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Pensioni, Prodi gioca
sugli scalini
Il premier al Tg3:
«Aboliremo lo scalone, troveremo le
risorse». Subito dopo una nota di Palazzo
Chigi (che leggono soltanto gli addetti ai
lavori) precisa: si farà in modo graduale.
Il Prc prima esulta, poi giudica
negativamente la «correzione». Cgil: «Bene,
riparta il tavolo». Assegni bassi: ancora un
rinvio
Antonio Sciotto
Roma
Un Prodi «in due
puntate», quello che ieri ha esternato sullo
scalone. Prima l'importante annuncio al Tg3,
a beneficio di qualche milione di
telespettatori: «Abolire lo scalone è
doveroso: non si possono fare questi giochi
in cui in un minuto solo vanno tre classi di
età insieme», ha spiegato ai microfoni del
telegiornale. E subito dopo ha aggiunto: «I
soldi non ci sono e li dobbiamo accumulare.
Troveremo le risorse risparmiando sulle
spese della pubblica amministrazione». Ma la
«seconda parte», avvenuta «fuori onda» e più
che altro per gli addetti ai lavori, è
ancora più interessante: un'ora dopo le
agenzie battono la precisazione di Giulio
Santagata, ministro per l'attuazione del
programma, che corregge il tiro. «Quando il
presidente Prodi dichiara inaccettabile lo
scalone e ne auspica l'abolizione fa
correttamente riferimento al programma
dell'Unione che propone l'eliminazione di un
inaccettabile gradino che innalza
bruscamente e in modo iniquo l'età
pensionabile», spiega Santagata. «Peraltro -
aggiunge però subito dopo - al comma
successivo il programma segnala come
l'allungamento graduale della carriera
lavorativa sia da considerarsi un fatto
fisiologico. All'interno di questi due
"paletti" - è la conclusione - il governo
sta lavorando per una soluzione equa,
condivisa e sostenibile finanziariamente».
Dunque, coram populo «via lo scalone» (apparendo quasi «rifondarolo»), e poi tornano in ballo gli «scalini»? In realtà tutto sembra studiato per mandare una serie di messaggi alla coalizione e ai sindacati. Il «via lo scalone» del Tg3 è un segno di «apertura» a Rifondazione, che ha puntato i piedi fino a minacciare una crisi di governo, ma soprattutto è una risposta alla domanda posta da Guglielmo Epifani, in conclusione di un combattutissimo Direttivo Cgil. Epifani aveva chiesto: «Si esprima Prodi», mettendo sul piatto l'offerta Cgil (contestata dalla Fiom, da Cremaschi e dall'area Lavoro Società) dei 58 anni più incentivi, con verifica nel 2010. Proposta su cui il ministro Damiano si era già detto disponibile, preparandosi però a imporre un automatismo dell'aumento dell'età se la verifica non desse i risparmi sperati. Prodi ha voluto dire che lui è presente, e che lavora per dare risposta ai sindacati - senza far passare tout court la linea degli oltranzo-liberisti Dini, Bonino, Polito e via «destrizzando». Ma non ha neanche vinto il Prc, e la nota di Santagata lo chiarisce: nel programma - citato letteralmente dal ministro - non si parla solo di «abolizione del gradino» (scalone, ndr), ma anche di «aumento graduale delle carriere lavorative, come fatto fisiologico, tenendo conto del diverso grado di usura provocato dal lavoro». Come dire: il premier sta cercando una difficile quadra. Se però firmeranno almeno i sindacati - è la speranza - molte «bombe» si potranno disinnescare. Tanto che la Cgil esprime «apprezzamento» alle parole di Prodi e auspica che «la trattativa possa ripartire». I commenti del Prc al «primo Prodi» sono positivi, mentre dopo parla Giovanni Russo Spena: «Delude la precisazione di Palazzo Chigi, con l'esegesi che cerca di giustificare eventuali scalini». Il Prc insiste su «abolire scalone e scalini» (Gennaro Migliore). Giorgio Cremaschi (Fiom) chiede a Prodi di «finirla con i giochi di parole». Intanto il tavolo sulle pensioni basse è stato rinviato alla prossima settimana (saltando l'incontro fissato per oggi): i sindacati chiedono a Damiano di rivalutare gli assegni fino a 654 euro al mese. La platea interessata sarebbe di 3-3,5 milioni di anziani, e otterrebbero 40 euro al mese. |