Si apre l'inchiesta sui «misuratori venturimetrici» con i quali l'erario perde milioni di euro
Eni, l'amministratore indagato
Indagine della procura di Milano su Eni, Aem e Arcalgas e sui loro maggiori dirigenti per una truffa sui sistemi di rilevazione del gas. Scaroni, ad Eni, afferma di aver spontaneamente offerto alla procura gli elementi per aprire il caso
G. Ra.

 
La procura di Milano ha in corso un'indagine su alcune società operanti in ambito energetico, per presunte irregolarità nel settore del gas. Risultano indagate Eni, Aem, Snam, Italgas e Arcalgas. Quest'ultima è una filiale di Gaz de France. L'indagine abbraccia un arco temporale di circa tre anni ed è condotta dai pubblici ministeri Maria Letizia Mannella e Sandro Raimondi. I manager coinvolti sono l'amministratore delegato (ad) dell'Eni Paolo Scaroni, il presidente e ad di Aem Giuliano Zuccoli, l'ad di SnamRetegas Carlo Malacarne, il presidente di Italgas Giovanni Locanto e altri dirigenti minori. Così scrive l'Agi, agenzia di proprietà dell'Eni e quindi presumibilmente assai bene informata.
I reati ipotizzati sono: «truffa, violazione della legge sulle accise, ostacolo all'attività di vigilanza, uso o detenzione di misure o pesi con falsa impronta». Per nulla preoccupato, l'ad. ha dichiarato: «Siamo sereni .... Io stesso, appena giunto all'Eni ho attivato una procedura di verifica sulle misurazioni dell gas, avvalendomi di consulenti internazionali specializzati».
La «serena» difesa di Scaroni, infatti si impernia su almeno tre punti fermi che ci riepiloga pazientemente Gianni Di Giovanni, direttore delle relazioni con i media italiani e internazionali dell'Eni. Il primo punto è che la chiamata in causa di Scaroni è un atto dovuto da parte dei pubblici ministeri, dal momento che Scaroni è a capo della società e su di lui ricadono le responsabilità operative. D'altro canto, gli anni presi inconsiderazione partono dal 2003, per arrivare al 2006. Ma nel 2003, nel 2004 e in gran parte del 2005 Scaroni non era neppure all'Eni. Perciò.... Inoltre - e questo è un secondo punto che viene messo in evidenza - l'Eni non ha i misuratori presi di mira dai pubblici ministeri.... Qui abbiamo chiesto a Di Giovanni chi avesse a disposizione tali misuratori. La cortese risposta è stata che ne aveva uno Snam Rete Gas e altri le imprese municipalizzate. «E naturalmente anche Italgas ha alcuni misuratori». Dunque, se non direttamente la capofila, il gruppo Eni in complesso faceva uso di quei particolari misuratori, poiché Snam Retegas e Italgas ne fanno parte.
Al suo arrivo, nel 2006, continua Di Giovanni, Scaroni si è rivolto a una società specializzata, Nera Consulting, per ottenere una relazione di verifica su questi particolari strumenti di controllo: i misuratori venturimetrici, scnosciuti o trascurati dalla legislazione italiana. Insomma, manca una legge a riguardo. Una volta ottenuto l'audit da parte di Nera Consulting, Scaroni - è sempre Di Giovanni a parlare - si è recato alla procura della repubblica per fare presente la situazione. In altre parole, risulta all'Eni, che senza dubbio sono state proprio le dichiarazioni spontanee dell'ad dell'Eni a mettere in moto l'indagine della procura di Milano.
L'ultimo aspetto che l'Eni mette in evidenza è la sproporzione tra un possibile truffa di un centinaio di milioni in minori introiti nelle accise sul gas (le accise sono le tasse percepite dall'erario, per esempio sulla benzina) e i dividendi che l'Eni stesso paga allo stato in misura di molti miliardi di euro ogni anno. Insomma, ammesso e non concesso - come si dice nelle discussioni tra persone molto in su - che ci siano errori di misurazione, non è certo l'Eni, affaccendato in ben altri problemi e interessi, a perdere tempo in piccole vicende del genere.
L'obiezione che abbiamo proposto al direttore Di Giovanni è che se gli eventuali cento milioni mancanti sono una briciola per un colosso come l'Eni, sono pur sempre una bella somma per qualche fondo in nero, intrattenuto da sconosciuti.
La risposta è quella classica che tappa la bocca in maniera definitiva: non ci sono fondi neri. E se ci fossero, si sarebbe saputo.
In generale l'Eni vuole evitare che gli utenti del gas di città che hanno scarso potere di controllo su bollette e contatori, possano ritenere di essere oggetto di una qualche forma di truffa. E allora si insiste che i misuratori venturimetrici che improvvisamente sono entrati a far parte della nostra vita, non incidono sulle utenze domestiche. Si tratta di «strumenti utilizzati per misurare direttamente dai grandi tubi di trasporto del gas all'interno di apposite cabine i grossi prelievi destinati alle grandi utenze. Ma ormai il seme del sospetto è stato gettato....