Pensioni: 10 giorni di tempo. Da oggi si fa sul serio ...

ma tutto nei corridoi: Ministri (ex sindacalisti) che parlano con sindacalisti (che sperano di diventare ministri)

Assolutamente assente la voce dei lavoratori.

CGIL CISL UIL procedono verso un accordo senza averne avuto alcun mandato.

Per conto di chi firmeranno l'accordo sulle pensioni ? Non in nome nostro.

 

Oggi partono i 10 giorni che il Governo ha indicato (ed i sindacati sostanzialmente accettato) che dovranno portare all'accordo sulle pensioni.

Questa stretta sui tempi del confronto sulla previdenza è stata decisa in occasione dell'incontro tra Governo e parti sociali del 15 giugno scorso sui temi del prossimo DPEF.

 

Un incontro che già ha regalato a Confindustria (che intasca e ringrazia) tutto ciò che questa aveva chiesto. Oltre alla conferma della riduzione del cuneo fiscale (che sarà attivo da luglio), per altro recentemente esteso (con 1,1 miliardi di euro di costo aggiuntivo, anche alle banche ed assicurazioni, Confindustria intasca la conferma della legge 30, almeno 600 milioni di euro per la detassazione degli straordinari, ed altri (da quantificare) per la detassazione del salario variabile legato alla contrattazione decentrata.

Un risultato quantitativamente importante per i padroni è che da gambe materiali all'operazione di destrutturazione della contrattazione e del salario che rimane obiettivo di un'altro tavolo concertativo aperto in parallelo a quello previdenziale.

A riguardo è preoccupante constatare come su queste materie la reazione sindacale sia stata praticamente nulla, il che la dice lunga sugli affidamenti che già pesano sulle conclusioni del confronto su produttività e contrattazione.

 

Ma, tornando alle pensioni, il Governo non ha solo imposto i tempi per un accordo ma ha di fatto ancor meglio precisato i propri obiettivi. Aumento dell'età pensionabile (scaglionando il raggiungimento dei 60 anni) e riduzione dei coefficienti.

Oggi (lunedì) il Governo produrrà una nota scritta a Cgil Cisl Uil dove saranno meglio pecisate queste sue proposte e si aspetta che entro martedì Cgil Cisl Uil faranno pervenire (in forma scritta) una risposta scritta con le loro eventuali osservazioni.

Cgil Cisl Uil si sono per altro già spese favorevolmente sulla proposta di concludere un accordo entro il prossimo 28 giugno (un accordo oggi è meglio di un non accordo domani .... sic) e non ci rimane che vedere (come spettatori ovviamente, perchè nessuno ha intenzione di andare a sentire cosa ne pensino i lavoratori) con quali aperture i sindacati cercheranno un accordo che salvi capra (il Governo) e cavoli (la loro reputazione di fronte ai lavoratori).

 

Le dichiarazioni sindacali all'uscita dell'incontro col Governo del 15 giugno scorso non lasciano intravedere nulla di buono. Si celebra la disponibilità Governativa per il superamento dello scalone accettando però di fatto la scelta dell'allungamento dell'età lavorativa. Sui coefficienti non si è più sentito un NO alla loro modifica ma la richiesta di attenzione sui metodi con cui si toccheranno i coefficienti, metodi che non devono portare a "soluzioni grezze". Tutto fa pensare che la mediazione su cui si sta lavorando non sia molto distante da quella che Fassino si è lasciato sfuggire in una delle sue recenti esternazioni. Fassino, dicendosi ormai sicuro di un accordo sulle pensioni, palava infatti di scalini e di congelamento dei coefficienti. Fassino parlando di congelamento voleva rincuorare tutti sul fatto che non si sarebbe proceduto ad una loro riduzione ma probabilmente pensa di avere a che fare con gente poco istruita. Forse Fassino è in buona fede (forse ha solo ripetuto una frase messagli in bocca a qualche esperto economista senza averla capita) ma "congelare" una percentuale vuol dire trasformarne il valore in cifra fissa che rimane (appunto) congelata alla data attuale, senza più rivalutazione, condannata quindi a produrre risultati economici sempre più ridotti col passare del tempo (ci ricordiamo degli scatti di anzianità, e della modifica sul sistema di calcolo del TFR ??. Noi si, Fassino No).

 

Vedremo ora (se qualcuno lo renderà pubblico) quale sarà il contenuto della nota scritta che oggi il Governo invierà a Cgil Cisl Uil, così come vedremo (se Cgil Cisl Uil le renderanno pubbliche) quale saranno le osservazioni sindacali sulla nota Governativa ma, a guardare le tiepide e generiche prime posizioni sindacali,  tutto fa pensare che sostanzialmente le basi di un accordo ci siano già.

 

Da questa partita, tutta giocata nei piani alti dei salotti ministeriali e sindacali, il soggetto assolutamente assente sono i lavoratori.

Ai lavoratori non è stata data la possibilità di valutare una piattaforma sindacale (anche perchè nessuna piattaforma è stata presentata) e tanto meno hanno avuto la possibilità di contare nella definizione di un mandato da consegnare ai loro rappresentanti (anche perchè nessuna consultazione si è effettuata).

Rimangono però le numerose prese di posizione da parte di RSU, di lavoratori in assemblea che hanno indicato a Cgil Cisl Uil paletti precisi sulla conduzione della trattativa.

Ma quel poco che dal mondo del lavoro è uscito nel tentativo di farsi sentire da chi li dovrebbe rappresentare è rimasto inascoltato. I vertici dell'organizzazione sindacale sembrano più che altro interessati a dare stampelle (magari limitandosi ad emendare le più rozze posizioni governative) al governo Prodi, disperatamente alla ricerca di percorsi che lo salvino agli occhi dei poteri forti e dagli impegni che l'Europa finanziaria pretende vengano isolti.

 

La discussione sulle pensioni è aperta ormai da mesi. Cgil Cisl Uil avevano tutto il tempo per andare dai lavoratori, per costruire assieme e ricevere da loro un mandato su cui trattare. Hanno invece imbottito la discussione di questioni general generiche e puramente metodologiche, perdendo tutti questi mesi a lamentarsi che ancora il Governo non aveva messo nero su bianco una sua proposta (come a dire che i nostri preparatissimi vertici sindacali non si erano accorti di quanto già tutti si sapeva).

 

La questione quindi, oggi, non è più solo sul merito dell'accordo previdenziale o dell'accordo sulla produttività-contrattazione (su cui ancora ci sarà da intervenire) ma anche di come vogliamo debba essere il sindacato dei prossimi anni. Si riapre cioè tutto un vasto problema di democrazia e di regole di funzionamento dell'organizzazione sindacale.