Roberto Pizzuti:
«Lezione Usa: occhio a giocare coi fondi pensione»


Il prof. di economia sul crack dei mutui immobiliari

Felice Roberto Pizzuti è professore ordinario di economia pubblica all'Università La Spaienza di Roma. Liberazione lo ha intervistato in merito alle cause e alle possibili conseguenze del crollo del mercato dei mutui negli Stati Uniti. Le Borse mondiali stanno reggendo l'urto del fallimento di alcuni istituti specializzati, ma l'allarme non è cessato. Conviene comunque partire dall'inizio.

Professore, da dove parte il crac?
Beh, innanzitutto direi che parlare di crac è forse un'esagerazione. Sicuramente c'è un problema dei multi e in particolare dei subprime, cioè quei mutui rivolti a creditori non particolarmente sicuri e che quindi presentano un rischio di recupero. Ecco, questo è successo perché è stata data la possibilità di suddividere il rischio: i prestiti venivano rivenduti ad altre società finanziarie e ripartiti. E con loro il rischio, che così si moltiplica.

Perché adesso molte di queste società stanno fallendo?
Perché il problema del rischio è diventato reale nel momento in cui i tassi sono cresciuti e i valori delle case su cui i mutui sono stati accesi si sono ridotti. È venuta meno la base di sicurezza, che è la prioprietà immobiliare. La bolla negli Stati Uniti si sta in qualche modo sgonfiando e stanno venendo al pettine i nodi della finanziarizzazione troppo diffusa e affidata a studi rischiosi.

Per adesso il problema rimane finanziario. C'è la possibilità che intacchi anche l'economia "reale"?
Il problema diventerebbe tale se questa estensione a macchia d'olio di crediti non recuperati arrivasse alle banche ordinarie. Se fallisce un istituto finanziario specializzato è un conto, se fallisce una banca il fallimento si estende all'economia reale perché i creditori non avrebbero più nulla da riscuotere. Ma siamo molto lontani da uno scenario di questo genere.

L'economia pubblica statunitense corre qualche rischio? Sappiamo che gli Usa hanno un debito pubblico molto elevato...
Beh, certo se la cosa si estendesse ci sarebbe una crisi finanziaria enorme. Ma siamo lontani da una cosa del genere, perché fintanto che c'è fiducia nell'economia reale la crisi rimane circoscritta. Sì, è vero gli Usa hanno un debito verso l'estero, ma è un problema di natura reale connesso al tipo di sviluppo che hanno avuto.

E per quanto riguarda i possibili riflessi in Europa e in Italia? Quali scenari vedi?
In italia non credo che ci saranno riflessi, anche per quanto riguarda la bolla immobiliare, perché siamo più indietro. La crescita dei prezzi delle case si è arrestata, anche se nel frattempo i tassi sono cresciuti e la politica monetaria della banca centrale sembra assecondarne il rialzo. In Europa il problema si è mostrato in Germania, ma non ha avuto ancora dimensioni poi così rilevanti.

Quanto sono diffusi in Italia i subprime?
Molto meno che negli Stati Uniti. Certo, una considerazione si potrebbe fare: in questi mesi stiamo diffondendo i fondi pensione e c'è chi ritiene che dovrebbero investire in attività più redditizie e quindi più rischiose. Ecco, l'insegnamento che ci sta arrivando non dovrebbe portarci ad affidare in maniera eccessiva il risparmio in mano alla speculazione.Soprattutto il risparmio previdenziale che, avendo una natura ben diversa da quello finanziario, dovrebbe essere usato in maniera molto diversa.

Negli Stati Uniti anche i fondi pensione sono finiti nel calderone?
Sì, il meccanismo dei prestiti affidati e ripartiti su istituti finanziari trova negli Usa un riferimento proprio nei fondi pensione, a volte non molto sicuri. In Italia c'è maggior controllo, ma ciò non toglie che quando la Borsa perde anche il risparmio previdenziale rischia.

Intanto le famiglie occidentali si indebitano. In Inghilterra ne hanno contate 8 milioni...
Negli Usa esiste già da tempo il fenomeno dei fallimenti delle famiglie, in Europa ancora non è così diffuso. Se negli Usa si avverte con maggiore pericolo il fenomeno è perché è già arrivato più avanti. C'è da stare attenti che anche in Europa si arrivi a questi livelli.


An. Mil.


08/08/2007