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Brescia, rumor di
sciabole in Cgil
Precipita il conflitto
tra la Camera del lavoro e la Fiom: a
rischio una delle esperienze sindacali più
importanti d'Italia. Ma contrattazione in
fabbrica e soggettività politica devono
interagire
Loris Campetti
C'è un luogo, nel
profondo Nord, che da decenni ricopre un
posto speciale nell'immaginario della
sinistra italiana. E' la Camera del lavoro
di Brescia, punto di riferimento e di
elaborazione praticamente di tutti i nuovi
approcci alla politica e alla costruzione di
diverse relazioni sociali, nelle fabbriche e
nel territorio. Quassù, dove i lavoratori
dipendenti sono oltre mezzo milione e gli
operai metalmeccanici più di centomila, sono
stati sottoscritti accordi sindacali
importanti per l'insieme del movimento
operaio italiano. Quassù, la Camera del
lavoro è un punto di riferimento anche per
chi un lavoro non ce l'ha ancora, o non ce
l'ha più, per i precari, per gli immigrati
molti dei quali occupati nelle fonderie e in
tante altre fabbriche della provincia. La
Camera del lavoro si è aperta ai movimenti
sociali, fino a contaminarli e a
contaminarsi con essi. Nella città della
strage di piazza della Loggia, 28 maggio
1974, la Cgil si è aperta alla politica, è
stata e rimane soggetto politico autonomo e
indipendente. Quassù, alla guida della
Camera del lavoro e della Fiom si sono
succeduti segretari importanti che hanno
lasciato il segno. Un nome per tutti:
Claudio Sabattini. Cosa capita a Brescia?
Che un conflitto non di oggi tra la
confederazione e la categoria dei meccanici
rischia di precipitare al momento del
rinnovo delle cariche dirigenti della Camera
del lavoro. E di liquidare una delle
esperienze più avanzate del sindacalismo
italiano. In questo scontro che non richiama
certo i momenti migliori della storia del
movimento sindacale e della sinistra, si
intrecciano dinamiche e dissidi personali e
persino familiari di cui non ci occuperemo,
tentando di contribuire a riportare il
confronto su un terreno strettamente
politico. Lo dobbiamo ai tanti compagni e
lettori del manifesto , dentro e fuori la
Cgil e la Fiom, nella città in cui il nostro
giornale è più radicato e diffuso. Il
mandato del segretario della Camera del
lavoro Dino Greco è arrivato a scadenza e
nelle prossime settimane dovrà essere eletto
il suo successore e, insieme, sarà rinnovata
la segreteria confederale. Il candidato
«naturale» proposto dal gruppo dirigente
confederale uscente, Fracassi, non è però
accettato dalla «destra» e dai socialisti
della Cgil, ma neppure dalla Fiom. Da destra
avanza la candidatura dell'ex segretario del
Pci bresciano, Marco Fenaroli, sostenuto
dalla segreteria regionale della Cgil e,
secondo alcuni, dalla stessa segreteria
nazionale della Cgil. E c'è chi teme che
dietro la candidatura Fenaroli si possa
intravedere il tentativo di normalizzare una
Camera del lavoro considerata troppo
schierata a sinistra, o almeno così
considerata da chi lavora alla costruzione
del Partito democratico. Anche le forze
politiche della sinistra bresciana si
dividono, ed è recente la decisione del
segretario di Rifondazione - ed ex
segretario della Fiom - Osvaldo Squassina,
di rassegnare le sue dimissioni «in
opposizione ai tentativi del partito di
ingerenza nelle scelte di un sindacato che
deve invece conservare tutta la sua
autonomia e indipendenza». Squassina nega
però quel che alcune voci lasciano filtrare
e che vedrebbero parte del Prc in
un'alleanza «contro natura» per imporre
un'inversione di rotta nella Cgil bresciana.Uno
scambio di lettere molto aspro tra le
segreterie della Fiom e della confederazione
ha determinato un ulteriore irrigidimento
delle posizioni. La segretaria dei meccanici
Michela Spera (eletta con il disaccordo
della Camera del lavoro, e da qui sono
iniziati i problemi nel rapporto tra «i due
sindacati») non rilascia dichiarazioni e
rinvia alla lettera della sua segreteria in
cui si accusa la Cgil di Greco di
«immobilismo»: «la capacità di iniziativa
ridotta in capacità di organizzare convegni,
si è confuso e sostituito il rapporto con i
lavoratori con il rapporto con un mondo
pseudointellettuale». Accuse pesanti,
reiterate al termine della lettera secondo
cui Greco sarebbe colpevole di aver «scelto
il discredito nei confronti della Fiom e
delle lotte dei lavoratori». Di conseguenza,
è necessaria una «discontinuità». Lo scontro
tra Fiom e Cdl bresciane era arrivato al tal
punto che i meccanici avevano deciso di
uscire dalla maggioranza congressuale, una
maggioranza schierata a sinistra rispetto al
congresso nazionale Cgil. Dall'altra parte,
nel rifiutare il criterio antico «è in
disaccordo dunque è nemico della Fiom dunque
è nemico dei lavoratori», Dino Greco critica
la politica esercitata dalla Fiom negli
ultimi anni: una chiusura nelle fabbriche,
trincea per trincea, in difesa della
condizioni di lavoro ma rischiando di
perdere il ruolo di soggetto politico,
capace cioè di discutere di modello di
sviluppo (la produzione di armi in val
Trompia che non si sposa con le battaglie
pacifiste) oppure di immigrazione, in
fabbrica e nel territorio. Quassù a Brescia
circola l'accusa, rivolta peraltro non solo
ai metalmeccanici, di «leghismo rosso». Un
fatto è certo, al di là delle
rappresentazioni troppo facili: lo
squagliarsi della sinistra non solo a
Brescia né solo in tutto il Nord,
l'abbandono delle tematiche del lavoro,
hanno ridotto gli operai in una condizione
di solitudine e, in qualche caso, di
arroccamento. Ma proprio per questo sarebbe
necessario una nuova, forte,
ripoliticizzazione dell'azione sindacale.
Probabilmente va intesa come un tentativo di
mediazione un passo indietro da entrambe le
parti - la lettera che il segretario
generale della Fiom, Gianni Rinaldini, ha
inviato a Dino Greco e a Michela Spera, in
cui, difendendo il ruolo fondamentale della
Camera del lavoro di Brescia nel dibattito
anche congressuale della Cgil, si
ribadiscono due punti: la richiesta al
gruppo dirigente della Fiom di non stipulare
alleanze in contrasto con l'esito
congressuale e alla Camera del lavoro di
evitare una soluzione senza, o peggio
contro, la Fiom. Domani si riunisce il
direttivo della Cgil bresciana, convocato
per tentare di riavviare un confronto
politico da troppo tempo interrotto. Ma la
Cgil regionale ha deciso di forzare i tempi
accelerando il processo di «rinnovamento».
Al contrario, tre membri della segreteria
bresciana e 7 segretari di categoria
chiederanno che la parola passi agli
iscritti e annunciano la presentazione di un
candidato diverso da quello proposto dal
«centro regolatore».
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