Alla Vodafone elezioni col trucco Cobas e delegati Slc Cgil in rivolta
A Napoli Cgil, Cisl e Uil escludono la lista Cobas. Il giudice ordina il reintegro ma è ignorato. Parte della Cgil solidale con gli esclusi
Antonio Sciotto

 
Alla Vodafone di Napoli è bufera sulle elezioni delle Rsu, tenute lo scorso 16 e 17 maggio. La lista dei Cobas è stata esclusa dalla commissione elettorale, e nonostante un esplicito ordine da parte del giudice del lavoro del capoluogo, che con un atto ha imposto il reintegro, le elezioni si sono tenute lo stesso. «E' una violazione delle regole democratiche, in spregio dello Statuto Cgil e di un atto della magistratura», hanno scritto in una lettera inviata alla Slc Cgil nazionale 14 delegati Slc Cgil Vodafone, dalle sedi di Bologna, Roma, Milano e Ivrea, in solidarietà con gli esclusi.
Ma cerchiamo di raccontare i fatti. Secondo le regole vigenti, i confederali sono autorizzati in quanto riconosciuti come controparti firmatarie del contratto, a presentare proprie liste. Al contrario, qualsiasi altro sindacato deve raccogliere un numero di firme pari ad almeno il 5% degli aventi diritto al voto. La lista «Rsu Libere Cobas» aveva raggiunto il 12%, e aveva dunque presentato una propria lista. La commissione elettorale è formata da tre membri selezionati dagli stessi confederali, a cui si è sommato, in forza della raccolta firme, un componente dei Cobas.
Fin qui tutto bene, e siamo a circa 15 giorni prima delle elezioni. Succede però che nei giorni successivi Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom giudicano non corretta formalmente la lista di firme presentata dai Cobas e mettono al voto la sua esclusione. Il motivo addotto è la mancanza di una liberatoria dei firmatari all'uso dei dati personali. Il voto finisce tre a uno: Cgil, Cisl e Uil contro il rappresentante Cobas. La lista è così esclusa e parte la denuncia alla magistratura.
Nei giorni prima del 16 maggio divampano forti polemiche, ma i seggi si montano comunque e la mattina del 16 si apre il voto. Il giudice Giovanna Guarino, del Tribunale di Napoli, si è però nel frattempo studiata il caso e lo stesso 16 maggio - alle 10,30 - fa pervenire l'ordine di reintegro della lista Cobas, convocando le parti per un'udienza il 30 maggio. Il giudice ha infatti rilevato come infondata la richiesta della liberatoria sull'uso dei dati personali, di solito non richiesta: ad esempio nel pubblico impiego c'è una simile raccolta di firme e mai viene emessa una liberatoria. D'altra parte è logico: perché mai si dovrebbe autorizzare la diffusione dell'adesione di un singolo lavoratore a un sindacato?
La commissione elettorale decide di proseguire comunque le votazioni, già aperte, senza ammettere la lista Cobas. I Cobas chiamano i carabinieri, che alle 12 inviano un rapporto alla procura di Napoli. Secondo il segretario Slc Cgil di Napoli, Gianluca Daniele, «ormai non si poteva sospendere il voto, e nel ricorso dei Cobas non c'era il riferimento alla data delle elezioni. E' ovvio che ci atterremo alle decisioni della magistratura a partire dalla prossima udienza del 30 maggio». Per Salvatore Musella, Rsu uscente Cgil e oggi nel sindacato di base, «l'atto della magistratura, arrivato la mattina del voto, avrebbe dovuto indurre all'immediato reintegro della lista Cobas».