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Chiriaco (Flai) su
triennio e secondo livello: adesso la Cgil
non deve cedere
«Smontano il contratto
nazionale per cancellare il sindacato»
Antonio Sciotto
La Flai Cgil, categoria
degli agroindustriali, ha siglato la scorsa
settimana - insieme a Fai Cisl e Uila, con
Federalimentare - il rinnovo del contratto
di 400 mila operai delle industrie
alimentari, il secondo settore del
manifatturiero dopo quello metalmeccanico.
Potrebbero sembrare semplici «cronache
sindacali», ma come ci spiegherà il
segretario generale Franco Chiriaco, il
contenuto salariale spuntato ha
un'importanza ben più generale. Si sono
ottenuti infatti 108 euro di aumento per 14
mensilità, mantenendo ferma la barra del
biennio contro le imprese che chiedono
allungamenti (e dunque una diluizione
dell'aumento), dando tra l'altro un ottimo
assist agli stessi meccanici, impegnati da
settembre nel rinnovo (chiedono 117 euro per
13 mensilità, più 30 per chi non fa
contratti integrativi).
Adesso si parla di allungare i contratti a tre anni: lo vogliono Cisl e Confindustria, ma ha aperto anche il ministro Damiano. Voi però avete firmato un biennio. Noi abbiamo mantenuto la struttura del patto del '93 e, soprattutto, abbiamo rispettato la confederalità alla base della Cgil. All'ultimo Congresso si sono stabilite precise regole e si era affermato che nessuno avrebbe potuto violarle se prima non ci fosse stata una decisione comune, confederale. Al contrario, vedo che i postali hanno allungato il contratto a tre anni, e il turismo è arrivato a 4. I chimici poi hanno fatto deroghe al nazionale. Ma non è solo una questione di principio. Tutti sono bravi ad allungare la durata, il problema è quale contropartita hai a fronte. Se ottieni in 3 o 4 anni quanto avevi con il biennio, allora a perderci sono solo i lavoratori, ed è chiaro che - come sta accadendo - la Confindustria si spertichi in lodi per la «modernità» di questi contratti. Comunque la settimana scorsa anche Mauro Guzzonato, che è il segretario Cgil responsabile della Contrattazione, ha detto sì a un possibile allungamento. Sì, dice, perché alcune categorie starebbero imponendo «modifiche striscianti». Ma perché allora vengono avallate? Io non ricordo che si sia fatto un punto comune per fare aperture di questo genere. Anzi, il 10 luglio ho mandato una lettera ufficiale proprio a Guzzonato per chiedere un incontro con tutte le categorie, in modo da discutere quello che sta succedendo. Mi è stato risposto che non è il caso perché siamo in estate, e che si rimanda a settembre. Ma intanto, mentre alcune categorie derogano, altre come la Funzione pubblica confermano il biennio: aprendo al triennio, giustamente, solo se ci saranno risorse per coprire un aumento vero. Così noi e i meccanici, insistiamo sulla garanzia del potere d'acquisto. E non è che la Flai sia immobilista: da 5 anni proponiamo che si può anche allungare, ma se a fronte le imprese accettano un riallineamento automatico nel caso in cui l'inflazione reale superi il tasso negoziale. Altrimenti io non dò un anno in più gratis. Si attenta al contratto nazionale. Sì, per cancellare l'idea stessa di confederalità. Il sindacato come lo conosciamo oggi, fondato sull'universalità e la confederalità, è nato proprio con il contratto nazionale. Si vuole rendere marginale il nazionale per dare più spazio al secondo livello: ma quando poi ci saranno solo contratti aziendali, sparirà anche il sindacato, come è accaduto in Inghilterra. Dobbiamo renderci conto che fa l'integrativo solo il 30% delle aziende: mettere in soffitta il contratto collettivo è un danno per la gran parte dei lavoratori. Ma è una direzione presa anche dal governo, e da certe forze politiche: incentivare il secondo livello, così come decontribuire gli straordinari, non fa altro che indebolire la tutela universale, dicendo sì a un allungamento incontrollato della settimana lavorativa. Leggo che il confindustriale Bombassei afferma che il nazionale deve garantire solo 4-5 cose, e il resto lo farà il secondo livello. Appunto: vogliono proporre questo modello e conquistare anche la Cgil per «normalizzarla». Ma non è questo il nostro sindacato. |