Montezemolo alza il prezzo: giù le tasse e non toccare la 30
Antonio Sciotto
Roma

 
Il presidente degli industriali Luca Cordero di Montezemolo torna a battere cassa, e ieri di fronte all'assemblea dell'Assolombarda ha snocciolato le priorità della Confindustria: innanzitutto giù le tasse alle imprese, a cominciare dall'Ires, e poi decontribuire e detassare straordinari e aumenti di secondo livello, per far ripartire la «produttività». Ma, soprattutto, «non toccare la legge Biagi per motivi ideologici: è uno strumento di flessibilità che ha dato risultati eccellenti di sviluppo e occupazione». Montezemolo ha aggiunto che «è uno scandalo che solo lo 0,8% degli italiani dichiari oltre 100 mila euro», e sul «calo a chi le tasse le paga veramente» propone - «finora inascoltato» - che le imprese rinuncino «a 6 miliardi di incentivi» pur di vedersi «tagliare l'Ires di 5 punti e mezzo». Il ministro Pierluigi Bersani ha colto la palla al balzo, non senza una «puntura»: «Ci dica l'elenco esatto degli incentivi - ha replicato - e poi è fattibile».
Ecco il patto della «produttività e flessibilità» proposto ai sindacati, augurandosi «non dicano solo no» : «La produttività è una vera emergenza - ha spiegato - Bisogna ampliare gli spazi di flessibilità, ridurre il costo contributivo e fiscale degli straordinari, incentivare la contrattazione di secondo livello per legare gli aumenti salariali ai risultati delle aziende». E «la legge Biagi non si tocca: è un elemento fondamentale di competitività».
Le risposte più interessanti a Montezemolo sono state date proprio da Damiano: «La legge Biagi - ha spiegato - io non ho mai proposto né di cancellarla né di abolirla ma solo di cambiare gli strumenti che non funzionano o sono inutili». «La proposta dell'Unione - ha continuato - è infatti quella di cancellare le forme più precarizzanti, come lo staff leasing». Damiano si è poi chiesto «il motivo per cui gli imprenditori accusino il governo di ideologia» quando ad esempio nella vicenda dei call center l'esecutivo ha applicato la legge 30 con il consenso delle imprese. Infine, ha ricordato «le proposte per gli interventi su sovracontribuzione degli straordinari e incentivi al salario di secondo livello avanzate al tavolo con le parti sociali».
In effetti in questi giorni si inseguono notizie e indiscrezioni sulle modifiche che il ministro si proporrebbe sulla legge 30: quel che è certo - smentita di pochi giorni fa - è che non intende portare i contributi dei parasubordinati al 33%, ma - ipotizzava ieri il Sole24Ore - prima al 25%-26% (dall'attuale 23,5%), per poi arrivare al 30%. Abbassando di uno-due punti quelli sul lavoro subordinato (oggi al 33%), così da avvicinare i costi. Introdurrebbe la totalizzazione e la copertura figurativa per i precari, oltre a un innalzamento dell'indennita di disoccupazione (pare al 60% dall'attuale 50%), ma rimarrebbe in piedi l'ingiustizia di privare dei veri e propri dipendenti (quali sono i parasubordinati) di contratti a tutela piena (a partire dall'articolo 18): insomma il governo dell'Unione, come già anticipato con la circolare sui call center, si propone di istituzionalizzare un mercato parallelo di «lavoratori usa & getta» quali sono i cocoprò, seppure rendendoli più costosi. Un intervento che renderebbe quasi inutile mettere un tetto ai contratti a termine - come si propone il governo ma con la contrarietà di Confindustria - dato che le imprese avrebbero sempre da attingerea allo sconfinato mercato dei cocoprò. Infine Damiano vuole cancellare job on call e staff leasing: operazione meritoria, certamente, ma che cambia poco nel concreto perché non li usa nessuno. Senza contare che tanto parlare sull'aumento dei contributi a fronte di maggiori tutele sbatte con una realtà abbastanza triste: il governo non ha ancora emesso il decreto attuativo per l'estensione della maternità alle parasubordinate, annunciato in pompa magna già 5 mesi fa con la finanziaria