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Ispettori di Damiano i
fondi sono già finiti
Chi fa le ispezioni sul
lavoro non ha il telefono, e deve pagare a
proprie spese benzina, libri e kit di
sicurezza. Gran parte del personale fermo
negli uffici per tappare i buchi del
ministero. Protesta martedì 29
Antonio Sciotto
Roma
Gli ispettori del lavoro
sono al collasso, e nonostante il battage
pubblicitario su un presunto miglioramento
dei livelli di servizio, il crack è ormai
alle porte: i tre milioni di euro resi
disponibili dai ministri Damiano e Padoa
Schioppa a fine marzo, per correggere i
bassi stanziamenti fatti in finanziaria, in
molti uffici non sono ancora disponibili,
mentre finiranno entro fine maggio i fondi
della manovra, prosciugati dalla campagna
«10 mila controlli straordinari nei cantieri
italiani». Ispezioni opportune, ovvio, ma
che hanno già svuotato le casse. Così, dopo
una breve pausa di sollievo, durata giusto i
primi mesi del 2007, gli ispettori dovranno
riprendere a pagarsi la benzina da soli -
pratica già in auge da anni - a comprare a
proprie spese il materiale di aggiornamento
e le dotazioni di sicurezza, a usare il
cellulare personale per telefonate di
servizio. Una situazione insostenibile:
doversi indebitare per poter svolgere il
proprio lavoro. E così, dopo le recenti
proteste delle Rdb Cub, gli ispettori di
Roma manifesteranno con Cgil, Cisl e Uil
martedì prossimo, sotto le finestre del
ministero del Lavoro in Via Veneto, per
chiedere a Damiano, e soprattutto a Padoa
Schioppa, nuovi mezzi e fondi.
Berlusconi stanziò di più A scorrere i conti delle ultime finanziarie si scoprono numeri per certi versi sorprendenti, se pensiamo ai tanti impegni presi dall'attuale esecutivo rispetto all'emergenza lavoro nero e morti bianche. Guardiamo alla voce «missioni», ovvero quanto stanziato per rimborsare la benzina e i viaggi del personale ministeriale. La finanziaria per il 2006, l'ultima Berlusconi, stanziò 2. 427.958 euro. Il governo Prodi, per il 2007 ha messo sul piatto oltre un milione in meno: 1.366.878 euro. Entrambi i governi hanno qualche mese dopo aggiunto 3 milioni di euro, ma la somma pende sempre a favore del Cavaliere. Ma la colpa non è tanto di Damiano, quanto della linea politica dell'intero governo, che si traduce poi nelle scelte di Padoa Schioppa, il quale ha deciso di tagliare le materie più sensibili con l'ossessione del risanamento del deficit. Il ministero del Lavoro, all'atto della finanziaria, aveva richiesto 7 milioni di euro, ma il Tesoro ha risposto picche. Investire poco non è solo dannoso per i controlli non realizzati - e dunque per la sicurezza dei lavoratori - ma anche perché si avranno sempre meno fondi a disposizione: «Senza soldi gli ispettori non possono uscire, e così non fanno sanzioni - spiega Giuseppe Palumbo, Fp Cgil nazionale - Nel 2006 sono state emesse multe per 40 milioni di euro, soldi che si potrebbero reinvestire in servizi. E invece si taglia». Il 30 maggio c'è un incontro tra sindacati e ministero: se non ci fossero risposte, Cgil, Cisl e Uil si preparano a una protesta nazionale. «Ci rimetto 150 euro al mese» Ancora più incredibili i racconti che vengono dall'interno dei servizi ispettivi. Abbiamo sentito alcuni ispettori di Roma, di cui non sveliamo i nomi per tutelarli.Uno di loro ci racconta che nel loro ufficio solo il capo ha il telefono a disposizione, e che tutto il personale deve fare la fila se vuole utilizzarlo: «A questo punto facciamo con i nostri cellulari, l'ultima bolletta mi è costata 241 euro e non me la rimborsa nessuno». Lo stesso per la benzina: l'ispettore la mette di tasca propria. In questo caso il rimborso è previsto, ma Roma è in ritardo di oltre due anni: «Nel luglio 2006 ho ricevuto l'assegno relativo a novembre e dicembre 2004: metto di tasca mia circa 150 euro al mese». Idem per i libri di aggiornamento (necessari perché le norme cambiano di continuo) e i kit di sicurezza, dai caschi agli scarponcini per poter andare ad esempio nei cantieri: «Quelli non ce li compra proprio nessuno, o facciamo da noi o nulla: i libri li acquistiamo insieme, dividendo la somma. Gli scarponcini di sicurezza ho dovuto ricomprarli il mese scorso: 150 euro andati via. Certo lo facciamo per passione, crediamo nel nostro lavoro, perché vediamo tanti lavoratori senza protezione che possiamo aiutare: ma io guadagno 1300 euro al mese, non posso rimetterci più di tanto». Fiorella Puglia, Fp Cgil Roma est, spiega che sui 150 ispettori che potrebbero agire sul campo, sono disponibili solo la metà: il resto li ha presi il ministero per tappare i buchi di personale amministrativo. E dunque stanno negli uffici. Succede un po' in tutta Italia: il blocco del turn over viene aggirato con gli ispettori assunti di recente. Senza contare che i sindacati chiedono risposte per gli accertatori non ancora inquadrati e gli orari di lavoro. |