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A Bs non passa il documento
della maggioranza nazionale sull’accordo con il Governo
PENSIONI, LA CGIL SI SPACCA
Bocciata anche la proposta di Fenaroli di una consultazione unitaria
con CISL-UIL
L’accordo tra governo e sindacati su previdenza, lavoro e
competitività è stato bocciato ieri dall’assemblea dei delegati
bresciani della Cgil. Dopo una mattina di discussione, aperta ieri
nella sala della Camera di commercio dal segretario della Camera del
Lavoro, Marco Fenaroli, quando si è giunti alla conta, il documento
alternativo, presentato da Fausto Feltrami, che chiede di bocciare
l’intero accordo, ha totalizzato 161 voti. Al documento presentato
da Marco Fenaroli, critico su alcuni punti, ma nella sostanza
favorevole ad un accoglimento dell’intesa, sono andati 138 voti.
L’area sindacale che si riferisce alla Rete 28 Aprile ha dunque
segnato un punto importante a suo favore, schierando ancora una
volta la Cgil breciana sul fronte del no nazionale. L’annuncio della
bufera era venuto in mattinata da alcuni delegati e, soprattutto da
Laura Tonoli, segretaria dei tessili, la quale aveva parlato di
“accordo pessimo”, fatto “a fabbriche chiuse, senza aver mai
misurato i rapporti di forza”, di esigenza di “uno sciopero
generale”, di sostanziale “adesione al Patto per l’Italia”, di
“snaturamento della Cgil” e di “necessità di riaprire la
trattativa”.
La chiamata a raccolta dei no è poi stata fatta, con un intervento
appassionato, da Fausto Feltrami, il quale ha attaccato la Cisl,
accusandola di aver “deciso di rifiutare il confronto” in
un’assemblea, quella di ieri, che avrebbe dovuto essere unitaria.
“La Cisl – ha detto Feltrami- privilegia modalità organizzative che
hanno qualcosa di autoritario”. Secondo Feltrami, che è membro della
segreteria confederale, dopo una trattativa “ipercentralista” e dopo
aver registrato che “i vincitori del confronto sono Padoa Schioppa”,
definito sprezzante il “banchiere del Governo” e Montezemolo, la
Cgil “ha bisogno di una discussione di tipo congressuale”. Dunque,
fuoco incrociato sul quartier generale, sulla Cisl e sul Governo,
che dall’assemblea dei delegati della Cgil esce non certamente come
una coalizione amica.
Il confronto di ieri mattina ha messo allo scoperto anche differenze
politiche che agitano la balena rossa, alla vigilia della nascita
del PD. Feltrami nel suo intervento ha fatto presenti le pressioni
di alcune aree di governo, che avrebbero condotto ai risultati
conosciuti. A rispondergli a muso duro è stato Giovanni filippini,
il quale ha detto “sono fantasie quelle avanzate da chi ritiene che
il nascente Partito Democratico tenti di normalizzare la Cgil”. “
Restringiamo – ha proseguito G. Filippini- frequenti invasioni di
campo di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani, che con
presunzione indicano al sindacato cosa deve fare. Vi rispondo – ha
detto concludendo Filippini a chi critica il Partito Democratico –
come Totò: ma fatemi il piacere”.
A Susanna Camuso, venuta da Milano per ascoltare la base, non è
restato che tornarsene nella sede meneghina della Cgil con un no nel
sacco.
Pragmatico, interlocutorio, prudente, Marco Fenaroli aveva dato il
via ai lavori muovendosi sul terreno minato dell’accordo con
circospezione, valorizzando le posizioni raggiunte e piantando
bandierine rosse sui punti negativi. Puntuale nei conti, scevro da
qualsiasi tentazione demagogica, convinto che il primo compito del
segretario della Camera del Lavoro sia quello di “dare ragione ai
lavoratori”, Fenaroli esce dal confronto senza scontare una
sconfitta personale, ma registrando che il voto bresciano è caduto
nella Rete 28 Aprile, che in un volantino distribuito all’ingresso
dice “ Solo il no all’accordo permetterà di conquistare e difendere
i diritti che ci spettano”.
Fenaroli in esordio, aveva sottolineato i lati positivi dell’intesa
romana, a cominciare dagli aumenti alle pensioni minime, dal
raggiungimento di parametri migliori per le future pensioni dei
giovani, da migliori condizioni per le giovani generazioni. Il
segretario non aveva mancato di evidenziare i “punti dolenti”,
definendo in sintesi, la parte sugli scalini “un pasticcio
illeggibile socialmente”. Le sue argomentazioni e quelle di altri
delegati e segretari di categoria che lo hanno seguito non hanno
spostato di una virgola gli equilibri. E così l’accordo, da alcuni
definito “pessimo”, da altri “deludente”, da altri “blindato” e da
altri ancora “umiliante” è stato respinto.
La bocciatura è quella che è e rimane, come una pietra pesante sul
futuro cammino della Cgil bresciana e sui suoi rapporti con Cisl e
Uil. Marco Fenaroli aveva proposto di andare ad una consultazione
unitaria, senza nascondere pregi e difetti dell’intesa, ma senza
pregiudizi. Ieri ha vinto il fronte del no e a settembre tutto sarà
più complicato, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con le
altre confederazioni.
Silvano Danesi Giornale di Brescia 28 luglio 2007
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