Fabbriche surriscaldate sulle pensioni
S. F.
Milano

 
Che la riforma delle pensioni sia un «tema caldo» nelle fabbriche, non è soltanto una metafora. Ieri, i lavoratori dello stabilimento Fiat di Termini Imerese hanno raddoppiato lo sciopero di due ore nel primo turno, mentre nel secondo turno hanno abbandonato in massa la fabbrica. «Un caldo disumano, non si può lavorare in queste condizioni» spiegano. E la temperatura (che ieri a Palermo ha superato i 40 gradi) la dice lunga sulle condizioni di lavoro di coloro a cui si sta chiedendo di pagare il conto della «sostenibilità economica» del sistema pensionistico.
Ma a Termini Imerese (2200 lavoratori, compreso l'indotto), ieri si scioperava anche per il futuro dello stabilimento. «Per chiedere al governo il rispetto degli impegni presi tanto sulle pensioni - spiega Roberto Mastrosimone, dipendente Fiat - Quanto sul futuro dello stabilimento».
E «per la trattativa sulle pensioni», continuano le agitazioni in molte fabbriche del paese. A Brescia, soltanto ieri, hanno scioperato i metalmeccanici di più di 100 aziende della provincia, per ribadire soprattutto che «la trattativa deve dare risposte positive a partire dal superamento delle finestre per chi matura 40 anni di contributi». In pratica, con le «finestre» istituite dalla riforma Maroni, chi matura 40 anni di contributi va in pensione comunque lavorando da sei mesi a diciotto in più. Lo spiega Valentino Marciò, delegato all'Iveco di Brescia, dove ieri l'adesione allo sciopero ha toccato punte del 90% tra gli operai. «Qui la gran parte dei lavoratori è vicina ai quarant'anni di contribuzione - dice - E dover lavorare un anno in più, per un turnista alla catena di montaggio, è un problema». Gli scioperi proclamati in molti casi unitariamente dai metalmeccanici chiedono l'abolizione «senza se e senza ma» dello «scalone» della riforma Maroni, che non si ritocchino i coefficienti di calcolo e che venga separata, nei bilanci Inps, la previdenza dall'assistenza. Sempre ieri, fermate di due ore hanno coinvolto diverse aziende lombarde (in particolare nel comprensorio di Legnano), piemontesi e toscane (l'acciaieria Lucchini a Piombino si è fermata per due ore). A Bergamo l'attivo di Cgil, Cisl e Uil ha votato, la settimana scorsa, un documento dalle rivendicazioni del tutto simili a quelle contenute nelle piattaforme dei meccanici. Mentre oggi, a tenere accesa la protesta, ci pensano i lavoratori della Fiat Sata di Melfi, dove sono state proclamate due ore di sciopero.