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Si è svolta oggi 27 luglio
l'Assemblea Territoriale dei delegati e dei pensionati della Cgil
bresciana per esaminare l'esito della trattativa sulla previdenza,
il mercato del lavoro e la cosiddetta competitività. La relazione
introduttiva è stata tenuta dal neoeletto segretario generale della
Camera del Lavoro Marco Fenaroli e l'intervento conclusivo da
Susanna Camusso, segretaria generale lombarda. Sono intervenuti 19
tra dirigenti sindacali e delegati dando vita ad un impegnativo
dibattito che è entrato nel merito di tutti i punti dell'intesa.
A conclusione dell'Assemblea sono stati messi in votazione 2
documenti alternativi.
Uno presentato dal nuovo segretario generale Marco Fenaroli, l'altro
dal segretario Cgil di Brescia Fausto Beltrami, unitamente ad una
quarantina tra delegati e dirigenti sindacali territoriali.
L'assemblea ha approvato il documento presentato da Fausto Beltrami
con 161 voti e ha respinto il documento presentato da Marco Fenaroli
che con 138 voti, mentre 9 sono stati gli astenuti. Anche il
documento del segretario generale contiene alcuni rilievi critici di
merito. La differenza fondamentale tra i due documenti sta nel
giudizio politico sull'intesa. Mentre il documento di Fenaroli non
lo esprime, il documento di Beltrami esprime un giudizio
complessivamente negativo, afferma che l'intesa non è accettabile e
che occorre riaprire la trattativa e pone l'esigenza di riprendere
al più presto i rapporto con i lavoratori, a partire da un
referendum vincolante.
DOCUMENTO CONCLUSIVO ATTIVO DEI DELEGATI BRESCIA 27.07.2007
Il documento unitario Cgil Cisl Uil – che ha avuto il limite di non
essere una piattaforma adeguatamente sostenuta dalla consultazione
democratica dei lavoratori e dei pensionati - poneva comunque grandi
questioni che avevano al centro la valorizzazione del lavoro, dello
Stato sociale e di uno sviluppo economico più qualificato.
A Brescia le assemblee dei lavoratori, gli scioperi di numerose
fabbriche metalmeccaniche e dell'industria, lo sciopero proclamato
da Cgil, Cisl e Uil, avevano sottolineato l'importanza di alcuni
elementi, quali il pensionamento immediato dopo i 40 anni
contributivi ed un trattamento pensionistico adeguato per i più
giovani.
E' mancato però a livello nazionale il pieno coinvolgimento e la
necessaria mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori. È
questa la principale anomalia di una trattativa che ha registrato la
subalternità del sindacato rispetto al Governo ed ai centri di
potere economico e finanziario che hanno costantemente vincolato
ogni accordo a ristrette compatibilità di spesa.
Alcuni parziali risultati sono stati ottenuti. È questo il caso dei
capitoli che riguardano la difesa del potere di acquisto delle
pensioni basse ed i miglioramenti, compresi quelli previdenziali,
dei trattamenti di disoccupazione e della contribuzione figurativa e
di riscatto. Questi ultimi però sono ben lontani dal compensare il
risultato molto negativo che si ottiene in materia di lotta alla
precarietà: si consolida l’impianto della legge 30, non si affronta
il problema delle causali e del tetto del tempo determinato, lo
staff leasing viene in realtà mantenuto. Non viene intaccata la
piaga dei cocopro, salvo farne un salvadanaio per gli interventi
previdenziali.
La decisione del Governo di abrogare la sovracontribuzione degli
straordinari è gravissima e abbinata alla detassazione dei premi di
risultato dà un'idea misera e del tutto non condivisibile di quello
che si intende per competitività.
Non si risolvono i problemi dei precari, non si affrontano quelli
degli immigrati, non si punta sulla qualità del lavoro, con
conseguenze negative anche sulle stesse entrate strutturali della
previdenza.
La Maroni non viene abolita, mentre ne viene diluito nel tempo
l’effetto, attraverso un meccanismo di scalini impropriamente
chiamati quote, perchè l’elemento di rigidità è rappresentato
dall’innalzamento obbligatorio dell’età anagrafica, senza elementi
di flessibilità.
Questo accordo si inserisce in quella filosofia degli anni ’90 che
aumenta il tempo di lavoro nella vita e non da risposte adeguate a
chi ha iniziato a lavorare in età precoce. Tutto ciò risulta in
profonda contraddizione con il fatto che il Fondo lavoratori
dipendenti è da tempo in attivo, e che i lavoratori hanno
contribuito ulteriormente con l’incremento dello 0,30% della loro
contribuzione, senza che tali ingenti somme siano state utilizzate a
fini previdenziali. Anzi, si pensa già ad uno 0,09% in più a fronte
di improbabili ed indimostrati risparmi nella gestione degli enti
previdenziali.
L’intervento sui coefficienti, legati al percorso lavorativo, e la
possibilità di giungere alla copertura del 60% da parte della
previdenza pubblica, indicati nell’accordo, sarebbero positivi ma
rischiano di essere aleatori e non effettivamente realizzabili
perché pesantemente condizionati dal vincolo dell’equilibrio
finanziario.
Su tale aspetto decisivo la Cgil deve assumere l’obiettivo della
loro effettiva esigibilità.
La mancata separazione fra assistenza e previdenza, peraltro
prevista nella stessa riforma Dini del ’95, è stata rimossa, ma
rimane dirimente per la stessa tenuta del sistema previdenziale
pubblico e per le pensioni future di quelle nuove generazioni
invocate in modo del tutto strumentale da più parti.
La reintroduzione delle 4 finestre per i lavoratori con oltre 40
anni di contributi viene realizzata con uno scambio inaccettabile
con l’introduzione delle finestre per le pensioni di vecchiaia.
Per quanto attiene i lavori usuranti, di cui si è ottenuta
l’estensione, la loro elencazione rischia di escludere tipologie
lavorative particolarmente faticose e pesanti. Inoltre i vincoli
finanziari determinano di fatto il contenimento della platea degli
aventi diritto.
Per tutti questi motivi il nostro giudizio su una intesa che ha al
centro più la dimensione delle compatibilità economica che quella
sociale, pur non scordando i parziali aspetti positivi menzionati, è
complessivamente negativo.
A fronte di una intesa non accettabile esprimiamo tutto il nostro
scetticismo che si possa risolvere il problema con una lettera del
segretario generale della Cgil al presidente del consiglio. Occorre
riaprire la trattativa sui temi del mercato del lavoro e della
previdenza, sostenerla con la partecipazione e la mobilitazione dei
lavoratori, con l'obiettivo di superare tutti i punti negativi
dell'intesa.
Sarà in ogni caso fondamentale riprendere al più presto uno stretto
rapporto con i tutti i lavoratori e le lavoratrici, compresi i
precari ed i collaboratori, i pensionati e i giovani, a partire da
un referendum vincolante da tenersi a settembre.
Brescia 27 luglio 2007
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