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Ordine del Giorno Consiglio Generale FIOM-CGIL Bergamo martedì 24 luglio 2007 Si è riunito oggi il Consiglio Generale Fiom Cgil, per una prima valutazione del confronto tra CGIL CISL UIL e Governo, riguardante pensioni, mercato del lavoro e produttività, e dell'avvio della trattativa tra Fim Fiom Uilm e Federmeccanica per quanto riguarda il rinnovo del contratto nazionale. Il Consiglio Generale esprime una valutazione negativa per le modalità con cui è stata condotta questa importante vertenza con il Governo, senza un coinvolgimento diretto dei lavoratori e senza prendere in considerazione la possibilità di iniziative di mobilitazione a sostegno del documento unitario di Cgil Cisl Uil, così come fatto unitariamente da parte di molte Rsu metalmeccaniche. Inoltre, i risultati della trattativa, soprattutto per quanto riguarda la riforma pensionistica, confermano un impostazione tutta determinata dai vincoli di bilancio, e soprattutto attraverso risparmi e risorse identificate attraverso risparmi all'interno del sistema previdenziale. Trattativa che non ha determinato nessun risultato per quanto riguarda la separazione tra la spesa previdenziale e la spesa assistenziale. Obbiettivo che nel documento unitario di Cgil Cisl Uil stava al primo punto nel capitolo previdenziale, confermando di fatto l'attuale situazione da anni contestata dal Sindacato dove i contributi dei lavoratori sono utilizzati anche per altre finalità. Per quanto riguarda il costo del cosiddetto superamento dello “scalone” e per il costo dell'intervento a favore dei lavori usuranti sono posti completamente a carico del sistema previdenziale senza alcun esborso aggiuntivo. Inoltre del tutto dimenticato rimane l'aumento inserito nella scorsa finanziaria dei contributi a carico dei lavoratori dipendenti, pari allo 0,30%, che non è considerato per le finalità della riforma pensionistica. Il superamento dello “scalone” Maroni, la riforma presenta un attenuazione dei suoi effetti, ma di fatto determina un allungamento dell'età minima per la pensione di anzianità. Viene definito impropriamente un sistema basato sulle quote, mentre di fatto, non è altro che un meccanismo di mascheramento dell'aumento rigido dell'età di pensionamento. Per quanto riguarda invece i lavoratori che raggiungono il pensionamento con i 40 anni di contributi, il giusto intervento di ripristino delle 4 finestre di pensionamento, per eliminare l'odioso e ingiusto allungamento dell'età lavorativa posto dalla Maroni, non può essere messo in atto attraverso l'introduzione delle finestre, oggi inesistenti, per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia. Pensioni di vecchiaia che nella maggior parte dei casi coinvolgono lavoratrici donne, e quindi nei fatti si procederebbe ad un allungamento dell'età di pensione. Positivo rimane il fatto di non essere intervenuti sulla questione dei coefficienti come richiesto dal Governo, ma l'importante obbiettivo di garantire ai giovani una pensione pari al 60% dell'ultima retribuzione, ancora tutto da realizzare, troverà conferma solo a condizione che tutto il sistema pensionistico mantenga un suo equilibrio finanziario. E' sicuramente positivo l'avvio della discussione relativa ai lavori usuranti, che per la prima volta introduce dei benefici sulla base delle mansioni e delle condizioni di lavoro, anche se la definizione della voce di spesa potrebbe limitare il numero delle uscite. Inoltre, se confermata la progressione degli scalini, anche per questi lavoratori nel 2013 ci sarebbe comunque un allungamento dell'età lavorativa di un anno passando da 57 a 58 anni di età. Anche per quanto riguarda i capitoli del Mercato del lavoro e competitività ci sono modifiche in evidente contrasto con il documento unitario di Cgil Cisl Uil e che preludono ad un peggioramento di alcune delle normative attuali. L'eliminazione della contribuzione aggiuntiva sullo straordinario, oltre a rappresentare una diminuzione del costo del lavoro ad esclusivo beneficio delle imprese, rappresenta un fatto grave e sbagliato in contraddizione con la strategia sindacale sviluppata in questi anni, che rischia di rendere ancora più complicato il controllo degli straordinari a scapito di nuova occupazione; La maggior decontribuzione dei premi di risultato è un altro tassello in favore delle imprese che potranno beneficiare di un ulteriore diminuzione del costo del lavoro. Una decontribuzione che rischia di favorire il secondo livello di contrattazione a scapito del contratto collettivo nazionale; La sola cancellazione del lavoro a chiamata, le minime modifiche introdotte riguardanti i contratti a termine ma solo dopo 36 mesi di attività lavorativa, il non inserimento delle causali ragione principale per la quale la Cgil non firmò l'avviso comune sui contratti a termine e nemmeno la cancellazione come più volte annunciato dal Governo dello staff leasing nei fatti è una conferma della Legge 30. A questo punto si rende necessaria una discussione all'interno della Cgil sia per quanto riguarda le linee congressuali, sia per quanto riguarda l'autonomia rispetto al quadro politico generale. La Fiom Cgil di Bergamo, valutati i risultati definiti nell'accordo con il Governo, esprime un parere negativo per come si è superato il problema dello scalone, attraverso il sistema delle quote oltre all'allungamento delle pensioni di vecchiaia con l'introduzione delle finestre che penalizzano in particolare le donne. La Fiom Cgil di Bergamo, ritiene fondamentale sviluppare una campagna di assemblee nei luoghi di lavoro, che oltre ad avere l'obbiettivo di illustrare i termini dell'accordo, attraverso il referendum possa consentire a tutti i lavoratori di potersi esprimere, impegno assunto attraverso l'odg. dell'attivo unitario di CGIL CISL UIL di Bergamo, del 22 giugno, dove venivano condivise le modalità di consultazione dei lavoratori sulla base di quanto praticato con la riforma Dini del del '95. Approvato con un voto contrario e due astenuti. |
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