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Confindustria di governo
Montezemolo saluta e si
propone come salvatore della patria per il
2015. Ma non fa che ripetere la critica
consueta ai politici spreconi Diceva
Churchill: «Il comunista pensa che fare
profitti sia vizioso» Luca di Montezemolo
Guglielmo Ragozzino
Abbiamo salvato l'Italia.
Abbiamo lavorato duro, quando tutti si
lamentavano per la stagnazione e ora siamo
qui a rivendicare i nostri meriti, davanti
al mondo, davanti ai venti ambasciatori e ai
quattordici ministri venuti ad ascoltarci.
Così comincia l'ultima fatica di Luca di
Montezemolo, di fronte al plenum della
Confindustria. Montezemolo si ascolta,
mentre gira intorno al suo obiettivo: quello
di prendere congedo dai suoi pari e proporre
loro un percorso di comando politico nella
società italiana. L'espediente è quello di
spiegare alla Politica quello che la
Politica non sa o ha dimenticato. Vi piaccio
più io o più i comunisti?, chiede
Montezemolo ai suoi. E cita Churchill, per
convincerli meglio. Se vi piaccio più io,
allora sostenetemi nella futura partita,
fissata al 2015, e in attesa, nei «giri di
circuito». Come è noto, le sue metafore sono
per lo più sportive.
Bisogna aspettare la pagina 25 della relazione agli associati di Confindustria perché il presidente Luca di Montezemolo pronunci per la prima volta il concetto di «democrazia», in una frase peraltro assai difensiva: «La garanzia di un compenso per svolgere attività politica è stata una conquista democratica e come tale va rispettata e difesa». Montezemolo si è ormai addentrato e da parecchio, nella parte principale del suo discorso: il grande progetto politico, la visione per il fatidico 2015. La democrazia è emarginata. La repubblica che ci viene proposta è al massimo «meritocratica». Ma anche il merito è una parola vuota, perché viene inteso come il «premiare chi merita». Nessun sostegno a chi si impegna ma non ce la fa, nessuna parità nelle condizioni di partenza, che sono gli aspetti di una meritocrazia non proprio imperiosa. Delle donne, si rimpiange il fatto che hanno difficoltà nell'impiego e poi che gli asili nido sono pochi. Ci pensi il governo, ci pensi la spesa pubblica. Gratta gratta Montezemolo e sotto la realtà non cambia. La repubblica che Montezemolo ci prepara si situa invece molto a destra di Nicolas Sarkozy: genere Le Pen, insomma. E anche i confindustriali ieri sembravano perplessi. Il progetto verte in primo luogo sulla concorrenza che «in politica è altrettanto importante che in economia. E in politica la concorrenza significa sistema elettorale». Montezemolo assicura di non badare tanto ai sistemi elettorali «non sta a noi indicare quale sistema rappresenti la scelta migliore per il Paese». Ma certo occorre fare presto, affinché sia consentito «ai migliori di emergere e governare e (si) dia agli elettori la possibilità di scegliere senza liste prefabbricate». Risolto così il problema del voto e dei partiti, bisogna riformare la Costituzione a colpi di «economia di mercato e libera concorrenza che sono oggi valori europei». La frase della Costituzione all'articolo 42, sulla proprietà che può essere «pubblica o privata» probabilmente brucia l'animo di qualche liberista. Poi occorre rafforzare il governo dando più poteri al premier, «dandogli un vero potere di nomina e di revoca dei ministri». Infine bisogna separare le competenze di Camera e Senato, «evitando quell'avanti e indietro di provvedimenti che è un fenomeno tutto italiano». Dopo aver sistemato governo e parlamento, si passa al federalismo. Qui corrono le belle parole vuote: «trasparenza», «responsabilità», «comportamenti virtuosi». Anche Montezemolo si accorge di pestare aria nel mortaio e allora cala l'asso di briscola: «facciamo ad esempio una specie di business plan per l'abolizione delle province». Cominciamo a bloccare quelle in arrivo e «variamo un progetto condiviso per cancellare quelle esistenti entro qualche anno». Gelo in sala. Confindustria, come sanno bene i presenti, è strutturata su base rigidamente provinciale. Anche molte delle nuove province, come Oristano o Verbania, sono fornite di regolari Confindustriette. I problemi di decentramento e federalismo non sono tanto semplici da risolvere. E' più facile il compito di Montezemolo quando passa a recitare i capitoli più conosciuti dei costi della politica. Ma non vola alto. «La politica è la prima azienda italiana, con quasi 180 mila eletti». I costi italiani equivalgono a quelli di Francia, Germania, Regno unito e Spagna presi insieme. I partiti costano 200 milioni ai contribuenti, contro i 73 milioni della Francia. «Stime recenti parlano di un costo complessivo della politica vicino ai 4 miliardi di euro. In quale altro paese...» la politica costa così tanto? E così via. E poi finalmente una critica quasi ragionevole: se almeno ne valesse la pena.... Ma «ci imbarazza il costo altissimo di un sistema che ha perso efficacia e stenta a produrre risultati». Tocca a Bersani Pierluigi Bersani è il ministro dello sviluppo economico e risponde a nome del governo Prodi al discorso politico di Montezemolo. Se non avesse altro da fare, Bersani potrebbe proporsi alla guida della Confindustria, l'anno prossimo. Sa spiegare in modo convincente i meriti dell'industria italiana, paragonabile nel mondo solo a quella tedesca e giapponese. Questo è il vero orgoglio del «fare industria», essere paragonati alla Germania. E Bersani tratta i problemi dell'industria per quello che sono, sia pure dal punto di vista degli industriali; e parla della concorrenza straniera come di un problema, dell'euro, come di un altro problema. Parla del vero «tesoretto», quello sotto terra, quello sommerso, in nero, che, poco per volta, può essere scavato fuori. «Il governo ha ben chiaro cosa fare nel prossimo anno: dare fiato alla ripresa economica e dare sollievo alle questioni sociali». Se Bersani avesse parlato al sindacato, le parole sarebbero stateo uguali, ma le questioni sociali sarebbero passate prima e la ripresa economica dopo. E poi: «Il solco tra politica e società non si colma col frastuono e con l'invettiva, né seminando vento». Ma sono parole esagerate per un Montezemolo. Al massimo farà il deputato dell'Udc. |