| di Fabio
Sebastiani Il mondo sindacale per il momento resta un po' a guardare ai
margini del ring la scazzottata tra Montezemolo e il mondo
politico. L'unica reazione forte arriva dalla Fiom, che ieri
ha tenuto insieme a Fim e Uilm l'assemblea delle
"cinquecento tute blu" sul contratto. «Montezemolo ha appena
incassato il cuneo e già rilancia», ha detto il segretario
generale della Fiom Gianni Rinaldini. «Vuole una ulteriore
riduzione delle tasse e l'orario di lavoro a sessanta ore
settimanali», aggiunge. Rinaldini si lascia andare anche a
una battura piccante. Per la prossima settimana, intanto, è
in programma una segreteria unitaria che dovrebbe decidere
le inziative da intraprendere sul tema delle pensioni.
Liberazione ha intervistato il segretario della Fiom Giorgio
Cremaschi.
Che Montezemolo voglia entrare in politica o meno, è tutta
la Confindustria a fare un salto indietro di quattro anni.
Non so se lui personalmente voglia entrare in politica, ma
non c'è dubbio che ha presentato un preciso programma
politico di governo. La riproposizione di tutti i contenuti
dell'assemblea di Parma di Confindustria del 2001, quella in
cui ci fu il famoso duetto Berlusconi-D'Amato sul programma.
Anche oggi, sottolineo, Berlusconi ripete la stessa scena,
ma lo fa polemicamente. Oggi Berlusconi è più debole e
Montezemolo è più forte. Oggi Confindustria e poteri forti
assumono su di se un programma liberista. E si propongono di
portarlo avanti in proprio.
Ma ci saranno pure delle differenze?
L'altra diversità è che rispetto ad allora molte cose del
programma di Confindustria sono passate. L'attuale programma
di Montezemolo in un certo senso è più a destra sul piano
sociale. Sconta il fatto che i padroni hanno incassato la
legge 30. Ha incassato la legge sugli orari ed ecco che
lancia un attacco generale sugli orari che sarà il punto
centrale nel rinnovo del contratto dei metalmeccanici.
Montezemolo rilancia tutto il programma di Parma
attualizzandolo. Vuole altri punti, a cominciare dalla
durata dei contratti di lavoro. La questione del pubblico
impiego è interna a questo disegno. La triennalizzazione
diventa il punto d'appoggio della leva che scardina il
contratto nazionale.
Eppure quello che hanno preso non è poco. E non sono stati
capaci di costruire un futuro per l'Italia.
Non solo gli industriali consolidano il cuneo fiscale. E
qui, davvero, c'è una sfacciataggine. Guarda caso, dai
discorsi di Montezemolo è sparito ogni riferimento ai
capitali speculativi, che pure aveva fatto in qualche
occasione. Torna in ballo l'economia delle stock option, che
non vorrebbe venisse mai tassata. Anzi, Montezemolo si
lancia a testa bassa contro lo Stato sociale. Anche qui, se
si prende il tema delle pensioni, c'è una sfacciataggine,
perché il presidente di Confindustria è quello che poi
chiede il prepensionamento in Fiat nelle vesti di presidente
del Cda. Insomma, c'è l'attacco al pubblico, al bene
pubblico. C'è l'abbandono di qualsiasi dimensione sociale
dell'impresa. Perché si ritorna all'idea brutale liberista
che se l'impresa guadagna allora guadagnano tutti. E quindi
bisogna lasciar libera l'impresa di guadagnare quello che
vuole.
Perché Montezemolo rilancia il programma di Parma?
Si tratta, innanzitutto, di una ragione interna al sistema
delle imprese. Al di là delle chiacchiere, il capitalismo
italiano è capace di fare concorrenza sulla pelle dei
diritti sociali. E' l'anima profonda che parla. Godono di
salari tra i più bassi e gli orari più alti eppure non sono
mai sazi. Secondo, rilanciano oggi perché pensano di avere
di fronte il crollo della politica. Il fatto che Montezemolo
venga paragonato a Sarkozy, è perché con un programma
socialmente di destra pensa di occupare uno spazio al
centro. In Italia, in più, ha avuto la benedizione del
ministro dell'Economia. E questo meriterebbe già uno
sciopero generale. Ora vogliono forzare perché pensano di
avere di fronte il burro, una classe politica che ha perso
enorme consenso nel paese. Del resto, è il segnale che
arriva dalle fabbriche, dalle grandi aziende metalmeccaniche,
dove la delusione è enorme. Si è creato un vuoto. Oggi
Montezemolo sferza i politici e attacca i costi della
politica. Vorrei dire che Vittorio Valletta prendeva 25-30
volte lo stipendio di un operaio. L'attuale presidente di
Confindustria prende 400 volte. La crisi della politica
permette di coprire questa ineguaglianza sociale.
Montezemolo propone il governo dei ricchi, ma non si
risponde a Montezemolo seguendolo sul suo terreno. L'unica
risposta è la ripresa della centralità della questione
sociale.
E quindi l'eventuale sciopero generale aiuterebbe Prodi?
Non so se l'aiuterebbe e se lui lo capirebbe, ma certo
sarebbe anche contro Montezemolo. Sarebbe un riequilibrio
dei rapporti sociali nel paese. Una dialettica nel paese in
cui da una parte c'è la centralità dell'impresa e dall'altra
la casta dei politici. E' uno schema che fa rabbrividire.
Alla fine Montezemolo è un uomo puro del palazzo che spara
contro il palazzo. E quindi è preoccupante. Una situazione
da paese dell'Est, tipo Polonia. E' in atto una dialettica
tra una destra tecnocratica, dei vecchi ricchi, e una destra
populista, di Berlusconi. Lo sciopero generale servirebbe
anche a rompere uno scenario dominato da queste due destre.
Torno alla domanda di prima. Nonostante quanto dici, è
indubbio che la borghesia sia in crisi, che abbia perso
l'autobus dell'innovazione. O no?
Alla base di questo c'è la scelta strategica di tornare a
giocare tutta la competizione sul costo del lavoro, in un
contesto in cui di finanziarizzazione dell'eonomia. Ecco il
modello italiano, grandi banche e piccole fabbriche.
26/05/2007 - Liberazione
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