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In centinaia al corteo
milanese, «per un immediato cambio di rotta»
Sindacati di base in
sciopero
S.F.
Milano
Pensioni, ma non solo. Il
sindacalismo di base sceso ieri in piazza a
Milano per lo sciopero generale (che ha
coinvolto tutte le categorie ad eccezione di
sanità, trasporti ferroviari e aeroportuali)
ha dato una sonora bocciatura all'intera
politica sociale del governo Prodi. Non
risparmiando neppure i sindacati
confederali, «sempre pronti a firmare
tutto».
Centinaia di persone hanno sfilato lungo il corteo che, sotto la canicola, ha percorso le vie del centro storico milanese. Mentre contemporaneamente a Roma, di fronte al ministero dell'Economia, si allestiva il «panzanella party». Tipico piatto povero della tradizione gastronomica italiana, «l'unico rimasto alla portata di precari e pensionati». Perchè si vuole aumentare l'età pensionabile sulla base di previsioni catastrofiche che si basano su dati falsi, dicono i lavoratori. Mentre loro chiedono il diritto alla pensione con 35 anni di contributi, oltre ad una rivalutazione degli importi del 2% annuo. E ancora, il sindacalismo di base dice «no allo scippo del Tfr con il meccanismo del silenzio assenso», e chiede lavoro stabile e reddito per tutti con la completa cancellazione delle tipologie contrattuali oggi previste dal pacchetto Treu e dalla legge 30. La riforma del sistema previdenziale è comunque il tema più gettonato, tra lavoratori e pensionati che procedono lungo il corteo. Non vogliono sentir parlare di conflitto generazionale. «Il vero problema è che i giovani sono precari - dice Ferdinando, pensionato di 59 anni - In più, se si abbassano i rendimenti, che pensione potranno avere?». E anche sui lavori usuranti, hanno qualcosa da dire. Come Maria, Carla e Cinzia, tutte dipendenti di imprese di pulizie del milanese, e tutte vicino all'età della pensione. Raccontano di un «lavoro faticoso, usurante, e neppure gratificante». Con le imprese di pulimento che cercano di risparmiare riducendo le ore di lavoro (e quindi il loro salario), «e a fronte di una mole di lavoro che resta sempre la stessa». Cinzia per esempio, «assunta a due ore e mezzo, ma non per scelta, e con la prospettiva di un aumento. E invece niente, mentre il lavoro aumenta». Apre il corteo lo striscione della Cub, il maggiore dei sindacati di base che hanno proclamato lo sciopero generale (Sdl, Al Cobas, Unicobas e Usi). «Siamo scesi in piazza perchè non ne possiamo più della politica sociale di questo governo e perchè i cani da guardia del liberalismo sfrenato, come Padoa Schioppa, vogliono condannare alla miseria, al lavoro precario e a pensioni non degne milioni di lavoratori» dichiara Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale della Cub. Eterni signornò? «Non è questione di fare i signornò, ma di riconquistare i diritti negati - dice Rosella, 42 anni, delegata sindacale in Regione - Riconquistare almeno il riconquistabile, noi ci proviamo anche se la legge sulla rappresentanza non ci aiuta affatto». |