Prc: «Tfr, altri sei mesi.
Opzione verso l'Inps»
Presentata ieri alla stampa la proposta di legge

Fabrizio Sebastiani
Il confronto sulle pensioni si arricchisce di due nuovi elementi: da una parte la "scoperta" di un altro tesoretto dormiente nel bilancio Inps di circa 3 miliardi, e dall'altra la proposta del Prc di prorogare di sei mesi il periodo utile per la scelta dei lavoratori su dove collocare il Trattamento di fine rapporto. Il motivo è semplice. Visto che la scelta attiva è stata fatta a tutt'oggi da circa il 10% dei lavoratori che ancora non avevano aderito ai fondi di categoria, quindi la stragrande maggioranza, il famoso silenzio-assenso rischia di coprire ampie fasce di dissenso. Nelle valutazioni degli esperti il silenzio-assenso potrebbe riguardare circa tre milioni di persone. «Il silenzio è solo silenzio e la norma del silenzio-assenso per il confereimento del Tfr alla previdenza complementare deve essere rivista», ha detto la sottosegretaria al lavoro Rosy Rinaldi. Secondo una ricerca svolta dal Centro Studi Strategici ABCapital il 70% dei dipendenti privati non ha ancora deciso. In pratica, 7 milioni e mezzo i lavoratori tentennanti su un totale di 11 milioni. Secondo Rosario Cerra, presidente di ABCapital, l'indecisione è «frutto di uno squilibrio tra domanda e offerta indotto da un sistema che promuove automatismi non sempre virtuosi».
Il Prc, che ieri ha presentato le sue carte nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il capogruppo Giovanni Migliore, il deputato Maurizio Zipponi, oltre alla Rinaldi, va anche oltre e propone di estendere la possibilità di adesione al Fondo Inps, in modo da rendere l'istituto di previdenza «uno dei soggetti in campo sulle pensioni». L'Inps, poi, avrebbe il vantaggio di prevedere costi di gestione anche di un terzo inferiori a quelli dei fondi negoziali.
Anche in questo caso, il presupposto da cui parte il ragionamento del Prc è il flop dei fondi-pensione, sui quali il ministro del Lavoro Cesare Damiano si è speso parecchio. Lo scarso appeal dei fondi negoziali potrebbe essere la spia di un bisogno di maggiore protezione previdenziale da parte di un fondo pubblico, che, come ha spiegato Zipponi, garantirebbe se non gli interessi quantomeno il capitale, indipendetemente dall'andamento del mercato. L'Inps ha già costituito il suo fondo denominato FondInps il cui statuto è analogo a quello dei fondi di origine contrattuale sia per quanto concerne le modalità di gestione, i doveri ed i diritti degli aderenti ed è sottoposto allo stesso organo di controllo: il Covit. «La nostra proposta - spiega Zipponi - prevede che al FondInps possono aderire tutti i lavoratori e le lavoratrici e quindi conferirvi il Tfr e le quote salariali previste dai contratti nazionali di categoria a carico del lavoratore e del datore di lavoro».
«La normativa in essere riserva a tale fondo un ruolo marginale in quanto vi possono aderire solo lavoratori e lavoratrici appartenenti a categorie che non hanno ancora costituito il fondo», aggiunge.
Altra novità della proposta, infine, è la reversibilità dell'adesione ai fondi previdenziali.
Sul tesoretto Inps, infine, è intervenuto il segretario del Prc Franco Giordano.
«Dopo che per lungo tempo si è parlato di possibili conflitti generazionali, si scopre incredibilmente che il risultato economico di esercizio 2007 dell'Inps è in attivo di oltre 3 miliardi e 109 milioni, più di quanto - afferma Giordano - era stato messo in conto per l'intera trattativa sul risarcimento sociale. Ora non ci sono più alibi. La trattativa si può fare rispettando alla lettera quanto concordato nel programma: vale a dire con l'abbattimento integrale dello scalone e aumenti consistenti delle pensioni minime e più basse, nonchè con un intervento deciso contro tutte le forme di precarietà, a cominciare con i contratti a termine». Secondo Giordano, «non ci possono essere più tentennamenti o indecisioni. È cominciata la stagione del risarcimento sociale».


13/06/2007