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Il rischio di un asse tra
governo e Cisl-Uil nei prossimi confronti
La Cgil dentro la
tenaglia
Riunione difficile,
quella della direzione Cgil, ieri
pomeriggio. C'era da fare un bilancio
dell'andamento della trattativa sugli
statali e delle ripercussioni su tutti i
tavoli di confronto attualmente aperti
(pensioni, competitività, ecc). E a porte
chiuse non c'è stato spazio per i
trionfalismi. Non che fossero in molti a
condividere la presa di posizione diffusa in
mattinata dalla Rete28Aprile di Giorgio
Cremaschi, secondo cui l'accordo «mette in
discussione la credibilità del sindacato» ed
è una prova della «sindrome del governo
amico». Certo, però, la situazione in cui la
delegazione della Cgil si era trovata a
notte fonda sollevava parecchie perplessità.
Soprattutto in vista delle prossime
trattative.
In pratica la Cisl aveva rotto il fronte, dichiarandosi pronta a firmare sulla «triennalizzazione» del contratto dei lavoratori pubblici. Il governo, che si era presentato con una proposta addirittura peggiore di quanto detto alla vigilia, aveva colto (o preparato) l'occasione. Insomma: c'era il forte rischio di un «accordo separato» e della divisione sindacale. Il problema - sottolineato da numerosi interventi - è che però questa stessa distribuzione della parti in commedia si ripresenterà ogni volta che, in una trattativa difficile, bisognerà andare a stringere o a rompere. E la Cgil dovrebbe decidere fin d'ora quali limiti si impone, pena lo scoprire ogni volta di essere sola ad opporre ragioni serie a quanto il governo (ma ancor più gli imprenditori, nei contratti in corso o di prossima apertura) pretende. Il ministro del lavoro, Cesare Damiano, ha già rilanciato sulla «contrattazione decentrata» e la «decontribuzione degli straordinari». Federmeccanica - tanto per fare l'esempio del contratto più rilevante che sta per scadere - chiederà certamente la triennalizzazione. E in ogni trattativa peserà, nel dividere il fronte, l'impostazione della Cisl, che ormai punta a indebolire il ruolo del contratto nazionale a favore di quello aziendale (dove, com'è ovvio, i lavoratori - specie delle piccole imprese - sono decisamente più deboli). Le difficoltà crescenti del progetto «partito democratico» pesano non poco sull'evoluzione futura dei tre grandi sindacati confederali. Con Cisl e Uil a fare già ora la parte dei «sindacati di riferimento», quelli che condividono la logica e le prospettive di quell'idea di società; e la Cgil pericolosamente in bilico tra deriva «compatibilista» e rappresentanza di interessi - il mondo del lavoro - ormai ritenuti quasi «secondari». Una discussione che dovrà essere sviluppata all'interno di una prossima riunione del Direttivo. Ben consapevoli che a livello di base si rischia l'effetto «disincanto definitivo» e l'accusa «siete tutti uguali». |