Prodi: me ne occupo io

 

Epifani chiede una prova di responsabilità alla maggioranza. "Abbassare i toni e usare di più la testa" . "Se cade il governo, i lavoratori si tengono lo scalone"

 

Romano Prodi accoglie le richieste dei sindacati e si fa carico, in prima persona, della trattativa sulle pensioni. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi ''si sta occupando di persona'' della questione previdenziale e informera' in uno dei prossimi consigli dei ministri il resto del Governo. Lo ha detto il ministro dei rapporti con il Parlamento Giulio Santagata riferendo le parole dette dal premier al Consiglio dei ministri di oggi. E' stato lo stesso Prodi, poi, a confermare le parole del suo portavoce: "al Consiglio dei ministri ho detto che ci stiamo avviando verso la conclusione - ha spiegato il premier -. I tempi sono abbastanza veloci, ora vado in Israele ma si e' molto avanti''. Ha poi aggiunto: 'Questo lungo processo di confronto, di chiarimento e di approfondimento sta finendo. Quando tutto sara' maturo presentero' le nostre proposte'.

L'assunzione della trattativa da parte del premier è il segno di una probabile volata finale, ma anche che l'esecutivo sta rischiando molto. La posta in gioco sulle pensioni è diventato il governo stesso. E se il governo cade, "una delle conseguenze è che i lavoratori si tengono lo scalone". E' necessario, dunque, "abbassare i toni e usare di più la testa". Questo il ragionamento fatto dal segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, in una lunga intervista alla Stampa. Il leader della confederazione apprezza l'apertura di Prodi nella complicata trattativa ("doveroso abolire lo scalone", ha dichiarato il premier). 'E' un passo positivo da parte di Prodi - commenta Epifani -. Ora il premier sia conseguente con quello che ha appena detto e prenda in mano la trattativa. Noi aspettiamo ancora una proposta del governo. Che deve arrivare presto, altrimenti si finisce a settembre, quando la situazione politica rischia di essere ancora più confusa di oggi'.

La proposta che il sindacato vorrebbe arrivasse da Prodi è, dice Epifani, 'la nostra, che poi è quella che ha fatto sua anche il ministro Damiano. Ossia niente scalone, pensione a 58 anni nel 2008, incentivi per chi vuole restare al lavoro e verifica dopo tre anni. Ma con un'avvertenza: il governo non pensi che l'abolizione dello scalone si possa fare a costo zero, non può mantenere le stesse risorse. Su questo voglio essere molto chiaro'. Aggiunge poi il leader della Cgil: 'Vedo tutte le difficoltà della trattativa, la situazione è molto confusa, tocca al governo dimostrare di volere l'accordo. Noi siamo pronti. Ma se, e sottolineo se, arriveremo a un'ipotesi che ci convince, cercheremo di ottenere il consenso più ampio nella Cgil, di convincere tutti. In ogni caso andremo avanti anche a maggioranza'. Quanto a Rifondazione, Epifani sottolinea: 'E' un partito che ha per fortuna un'anima molto sensibile ai temi sociali. Ma a volte prende posizioni troppo radicali e settoriali, che alla lunga creano un problema'.

I segnali, tuttavia, sono da allarme rosso. "Sulle pensioni non voglio la crisi ma ammetto che il rischio esiste". Lo afferma, ad esempio, il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, in un colloquio pubblicato su Repubblica. Bertinotti spiega che le condizioni sono diverse dal '98, quando il suo 'strappo' fece cadere il governo Prodi, ma ritiene socialmente intollerabile alzare l'eta' per gli operai. "Ci sono 130mila persone - spiega - che l'anno prossimo hanno maturato il diritto ad andare in pensione. Molte hanno lavorato 35 anni in fabbrica, 48 ore a settimana. Con salari minimi, con turni massacranti. Per loro andare in pensione e' come raggiungere un'oasi. E se tu gli sposti l'oasi, anche solo di un metro, commetti un delitto sociale. Un delitto che noi non possiamo e non vogliamo commettere...". "L'ho detto a Padoa-Schioppa - prosegue Bertinotti - quando e' stato qui da me: io capisco il tuo vincolo, e' l'equilibrio finanziario. Ma tu cosa rispondi al mio vincolo, che invece e' la tutela che dobbiamo a quei lavoratori?".

Anche la seconda carica dello Stato interviene sulla materia. 'Vedo ormai vicino l'accordo su uno dei punti, quello dell'aumento delle pensioni minime, mi pare una buona scelta. Ma dentro questa trattativa gli interessi dei giovani non possono essere messi da parte'. A dirlo è il presidente del Senato Franco Marini, oggi a Napoli per la Conferenza delle assemblee legislative regionali, parlando delle pensioni: 'Molti dei nostri giovani subiscono oggi una durata lunga di rapporti precari, un po innaturali. Una cosa e' la flessibilita', e i sindacati fanno bene a darla, un'altra e' il dilagare della precarieta' che deve essere combattuta. Non vorrei che noi, tutti insieme, creassimo una situazione per cui i giovani debbano pagare dei prezzi anche quando vanno in pensione'.

 

(www.rassegna.it, 6 luglio 2007)