Precari, il governo dell'Unione ha fatto
cilecca: e a dirlo non è un'indagine del
sindacato o dell'opposizione, ma uno studio
commissionato dallo stesso ministero del
Lavoro alla Unioncamere-Excelsior. Indagine
annuale che il ministro del Lavoro Cesare
Damiano ha citato spesso nel corso dei suoi
passati interventi: l'obiettivo dichiarato
infatti è quello di «rivoltarne» i
risultati, drammatici negli ultimi anni, per
riportarli in positivo. L'indagine Excelsior
è condotta su centomila imprese italiane che
ogni anno forniscono le previsioni sulle
nuove assunzioni. Dunque non riguarda il
totale degli occupati (quello si ha dai
rapporti Istat), ma i cosiddetti «flussi»,
cioè le nuove assunzioni: per la cronaca,
quest'anno si prevedono 83 mila posti di
lavoro in più (839 mila assunzioni contro
756 mila uscite preventivate)
Il «boom» con la legge 30
Ebbene: da un po' di anni le nuove
assunzioni a tempo indeterminato sono in
costante calo, dai vertici del 2001 (quando
rappresentavano ben il 60% del totale delle
assunzioni), fino al famoso «giro di boa»
del 2005, quando hanno raggiunto la parità
con i contratti precari (50% e 50%). L'anno
scorso, poi (ma era ancora un evidente
effetto della legge 30 e delle politiche del
governo Berlusconi), l'ulteriore crollo: le
assunzioni a tempo indeterminato sono ormai
al 46,3%, contro quelle «non standard» che
hanno decisamente consolidato la maggioranza
(53,7%). E quest'anno?
Quest'anno va ancora peggio, il trend
negativo cioè non si è invertito ma anzi ha
continuato la sua corsa, e se non si farà
qualcosa presto il precariato potrebbe anche
toccare il 60% delle nuove assunzioni.
Vediamo i dati: i contratti a tempo
indeterminato, come detto, sono passati dal
46,3% dal 2006 al 45,4%, mentre il complesso
dei contratti precari si ingrossa, dal 53,7%
al 54,6%. E' vero, d'altra parte, che il
peggioramento è rallentato rispetto al 2004.
Infatti particolarmente notevole (vedi
tabella sotto) è il passaggio dal 2004
(58,4% tempi indeterminati) al 2005 (50%):
ben 8 punti in meno, proprio nel primo anno
dell'entrata in vigore della legge 30
(approvata tra metà e fine 2003). E sempre
forte, ma di 4 punti, il passaggio
2005-2006: dal 50% al 46,3%. Nel 2007 si
scende «solo» di un ulteriore 0,9%. Di pari
passo sono saliti (li diamo scomposti) i
contratti precari: il tempo determinato (dal
29,2% del 2004, è via via passato al 37,8%,
al 41,1 e al 42,6), così l'apprendistato
(dall'8,1 al 9,6, al 9,1 e di nuovo al 9,6
l'anno scorso).
Fuori dai numeri, c'è un problema di
valutazione delle politiche dell'Unione: è
chiaro che per il momento l'attesa
inversione di tendenza non si è manifestata,
e si presume che il ministero del Lavoro -
che non ha commentato i dati, e li ha
presentati in assoluto silenzio mediatico,
senza battage pubblicitario - attenda di
avere cifre meno impietose almeno nel 2008.
«Non fiori ma opere di bene», ripete spesso
Damiano per difendere «una politica di
gradualità e riformismo», dove la parola
d'ordine è «non abolire la legge 30, ma
modificarla», e vantando i graduali
«successi» raggiunti.
Cgil: intervenire sulle norme
Ormai «celebri» sono i 20 mila precari dei
call center stabilizzati, ma è altrettanto
vero che restano almeno 40 mila che le
stabilizzazioni non le vedono neppure con il
cannocchiale (gli outbound esclusi dalla
Circolare Damiano). Ma, soprattutto, sono
oltre 850 mila i parasubordinati italiani,
descritti da un recente studio Cgil sui dati
Inps: i ventimila cosa sono, in fin dei
conti? Poco più del 2% del totale. Senza
volerli rapportare ai 3 milioni e mezzo di
precari complessivi del paese, perché a quel
punto la cifra diventa davvero
infinitesimale (0,6%).
La Cgil, dal canto suo, nota la «gravità»
del dato Unioncamere: «L'ulteriore aumento
dei contratti precari e il calo degli
indeterminati è in contraddizione con i dati
Istat del primo trimestre 2007, che invece
indicavano un'inversione di tendenza
rispetto agli ultimi anni, con un calo dello
0,1% dei rapporti a termine - commenta
Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil
- Ci dice quindi che il dato Istat
sull'intero 2007 potrebbe tornare negativo,
e sarebbe grave. Per questo ribadiamo la
necessità di intervenire sulle leggi che
regolano il lavoro».