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A
partire dal 19 giugno scatta il conto alla rovescia del
governo, che dà a se stesso e alle parti sociali 10 giorni
di tempo per trovare un accordo sulle pensioni entro e non
oltre la presentazione del Dpef, cioè il 28 giugno. Questa
la scommessa dell'Esecutivo, rilanciata oggi ai sindacati
durante l'incontro a Palazzo Chigi. Un incontro nel corso
del quale i rappresentanti del governo non hanno avanzato
proposte specifiche sulla questione dello scalone Maroni e
sulla revisione dei coefficienti contributivi, demandandone
la discussione al tavolo sulla previdenza. S'è parlato,
invece, di aumento delle pensioni basse: l'ipotesi è di
destinarvi 1,3 miliardi di euro. Tiepida la reazione dei
sindacati: un mix di apertura e preoccupazione di fronte
all'ennesima ultima spiaggia.
"Oggi entriamo nella fase finale di un percorso di
concertazione che il governo ritiene decisiva", ha detto il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta
al termine della riunione con le parti sociali. "L'obiettivo
del governo e' quello di chiudere entro il Dpef un accordo
con le parti sociali", ha affermato Letta. Gli obiettivi
sono "un sostegno a favore dei pensionati piu' bassi e ai
giovani che - ha proseguito - affrontano un mercato del
lavoro contraddistinto da molta precarieta'. Accanto a
questi elementi, l'impegno sulla produttivita' e a dare
stabile e duraturo equilibrio a un sistema previdenziale che
ha bisogno di alcuni aggiustamenti. Non si parla di riforma
ma di aggiustamenti a sistema gia' riformato". Dunque Da
martedi' 19 giugno partira' una trattativa ''no stop''. ''I
prossimi dieci giorni - ha concluso Letta - saranno
decisivi. Gli aggiustamenti sono minimi. Li decideremo
insieme con le parti sociali''.
Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha spiegato nella
conferenza stampa che il governo intende superare lo
'scalone' della riforma Maroni introducendo elementi di
gradualità. E che le risorse per farlo arriveranno dalla
razionalizzazione della spesa, in particolare
dall'accorpamento degli enti previdenziali. "Intendiamo
superarlo - ha detto - sostituendolo con una modalità
graduale, quale saranno le ipotesi dipende dalle risorse
aggiuntive che saremo in grado di reperire". Per quanto
riguarda la rivalutazione delle pensioni, invece, sembra
esserci qualche certezza in più: "piu' della meta'
dell'extragettito, 1,3 miliardi, - ha detto il ministro alle
parti sociali - sara' destinato alla rivalutazione delle
pensioni piu' basse per una platea di piu' di 2 milioni di
pensionati". Mentre 600 milioni andranno in politiche per i
giovani: "buona occupazione, previdenza (cumulo di tutti i
periodi di contribuzione a qualsiasi fondo, riscatto agevole
della laurea, contribuzione figurativa) protezione sociale".
Damiano ha poi aggiunto che il governo intende sostenere le
forme contrattuali di secondo livello, incentivando il
salario di produttivita': e' una delle proposte del Governo
alle parti sociali insieme - spiega il ministro - a una
rimodulazione della contribuzione degli straordinari ''con
una aliquota piu' bassa e uguale'' per tutti i settori.
Epifani: accordo prima del Dpef è solo 'primo tempo'
C'e' nel Paese un clima generale di 'sfiducia' non solo al
Nord ma anche nel Mezzogiorno: se Governo e parti sociali
non raggiungeranno un'intesa, 'ci perdiamo tutti'. E' quanto
ha detto, all'incontro col Governo, il segretario generale
della Cgil Guglielmo Epifani, invitando anche a non
dimenticare il problema del Mezzogiorno. La proposta
illustrata oggi dal governo sul Dpef rappresenta, per
Epifani, 'un onesto punto di partenza', riportano le
agenzie. 'Ma - avrebbe sottolineato Epifani durante
l'incontro - e' meglio affrontare subito lo scalone senza
lasciare i lavoratori nell'incertezza'. Epifani insiste,
però, sulla necessita' di trovare al piu' presto una
soluzione per lo scalone: ''Non si puo' arrivare al 30
dicembre senza sapere se il primo gennaio 2008 ci sara' o
non ci sara' lo scalone'', ha detto nel corso della
conferenza stampa a Palazzo Chigi. Per quanto riguarda le
proposte ascoltate oggi, ''le cifre- ha sottolineato ancora
Epifani- non sono grandi, sono quelle che sono, ma dobbiamo
lavorare con quello che c'e'. E si puo' lavorare con quello
che c'e' se questo e' il primo tempo di una partita. Questo
e' un percorso che deve continuare perche' un conto e' dire
che oggi le risorse consentono questo e poi si prosegue il
percorso per la difesa del reddito e delle pensioni, un
conto e' dire che ci si ferma qui''. Per questo, ''abbiamo
percio' chiesto- ha aggiunto Epifani- di considerare queste
come scelte che dovranno allargarsi nel futuro''.
La proposta di superare lo scalone trovando risorse grazie
all'accorpamento degli enti previdenziali non piace, però,
alla Cisl. Il segretario generale della Cisl, Raffaele
Bonanni, boccia infatti il "Super-Inps":"e' una proposta
inquietante, mi pare un'idea che non ha nulla alle spalle,
con e' ricevibile". Per il segretario della Cisl invece "e'
positivo che si sia fatta chiarezza sull'uso del 'tesoretto'"
che va a sostenere il secondo livello di contrattazione, il
riscatto della laurea, gli ammortizzatori sociali.
Tra la proposta del Governo e la linea della Uil sulle
pensioni "ci sono distanze ancora significative". E' quanto
ha detto, infine, il segretario generale della Uil, Luigi
Angeletti, aggiungendo che per trovare un accordo "occorre
un lavoro molto duro". Angeletti ha spiegato che "tra gli
obiettivi, tutti condivisibili, e le risorse c'è una
distanza considerevole". Il leader della Uil ha ricordato
che "ci sono più di 15 milioni di pensionati: non credo che
la soluzione prospettata risolva i loro problemi". Angeletti
ha affermato che "bisogna pensare a un impegno strutturale,
negli anni, che parli a tutti loro. E la stessa cosa - ha
concluso - vale per gli ammortizzatori sociali". |