PENSIONI, OPERAI A PRODI: NOI NON POSSIAMO DIMETTERCI

 

'Noi non ci possiamo dimettere dalla fabbrica o rimettere il mandato a Lei nel Consiglio dei Ministri ma non capiremmo una proposta sulle pensioni che non sani le ingiustizie attuali: ci aspettiamo che Lei sia conseguente con il programma dell'Unione e con quanto piu' volte dichiarato ed eviti di scavare un solco con la nostra condizione'. Lo scrivono in una 'lettera aperta' a Romano Prodi i lavoratori delle fabbriche metalmeccaniche bresciane Iveco, Alfa Acciai, Hayes Lemmer, Capra Metalli, Beretta, Trw Automotive, Timkem, Innse Berardi, Lonati, Streparava, Bialetti, Brandt Italia, Federal Mogul, San Marco, Stanadyne e altre. Piu' di 200 le firme. 'Caro presidente - si legge nella lettera - siamo rimasti allibiti davanti al gesto di un ministro del suo governo che ha deciso di far pesare le proprie dimissioni per impedire l'intesa sulle pensioni'. 'Siamo operaie e operai metalmeccanici che in queste settimane hanno scioperato per ottenere un giusto accordo sulle pensioni, che da un lato garantisca ai piu' giovani una pensione dignitosa e dall'altro assicuri ai tanti che lavorano in condizioni faticose la possibilita' di raggiungere un diritto che continuano a inseguire'. 'Il suo governo - scrivono gli operai bresciani a Prodi - si e' presentato a noi con una discontinuita' a partire dalle politiche sociali: nella nostra esperienza, a differenza di tanti sociologi e opinionisti, noi non abbiamo contraddizioni tra la difesa delle giovani generazioni e quella dei lavoratori piu' anziani'. Pertanto, 'noi non possiamo dimetterci dalla fabbrica o rimettere il mandato a Lei nel Consiglio dei Ministri ma non capiremmo una proposta sulle pensioni che non sani le ingiustizie attuali. Ci aspettiamo che Lei sia conseguente con il programma dell'Unione e con quanto piu' volte dichiarato ed eviti - conclude la lettera - di scavare un solco con la nostra condizione'.

18/07/2007  17.17