggi aperte, potete visitare la pagina sul sito del coordinamento Rsu che tra l'altro, contiene anche tutti i materiali sulle iniziative che contro quella guerra sono state messe in campo dal mondo del lavoro in Italia --------> vai alla pagina
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