Due sinistre a Brescia. E vince la destra
Amara la successione di Dino Greco alla Cdl: la Fiom divide la sinistra e consegna la vittoria al Pd (di minoranza)
Loris Campetti

 
Un lungo applauso, il più caldo dell'intera riunione, ha accompagnato il saluto dell'ex segretario della Camera del lavoro di Brescia, Dino Greco, il cui mandato era in scadenza. E' nella tradizione dei partiti e delle organizzazioni del movimento operaio italiano avere il cuore a sinistra e con chi la interpreta, mentre il cervello quasi «naturalmente» segue «realisticamente» il vento che, neanche a dirlo, soffia a destra. Non è forse vero che nel Pci il dirigente più applaudito è sempre stato Pietro Ingrao? Così, una delle Cgil più importanti d'Italia, protagonista non certo da oggi delle migliori esperienze sindacali e sociali, è rientrata nell'alveo dello stato di cose esistenti. Una qualificata minoranza del direttivo della Camera del lavoro (52 voti su 111 aventi diritto e 107 votanti, rispettivamente il 47 e il 48%) è diventata maggioranza relativa, grazie al fatto che la sinistra congressuale della Cgil si è divisa: la Fiom si è rifiutata di far convergere i suoi voti sul candidato proposto dalla segreteria alla successione di Dino Greco, Graziano Fracassi, decidendo di presentare un proprio candidato di bandiera (Galletti), con il risultato ovvio di far eleggere il candidato della destra, sostenuto dalla maggioranza del Regionale Lombardia della Cgil e da alcune forze della sinistra ma, soprattutto, dal Partito democratico che estende i suoi tentacoli mentre è ancora in fasce. E' stato dunque eletto segretario Fenaroli con 52 voti, mentre Fracassi ne ha raccolti 36 e Galletti 18. Non serve la laurea in matematica per capire che la somma dei voti della sinistra e della Fiom avrebbe garantito il proseguimento dell'esperienza sindacale bresciana, così come aveva deciso al congresso il voto degli iscritti. E così come l'hanno conosciuta i lavoratori, i pensionati, i precari, i disoccupati, i movimenti, le associazioni, gli immigrati di uno dei principali poli industriali del nord, con i suoi 500 mila lavoratori dipendenti, di cui oltre 100 metalmeccanici.
Una settimana di riflessione (il manifesto ha raccontato il 4 luglio questa brutta storia, che è l'esito di un duro conflitto tra la Fiom e la maggioranza della Camera del lavoro di Brescia) non ha portato buoni consigli. Alla richiesta avanzata dal segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini alla segretaria bresciana Michela Spera di evitare alleanze che smentissero la collocazione congressuale dei metalmeccanici, la Fiom locale ha risposto con una mossa a sorpresa che suona più o meno così: va bene, non ci alleiamo con la destra e presentiamo un nostro candidato, confermando dunque la rottura della maggioranza di sinistra. A quel punto, il candidato alla successione di Greco, Graziano Fracassi ha dato la sua disponibilità a ritirarsi, facendo convergere i suoi voti sul candidato Fiom. Poteva essere un buon passo verso la soluzione del conflitto e la ricostruzione di una maggioranza di sinistra nella Camera del lavoro, ma la risposta inviata per lettera dal candidato Fiom Galletti al candidato Fracassi è stato un secco niet: «Ti confermo che non solo la mia candidatura è vera, ma che penso di rappresentare con la necessaria modestia, la sinistra sindacale a Brescia, a partire dalla mia esperienza in Fiom». Fin qui tutto bene. E' il seguito della lettera che sconcerta: «Chi eventualmente converge sulla mia candidatura deve condividere il giudizio totalmente negativo sulla gestione politica ed organizzativa della maggioranza dell'attuale segreteria della Camera del lavoro e l'esigenza di discontinuità e rinnovamento degli attuali componenti della maggioranza della segreteria della Cdl». Tradotto in parole povere, non faremo prigionieri, e i vostri voti (della sinistra confederale, nonché di Lavoro e società), non li vogliamo.
Al termine della riunione del direttivo, introdotta dalla relazione dei «saggi» incaricati di sondare gli orientamenti dell'intero gruppo dirigente bresciano, Fracassi ha annunciato: la mia esperienza sindacale finisce qui, torno al mio lavoro all'Inps. Dino Greco ha concluso il suo mandato amaramente, spiegando che quando si condividono i fondamentali valori umani, l'accordo si può sempre trovare. Se ne traggano le conseguenze. Abbiamo chiesto un commento al segretario generale della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici che ha avuto un ruolo determinante nell'esito della vicenda bresciana: «E' una conclusione negativa, tanto più a fronte di un voto che suona sostanzialmente come conferma degli orientamenti congressuali espressi a Brescia. Il segretario generale è stato legittimamente eletto sulla base di una maggioranza relativa consentita dalla presenza di più candidature di sinistra. Mi rammarico per il fatto che una ricomposizione non sia stata possibile. A questo punto credo che alla Camera del lavoro di Brescia vadano garantiti tutti i pluralismi esistenti, evitando logiche di epurazione che non avrebbero senso».