Un attivo deludente - R28A Roma-Lazio
Si è svolto ieri a Roma, all’ex cinema Caprinica, l’Attivo regionale del Lazio di quadri e delegati CGIL CISL UIL.
Un attivo come tanti, se non fosse stato per la presenza dei 3 segretari generali di CGIL CISL UIL e per l’ordine del giorno, riguardante la trattativa in corso tra governo e parti sociali sul Welfare in generale e le pensioni in particolare.

Dal punto di vista del metodo, è stato un attivo assolutamente “blindato”, impermeabile alla partecipazione dei delegati di azienda e incentrato sugli interventi di Epifani, Angeletti e Bonanni, coadiuvati soltanto dagli interventi di tre segretari regionali di categoria (commercio, funzione pubblica e pensionati). Nessuno spazio per le categorie industriali e neppure per le aziende in sciopero a sostegno della piattaforma sindacale, alcune delle quali, peraltro, presenti all’iniziativa con un proprio volantino.

Ma anche nel merito, le posizioni espresse sui contenuti della vertenza e sull’evolversi della trattativa, non sono sembrate in sintonia con le necessità del momento e la mobilitazione che serve per far cambiare posizione al governo.

Sostanzialmente si è sostenuto che:

• I tempi del DPEF (28 Giugno) sono vincolanti per la trattativa perché oltrepassarli significherebbe dover affrontare maggiori difficoltà con l’Europa.
• Il problema dei coefficienti è rinviabile ad un’apposita commissione che ne studi uno sviluppo “intelligente” e differenziato.
• L’innalzamento dell’età pensionabile può essere accettato purché sia incentivato e non obbligatorio.
• L’aumento delle pensioni minime e delle tutele per i giovani e i disoccupati sono elementi prioritari per dare un segno positivo all’esito della trattativa.
• Sull’eventuale accordo è necessario che i lavoratori possano dare un giudizio.

Valutiamo queste posizioni complessivamente deludenti.

Se l’analisi fatta e ripetuta in tutti gli interventi, evidenzia che il sistema previdenziale è in equilibrio, che c’è una situazione di sofferenza nei redditi dei pensionati e dei lavoratori dipendenti, che la precarietà è una degenerazione del sistema che indebolisce la coesione sociale e anche lo sviluppo del paese, non si può poi non essere conseguenti con queste posizioni, alimentando e sviluppando quel movimento di lotta di lavoratrici e lavoratori che si sta manifestando in questi giorni a sostegno della piattaforma presentata.

I rischi sono grandi, come grandi sono le aspettative del mondo del lavoro dipendente.

Un esito deludente di questa trattativa, cioè la sostanziale accettazione dell’aumento dell’età pensionabile e la diminuzione del valore reale delle pensioni future, porterebbe una crisi profonda nel rapporto tra i Sindacati e i ceti sociali più deboli che essi rappresentano.
Sull’eventuale accordo non basterà una semplice e generica consultazione. Il Referendum, come e meglio che nel ’95 per la Riforma Dini, deve essere lo strumento di valutazione finale dell’accordo dopo una campagna di discussione di massa in tutti i luoghi di lavoro.
Rete28 Aprile Roma-Lazio

22 Giugno 2007