Un declino inarrestabile

cio’ che resta del….23 di luglio!

 

La politica dei redditi iniziata con gli accordi di luglio ’93 inauguro’ una nuova fase di vita politico-sindacale in cui i costi del risanamento del bilancio statale, dopo la bufera di tangentopoli, vennero scaricati interamente sui lavoratori italiani.

Gli assi portanti di quegli accordi segnarono una profonda sconfitta ed un netto arretramento per tutto il mondo del lavoro italiano: la cosiddetta “concertazione” rimodulava al ribasso tutta una serie di rivendicazioni che nel contesto generale della contrattazione ponevano forti limiti alle potenzialita’ di lotta che la classe comunque sarebbe stata in grado di offrire per traguardi piu’ ambiziosi.

Il quadro politico odierno ci presenta una dimensione in cui il sindacato, nella sua spirale recessiva degli ultimi anni, soffre per una serie di novita’ emerse nell’ultima fase della sua gestione: la sindrome del “nuovo” governo amico a cui obbedire regalando qua e la’ un po’ di propaganda agitatoria, e la nascita del Partito Democratico, soggetto (non unico tra l’altro) su cui puntano molti dirigenti in vista di consolidamenti stabili e sicuri sulla via del nuovo corso di politiche sindacali postconcertative.

La CGIL in primis, essendo parte in causa attiva di tutti questi processi, rivive dunque oggi le sue contraddizioni rese ancor piu’ manifeste dalla compiuta smentita di tutte le sue passate tesi congressuali con cui vendeva la propria immagine di indipendenza politica e di strumento di  difesa “intransigente” dei diritti dei lavoratori e dei pensionati.

Sul versante pensionistico, ormai e’ evidente che piu’ che scalini o scalone si accetteranno le direttive di Bruxelles a cui il ministro Damiano non manchera’ di obiettare e discutere ma di fatto di rendere ,con tutta coerenza del suo “illustre” passato, operative le varie riforme di innalzamento dell’eta’ pensionabile e relativa revisione dei coefficienti di conversione

Si lavorera’ di piu’ e si prenderanno ancor meno soldi una volta andati in  pensione!

Non solo questo: milioni di lavoratori continuano a pagare il prezzo di queste politiche subendo (nel senso letterale del termine) rinnovi contrattuali a dir poco vergognosi .

Il recente rinnovo contrattuale dei vari comparti del pubblico impiego rappresenta l’ennesima marcia indietro rispetto ai  passati proclami di presunta tenuta complessiva generale sul piano salariale e nondimeno normativo. L’aumento concordato sulla cifra dei 101 euro e’ solamente un traguardo raggiunto che pero’ non si sostanzia affatto sulla carta. I lavoratori dello Stato infatti percepiranno dal 1° gennaio 2008 tutti gli arretrati ma ,di fatto, saltando tutto il 2006 ed anche il gennaio 2007. Ed ecco che per magia i 101 euro(articolati ulteriormente per comparti) di prima diventano in media circa 93 a cui verra’ data disponibilita’ economica nella prossima legge finanziaria.

L’aspetto peggiore di tutta la vicenda e’ pero’ l’impegno a triennalizzare la prossima tornata contrattuale attraverso un futuro accordo da stabilirsi entro la fine del 2007; e’ proprio il caso di dire oltre al danno la beffa! La pantomima del mancato accordo a livello confederale su questi passaggi e la definizione di questi come “via sperimentale” non attenuano la gravita’ di tutta questa pericolosissima operazione.

I lavoratori degli altri settori gia’ in effetti subiscono di riflesso la conseguenza di tale nuova impostazione contrattuale la quale, peggiorando visibilmente il vecchio accordo del 23 luglio ’93, non garantisce alcun meccanismo di tenuta salariale maggiormente valido rispetto al passato  sdoppiamento sul biennio economico la’ contenuto.

La sindrome del governo “amico” si e’ peraltro manifestata anche in occasione dello sciopero dei lavoratori del turismo dell’11 maggio scorso. Organizzati diverse settimane prima, i suddetti lavoratori e delegati di riferimento sono stati convocati presso il palalottomatica di Roma alla presenza dei tre segretari generali CGIL CISL UIL ed in un clima di kermesse goliardico-folcloristica si e’ assistito ad una vera e propria convention stile americano in cui , ognuna delle sigle sindacali, sbandierava la propria posizione e la propria “coerenza” di percorso. Un percorso che li ha visti recedere nell’organizzare una vera e sacrosanta manifestazione in cui rendere piu’ visibile la sofferenza di lavoratori con un CCNL scaduto da oltre 15 mesi ed alle prese con una crescente flessibilita’ e precarieta’ che il Governo e’ ben lungi dall’abrogare.

Altro settore estremamente delicato e’ quello dei Multiservizi (pulimento) al quale non viene dato piu’ ascolto da oltre due anni! Puo’ sembrare un paradosso ma e’ anche uno dei piu’ combattivi visto che lo sciopero di due giorni consecutivi articolato su scala regionale ha registrato adesioni pressoche’ bulgare nelle pur varie e frammentate realta’ lavorative nonostante una piattaforma di rinnovo estremamente debole sul piano rivendicativo.

Sul piano generale della contrattazione il mondo sindacale e’ dunque in vero subbuglio: da una parte una dirigenza alle prese con poca piu’ “roba” da vendere nelle poche assemblee fatte e dall’altra lavoratori che cominciano a capire quali cocenti delusioni hanno ormai subito in quest’ultimo anno.Tutto questo mentre all’orizzonte si profila un altro triste capitolo successivo: la futura Conferenza di Organizzazione in cui tutto l’apparato CGIL si prepara definitivamente a fare tabula rasa di un secolo di storia.

 

PELLEGRINI ENRICO Filcams Venezia

 

AREA RETE 28 APRILE VENETO