I meccanici preparano lo sciopero, ma Epifani apre sugli «scalini» e chiede di affrettare il tavolo
Pensioni, la lotta di Fiom e Uilm
Il pressing di Damiano: senza accordo il governo potrebbe procedere da solo. E in Francia Sarkozy defiscalizza gli straordinari
Antonio Sciotto
Roma

 
Fiom e Uilm si apprestano a lottare in difesa delle pensioni dei lavoratori italiani: le due organizzazioni dei metalmeccanici hanno intenzione di convocare nei prossimi giorni le Rsu, in modo da indire una due giorni di sciopero nazionale (il 21 e 22 giugno) con almeno due ore di stop nelle fabbriche. Il comitato centrale Fiom è stato chiaro: pensione a 57 anni e 35 di contributi, no al ritocco dei coefficienti e alla chiusura delle finestre. La Fim, per il momento, non pare esserci, almeno a livello di segreteria: si spera invece che le Rsu aderiscano con slancio. L'intenzione di Fiom e Uilm era quella di indire uno sciopero nazionale dei meccanici, di almeno tre ore, ma la Fim ha purtroppo frenato: adesso la parola passa ai delegati. Al contrario, la Cgil si dice orientata a trattare per la trasformazione dello «scalone» Maroni in «scalini»: un aumento dell'età graduale rispetto agli attuali 57 anni e 35 di contributi, superando il salto brusco a 60 anni previsto dal prossimo 1 gennaio.
L'intenzione è emersa nel corso della Direzione nazionale Cgil di due giorni fa, quando il leader Guglielmo Epifani - esprimendo la preoccupazione sulla tenuta del governo, anche in relazione all'affaire Visco - ha dato disponibilità a discutere le ipotesi sul tavolo. Fatto salvo, ha aggiunto, possibili esclusioni per i lavori usuranti e nel contesto più generale della discussione su finestre e coefficienti. Contrario all'ipotesi di ammorbidimento dello «scalone» si è invece dichiarato Luigi Angeletti, segretario Uil, ricordando che «il sindacato contro lo scalone ha già fatto uno sciopero generale e le motivazioni non sono cambiate», essendo gli scalini «una soluzione solo attenuata». Tradizionalmente favorevole all'aumento dell'età è invece la Cisl, che ieri con il segretario Pier Paolo Baretta è tornata a chiedere di «accelerare al massimo il confronto, per chiudere entro il Dpef». Richiesta avanzata anche da Epifani: «Se dobbiamo arrivare a un'intesa entro fine giugno, prima del Dpef - ha detto il segretario Cgil - dobbiamo avere almeno due settimane piene di confronto. Altrimenti si tratta di una finta trattativa, che non porterà a nulla di buono». Epifani, comunque, ha aggiunto che «l'età pensionabile deve restare a 60 anni per le donne».
Il ministro del lavoro Cesare Damiano ha ribadito che il governo ha l'obiettivo di chiudere i tavoli entro fine giugno per non «accavallare la concertazione con la discussione del Dpef». Ma ha lanciato una sorta di monito: «Sulle pensioni abbiamo avanzato una serie di proposte e le stiamo perfezionando per tentare un accordo - ha spiegato - Ma è evidente che il lavoro fatto non si butta». «Il nostro obiettivo è l'accordo - ha sottolineato - E se non ci sarà valuteremo. Si tratterà di una valutazione politica, collegiale». Come dire: attenzione, perché senza intesa si apre il ventaglio delle possibilità, dagli scalini fino al mantenimento dello scalone. E' anche vero che nel programma dell'Unione si parla di «abolizione dello scalone», dunque pure nell'ipotesi di mancare l'accordo con il sindacato, il governo si dovrebbe sentire comunque in dovere di concedere qualche «contentino» agli elettori. Gennaro Migliore (Prc) si dice contrario a «un aumento indiscriminato dell'anzianità e al ritocco al ribasso dei coefficienti». Il 7 tutta la sinistra radicale (inclusa Sd) si vedrà per elaborare un documento comune: si spera che si potrà raggiungere un accordo sul non ritocco dei coefficienti e sul ripristino dei 57 anni/35 di contributi.
Tornando ai sindacati, un bell'esempio ce lo danno Fim, Fiom, Uilm e Fismic lucani, che hanno scritto una lettera aperta a Bertinotti, Marini, Damiano e D'Antoni, sottolineando che «oggi ricoprono alte cariche istituzionali grazie al sostegno ricevuto per anni dai lavoratori nei loro incarichi sindacali» e li invitano «a non smantellare le pensioni pubbliche con l'aumento dell'età e il taglio dei coefficienti».
Infine una notizia dalla Francia: sarebbe pronto il piano Sarkozy per la defiscalizzazione degli straordinari. Costerebbe 5 miliardi di euro, e sgraverebbe del tutto gli oneri per i lavoratori (3,6 miliardi) e in parte quelli a carico delle imprese.