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Legge 30 e welfare, il
sindacato approva e va in vacanza
Il direttivo della Cgil, dopo un'assemblea di sette ore, vota per firmare l'accordo con il governo su mercato del lavoro, pensioni e competitività. Trenta i contrari e molti sì critici. Annullati gli esecutivi dei tre sindacati che avrebbero dovuto decidere le modalità e i tempi della consultazione tra i lavoratori. Se ne riparla a settembre
Orsola Casagrande
(Manifesto)
25 luglio 2007
La Cgil firmerà l'intesa
con il governo su pensioni, lavoro e
competitività. Lo ha deciso il comitato
direttivo, durato oltre sette ore, lunedì
notte. Con molti mal di pancia, con un 25%
del direttivo contrario, alla fine Guglielmo
Epifani ha strappato alla maggioranza (92
voti a favore, 22 contrari, 8 astenuti) un
sì. La segreteria, nel tentativo di arginare
una crisi interna dilagante, si è impegnata
ad allegare una lettera per ribadire
l'insoddisfazione della Cgil su alcuni punti
dell'accordo ma anche nel merito di come il
governo ha condotto la trattativa. Quanto ai
lavoratori, per ora non hanno ufficialmente
diritto di parola. Gli esecutivi Cgil, Cisl
e Uil che si sarebbero dovuti svolgere ieri
proprio per decidere i tempi e le modalità
della consultazione dei lavoratori
sull'accordo, sono stati rinviati a
settembre. Il sindacato dunque decide di
andare in vacanza. Una scelta che in molti,
dentro alla Cgil, definiscono «gravissima e
sconcertante». E si sottolinea che la Cgil
ha l'obbligo statutario di consultare i
lavoratori, anche da sola. La drammatica
decisione di togliere, nei fatti la parola
ai lavoratori è arrivata al termine di una
riunione fiume che ha visto la Cgil
esplicitare una crisi da cui, per molti,
sarà difficile uscire.
L'appuntamento, lunedì sera, era per le 20.30. Ma che il comitato direttivo non sarebbe cominciato puntuale era chiaro a tutti. Intanto perchè la segreteria era riunita in separata sede e poi perchè ormai circolavano voci incontrollate sul fatto che i testi del governo erano molto diversi da quelli previsti. Quando finalmente, verso le 22.30, il segretario generale Fammoni ha illustrato i testi la tensione in sala era palpabile. E non soltanto perchè quei testi aprivano un problema rispetto alla presa di posizione che avrebbe dovuto decidere il direttivo ma anche rispetto al fatto che al palo c'era lo stesso futuro della Cgil. Nella sua dichiarazione di voto (ormai erano le quattro del mattino) Gianni Rinaldini (che si è astenuto), segretario della Fiom, l'ha detto esplicitamente: «Con questo comitato direttivo siamo all'atto conclusivo del confronto con il governo che ha evidenziato con assoluta chiarezza un problema non risolto nella nostra discussione, quello del ruolo e dell'iniziativa di un sindacato come la Cgil, autonomo e democratico». La segreteria ha lasciato una pausa di una quarantina di minuti per la presentazione di eventuali emendamenti al suo ordine del giorno che approvava il testo governativo. I quaranta minuti sono diventati diverse ore. E quando si è aperta la discussione sul tavolo c'erano, oltre all'ordine del giorno della segreteria anche due documenti contrapposti, uno di Cambiare rotta e l'altro della Rete 28 aprile. Quest'ultimo con la dichiarazione di Giorgio Cremaschi è poi confluito nel documento di cambiare rotta. Cremaschi non ha usato mezzi termini per definire i testi del governo. Sugli straordinari ha detto che si tratta di una «infamia sociale», sullo staff leasing ha detto che il governo finanzierà «le aziende che fanno caporalato a vita», sui contratti a termine ha aggiunto che «si è peggiorato il decreto 638». La segreteria ha tentato di mettere una toppa al suo ordine del giorno facendo riferimento alla lettera di critiche. Negli interventi c'è stato chi ha esplicitamente parlato di un accordo che è frutto dell'attacco di governo e Partito democratico contro la Cgil. Molti di quelli che hanno alla fine votato l'ordine del giorno della segreteria hanno ribadito che in situazioni normali avrebbero votato contro (Daniele Barbi, segretario dell'Emilia Romagna), motivando il loro sì con un richiamo al «senso di responsabilità». Altri hanno detto che il documento del governo «puntava esplicitamente all'umiliazione della Cgil». Ancora Rinaldini ha dichiarato che questo governo ha «una maggioranza risicata che lo rende fortemente esposto alla crisi politica, ma che fa di questa debolezza l'elemento di forza e di pressione nei confronti delle organizzazioni sindacali». Altre importanti strutture, come la camera del lavoro di Torino hanno votato a favore dell'ordine del giorno della maggioranza ma con il mal di pancia e anche qualcosa di più. Ora, l'hanno detto in molti, si apre un problema non di poco conto nei rapporti con i lavoratori che in questa trattativa sono stati «spettatori» e che invece devono poter riprendere la parola |