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Giorgio Cremaschi:
“Scalone Maroni: il governo lo conferma e compie un atto di slealtà
verso gli elettori”
“Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, sullo scalone abbandona il
programma elettorale del governo. Il ministro non parla più di
superamento dello scalone ma di suo ammorbidimento. Il che vuol dire
che il governo di centrosinistra fa propria la decisione di
Berlusconi di allungare l’età pensionabile fino a 60 anni. Questa è
la sostanza. Il resto sono pasticci che servono, forse, a salvare
qualcuno a danno di qualcun altro. Questa scelta, se confermata,
sarebbe l’abbandono di una parte del programma elettorale, che pure
è stata determinante per il successo del centrosinistra, e in questo
senso sarebbe un puro atto di slealtà del governo verso gli
elettori. Non ci sono giustificazioni economiche per questa scelta,
i lavoratori con l’ultima finanziaria, hanno contribuito al bilancio
dell’Inps con nuove entrate, ben più alte di quanto necessario per
abolire lo scalone.”
“Lo stesso richiamo ai lavori usuranti suona come una beffa. Questa
categoria di lavoratori doveva essere individuata già dal 1996, per
andare in pensione prima dei 57 anni. Invece tutti i governi che si
sono succeduti da allora non hanno fatto niente. Oggi la categoria
del lavoro usurante viene rispolverata non per migliorare le
condizioni di chi fatica, ma solo per promettere che si eviteranno
nuovi peggioramenti. E’ chiaro che così si commettono solo nuove
ingiustizie.”
“Respingiamo quindi la proposta del governo, perché rappresenta
semplicemente la conferma dello scalone Maroni e ribadiamo che il
mantenimento del diritto per la pensione a 57 anni con 35 di
contributi e a 40 anni senza vincoli di età o di finestre, è un atto
di giustizia sociale.”
“Diciamo egualmente no alla posizione del governo sui coefficienti,
confermata nel Dpef, che prevede un’inaccettabile taglio delle
pensioni future, proprio per quei giovani che si dichiara di voler
tutelare. E’ ora che sulle pensioni si affermino i diritti di chi
lavora e si combattano i privilegi veri, che sono quelli dei
politici, dei manager, degli alti burocrati, di chi pretende ancora
oggi di evadere fisco e contributi.”
Roma, 2 luglio 2007
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