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Ieri (19 giugno) è iniziata la volata tra governo e
parti sociali per la conclusione della trattativa che
dovrebbe portare all'ennesimo smembramento del sistema
previdenziale pubblico.
Certo si sono registrati dei distingui
(più di forma che di sostanza) tra le parti sedute al tavolo ma tutti sono
d'accordo a concludere e velocemente.
E già questo fa pensare. Essere
d'accordo a concludere velocemente sottintende che le parti
hanno già un canovaccio di accordo e che comunque non
considerano così distanti le rispettive posizioni.
E poi, cosa è tutta questa fretta ?? A
sentire Prodi "è il paese che chiede con insistenza una
rapida soluzione", mentre Cgil Cisl Uil affermano che i
lavoratori devono sapere per tempo quando andranno in
pensione (ora, più tardi, mai) e non glielo si può dire a
fine anno.
A conti fatti la colpa di tanta fretta
sarebbe dei lavoratori i quali, in realtà, volevano ben
altro ... l'abolizione dello scalone in primo luogo ed il
rifiuto di qualsiasi logica che fa cadere sulla previdenza
le brame di risorse da parte del Governo di turno. Questioni
che un sindacato "normale" avrebbe posto con forza già mesi
orsono se solo si fossero sentiti i lavoratori.
La prima vera discussione al tavolo
apertosi ieri ha
ruotato sui costi dell'accordo.
Il Governo spara cifre da capogiro ...
(abolire lo scalone e passare agli scalini costerà 10
miliardi di euro, anzi no, forse 9 miliardi o 5 miliardi)
... quindi per fare l'accordo bisogna trovare i soldi.
I sindacati rintuzzano dicendo che le
cifre sono campate in aria, che passare dallo scalone agli
scalini costerà molto meno e che comunque i soldi già ci
sono e sarebbero in quel 0,3 in più di contribuzione che
è stato caricato da quest'anno sulle retribuzioni dei
lavoratori (1 miliardo di euro all'anno che per i prossimi
10 anni fa 10 miliardi). Epifani ricorda che su quei soldi
c'era l'impegno del Governo a dirottarne una parte a sostegno alla previdenza
.. (sic) ... (Epifani non se ne è accorto
ma così ci ha informato che era tutta una balla quel 0,3%
che i sindacati ci spiegavano servire per salvare l'Inps e
che quei soldi sono invece stati intascati dal Governo come
nuova e cospicua entrata, a carico dei lavoratori, per
sostenere il bilancio dello Stato).
Una prima riflessione:
Cosa centrano questi calcoli sui costi
dello scalone, visto che si parla di fondi pensionistici
finanziati dai versamenti dei lavoratori, e visto che tutti
dicono (Inps compresa) che il fondo lavoratori dipendenti è
in attivo e che manterrà il suo equilibrio economico ancora
per almeno altri 10 anni. Un equilibrio che sarebbe reso
ancor più solido se si abolisse la legge 30, si dividesse
finalmente (come promesso fin dalla controriforma Dini) la
previdenza dall'assistenza, si facesse una seria lotta
all'evasione contributiva ed infine se la si smettesse di
insistere nel ridurre il prelievo contributivo (e fiscale) a
carico delle imprese dallo straordinario o dal salario di
produttività.
L'unica cosa che si capisce in realtà è che dietro
alla parola "costi dell'operazione" va invece letta la cifra
che il Governo pensa di intascare dall'operazione
sull'innalzamento dell'età pensionabile. Un cifra che il
Governo considerava già incamerata e che deve recuperare in
altro modo e comunque nel caso si passasse dallo scalone
agli scalini.
Già questo mette le cose in chiaro. A
guardare le cose da vicino si capisce subito che oggetto
della trattativa è praticamente e solo come garantire allo
stato le risorse che intendeva intascare con lo scalone di
Maroni e che perderà in parte se ci si limitasse ad
introdurre degli scalini. Le nostre pensioni entrano in
gioco solo perchè è da lì che si intende far uscire i soldi.
Non è infatti un caso che il primo punto
della trattativa siano stati i cosiddetti "costi
dell'operazione".
Per uscire dal linguaggio fiorito ed
elaborato dei nostri Governanti e dei nostri sindacalisti,
la cosa potrebbe essere tradotta in questo modo ..... "Ma
come ?! Noi, grazie allo scalone Maroni, avevamo già fatto
affidamento di avere qualche miliardo di euro in più nelle
disponibilità dello Stato, lo abbiamo già detto anche alla
Commissione Europea. Se si abolisce lo scalone non potremo
più contare su questo extragettito, ed anche se passiamo
agli scalini il gettito si riduce. Si può mettere mano alla
nostra idea originaria sulle pensioni, ma da qualche parte
questi soldi devono comunque saltare fuori, ovviamente
sempre dal bilancio previdenziale"
Siamo ovviamente basiti dal
come i nostri sindacati si siano allineati ad un
ragionamento che mette al centro le compatibilità
ragionieristiche e gli obiettivi di bilancio dello stato.
Nella posizione sindacale manca
qualsiasi coscienza della posta in gioco.
Si parla di pensioni e quindi andrebbe
verificata prima e sopratutto la tenuta del sistema, e visto
che tutti (sindacati compresi) nei loro convegni parlano di
tenuta del sistema previdenziale, la questione da porre è
semmai se si è d'accordo o meno ad ulteriori tagli o
smantelammenti del sistema.
Ma di questo punto di vista non vi è
traccia nelle posizioni espresse da Cgil Cisl Uil. L'unica
vera polemica da loro sollevata entra nel campo dei costi,
per Cgil Cisl Uil, molto più bassi di quel che dice il
Governo.
Ma intanto hanno accettato di parlare di
costi e così facendo, hanno accettato il piano del confronto
così come lo ha imposto il Governo.
All'interno di questo quadro perde ogni consistenza qualsiasi distinguo sui modi con cui
"riformare il sistema previdenziale", perchè alla fine tutti
sono d'accordo ad innalzare l'età pensionabile ed a far
entrare nell'agenda la riduzione dei coefficienti, perchè il
vero obiettivo è non far mancare le entrate attese dal
Governo.
Le dichiarazioni sindacali dopo
l'incontro di ieri (19 giugno):
Guglielmo Epifani (Cgil) - "Avremmo
preferito - ha aggiunto - che i dati sui costi del
superamento dello scalone ci fossero stati consegnati,
invece di leggerli sui giornali. Sarebbe stato piu' elegante"...
Sulla questione dei risparmi da realizzare anche tramite
l'accorpamento degli istituti previdenziali ..... "Noi
siamo disponibili a tutti i risparmi che si possono
conseguire. La disponibilita' dei sindacati e' a condizione
che si facciano sinergie. Quello che abbiamo chiesto e' che
si vada rapidamente a una diversa forma di governo degli
istituti previdenziali. Con un comitato strategico composto
dalle parti sociali e un amministratore delegato che sia
eletto dal governo, magari sentito il comitato strategico".
Dunque una sorta di "governance duale" tra esecutivo e parti
sociali.
Raffaele Bonanni (Cisl) - "Senza
colpi bassi, credo che l'accordo si potra' fare. la
questione non sta andando proprio male, sta andando benino:
se si mettono al riparo dall'aumento dell'eta' coloro che
fanno turni e lavori usuranti si puo' concludere in una
settimana, dieci giorni. Siamo disponibili all'aumento dell'eta'
con gli incentivi. Sulla rivalutazione delle pensioni
occorre ogni anno un aumento legato all'andamento del Pil''.
Luigi Angeletti (Uil) - E' meno ottimista degli altri
- ''C'e' ancora molto lavoro da fare, le posizioni del
governo devono cambiare in maniera significativa''. Oggi
abbiamo spiegato le nostre ragioni (quali ?????).
Giovedi', alla ripresa del tavolo, il governo ci rispondera'.
E'una trattativa difficile, anche per le diverse posizioni
nel governo''.
Come si vede le dichiarazioni sindacali
ruotano tutte attorno alla necessità di un accordo, ma non
dicono quale accordo sono disponibili a firmare.
Non sanno neppure cosa vogliono i
lavoratori non essendo andati a sentirli ma continuano a
parlare in loro nome, senza dire nulla in realtà. Da scavati
e fini sindacalisti tengono le carte in tasca, ben nascoste,
anche a noi.
Ma in realtà c'è poco da sperare. Ormai
è chiaro che tutti sono d'accordo ad innalzare l'età
pensionabile e che in un modo o nell'altro si dovrà mettere
mano anche ai coefficienti semplicemente perchè tutti sono
d'accordo che i costi dell'operazione (o meglio le minori
entrate dello Stato a fronte di un dilazionamento
dell'operazione così come l'aveva pensata Maroni) devono
essere coperti con un secco rastrellamento dalle casse
previdenziali.
Alla fine la trattativa è stata aggiornata al 21 giugno, con
un Governo che dichiara alla stampa tutta la sua
soddisfazione per i passi avanti che questo primo
incontro ha prodotto. Il Governo ha motivi per essere
contento, in fin dei conti in questo primo incontro è
riuscito ad affermare come la trattativa deve risolvere il
problema delle coperture per le mancate entrate previste dal
Governo e non certo le aspettative dei lavoratori.
Quindi, tutti quelli seduti a quel
tavolo, stanno discutendo (pur con qualche distinguo) di cosa vuole il Governo e non di
cosa vogliono i lavoratori.
Certo Cgil Cisl Uil si atteggiano a
portavoce del mondo del lavoro, ma lo fanno per presunzione
e per innata autorefernzialità, non avendo avuto il
coraggio, prima che questi incontri iniziassero, di andare a
sentire la voce dei lavoratori e di coinvolgerli nella
definizione di quella che avrebbe potuto e dovuto essere una
piattaforma sindacale da presentare al Governo.
Tutto il modo con cui si sta conducendo
da parte dei nostri vertici sindacali questa trattativa non
fa che dimostrare il vuoto di rappresentatività di una
burocrazia più attenta ai richiami del Governo amico che non a
rappresentare i bisogni dei lavoratori (che sono anche
bisogni di partecipazione).
Le sinistre sindacali (di base e Cgil -
a parte Lavoro e Società su cui stendiamo un velo pietoso
visti i suoi ormai datati silenzi, utili solo a non mettere
in fibrillazione la sua delicata struttura che sopravvive
solo grazie al grazioso interessamento della maggioranza Cgil), molte RSU ed assemblee di luogo di lavoro, hanno
già messo in campo l'urgenza e la possibilità di una proposta
diversa, e di una più convinta iniziativa contrattuale e vertenziale in difesa della pensione pubblica.
L'accelerazione ora imposta dal Governo
e da Cgil Cisl Uil non ci lascia molto tempo ma crediamo che
vada attivato un percorso unitario e partecipativo di tutte
quelle forze che si oppongono all'ulteriore bidone sulle
pensioni.
Ed infine, se un accordo ci sarà questo
dovrà essere portato al voto dei lavoratori tramite
referendum, ma anche questo andrà conquistato perchè nessuno
riconoscerà questo diritto ai lavoratori se non lo si
conquisterà.
E' dalle sinistre sindacali, è dalle
loro rappresentanze di base (Rsu) che i lavoratori possono
trovare percorsi nuovi ed efficaci per dar forza alla loro voce sull'accordo
e sul diritto ad esigere percorsi democratici di decisione e
partecipazione che sono sistematicamente negati dalle
burocrazie sindacali.
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