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La Cgil firma e si lega le mani
Le riserve di Epifani sul protocollo welfare
si riducono a un asterisco, senza alcuna
conseguenza. La Uil apprezza, la Cisl non ne
ha mai abbastanza. Fiom e Rete 28 aprile
ribadiscono il no all’accordo, anche sulle
pensioni
Manuela Cartosio
Tanto tuonò che non piovve. La Cgil firma il
protocollo sul welfare per intero, allegando
non delle robuste riserve ma un minuscolo
asterisco. In una lettera all’acqua di rose
a Prodi il massimo che Guglielmo Epifani si
concede è ribadire che su alcuni aspetti
«specifici ma rilevanti» delle politiche del
lavoro il protocollo compie scelte secondo
la Cgil «inadeguate e contraddittorie». Le
elenca (contratti a termine, straordinari,
staff leasing, previdenza agricola), le
definisce «forzature» operate dal presidente
del consiglio e le archivia.
Nulla segue, infatti, allo scontento della Cgil. Delusione cocente per chi, dentro e fuori il maggior sindacato italiano, sperava che la Cgil, scontato il sì al protocollo, si tenesse almeno le «mani libere» per la «battaglia d’autunno». Le mani la Cgil se le è legate. Nella missiva il segretario generale non accenna neppure obliquamente a iniziative di lotta per migliorare il protocollo, quando questo arriverà in parlamento. Per un verso è il prezzo che Epifani paga a Cisl e Uil per poter fare a settembre la consultazione unitaria tra i lavoratori sull’accordo. Per un altro verso, è ovvio che Epifani era al corrente della nuova lettera di Prodi, questa volta indirizzata alla sinistra, benignamente autorizzata a «mobilitarsi» purché resti «leale» al governo. Quella di Epifani è una resa incondizionata. Ha vinto il Pd che si ritrova in casa. Il novello Partito democratico conta solo quattro o cinque membri nella segreteria della Cgil ma - evidentemente - pesano parecchio. Ha vinto la «cultura» e il «modello» sindacali della Cisl, che tanto piacciono al Pd, e infatti il marchio sull’accordo del 23 luglio è quello di Bonanni. Che ieri ha tubato, guarda caso, con Casini. Il leader centrista, superata la prova anti-doping, ha dichiarato che l’Udc apprezza un accordo che tutto sommato non smantella le «riforme» fatte dal precedente governo. Pur dall’opposizione, ha fatto intendere Casini, in parlamento l’Udc guarderà con occhio benevolo alla traduzione in legge del protocollo sul welfare. Vivo compiacimento del sottosegretario Enrico Letta, grande preoccupazione di Giovanni Russo Spena (Prc) che avverte: «Nessuno pensi di sostituire i voti della sinistra radicale con quelli dell’Udc. In Senato non basterebbero. E comunque l’operazione sarebbe letale». Per il governo Prodi, sottinteso. Al consiglio dei ministri di oggi il ministro del lavoro Damiano illustra l’accordo del 23 luglio. Franata la sponda della Cgil, difficile che in quella sede la sinistra radicale morda. La «banda dei quattro» si è già sciolta. Mussiani e Verdi digeriranno un accordo digerito dalla Cgil. Il Pdci annuncia, sempre per l’autunno, la campagna contro la precarietà «Se tre anni vi sembran pochi». E’ soprattutto Rifondazione a essere attesa al varco. Epifani soccombendo (forse) ha ricucito con Cisl e Uil. Di certo ha allargato il fosso che lo separa dalla sinistra interna alla Cgil. Il segretario dalla Fiom Gianni Rinaldini conferma la sua contrarietà «sull’insieme dell’accordo», compresa la sostituzione dello scalone previdenziale con gli scalini. Ribadisce la necessità che a settembre l’accordo sia sottoposto a referendum (si evince che su un referendum aperto ai non iscritti non c’è l’ok di Cisl e Uil). Per Giorgio Cremaschi, leader della Rete 28 aprile, l’adesione autocontraddittoria della maggioranza della Cgil al protocollo rafforza le ragioni del no. «Gli accordi si firmano o non si firmano. Il resto non conta. Solo il no a un accordo lo può far cambiare». Garantito al limone l’impegno della Rete 28 aprile a fare campagna per il no quando ci sarà la consultazione di lavoratori e pensionati. Ancor prima che si conoscesse la lettera di Epifani a Prodi, da Morena Piccini era arrivato il richiamo al centralismo democratico. A rappresentare la Cgil nelle assemblee saranno i funzionari in linea con il direttivo che ha approvato a maggioranza l’accordo del 23 luglio. La regola - è sottinteso - varrà anche per la Fiom che a settembre quasi certamente l’accordo lo boccerà a maggioranza. Il segretario della Uil Angeletti si ritiene soddisfatto della firma della Cgil e dà il suo via libera alla consultazione unitaria. Il vicesegretario della Cisl Baretta vuol toccare con mano la capitolazione della Cgil: «Anche una sola ambiguità renderebbe impossibile la consultazione unitaria». |