Statali furiosi, trattativa in salita
Governo «ottimista», ma i sindacati non accettano lo scambio tra i 101 euro e la triennalizzazione
Vertice stasera a palazzo Chigi, mancherà Epifani. E la Fiom chiede lo sciopero generale: «Non per far cadere il governo, ma per trovare un accordo»
Francesco Piccioni

 
Tg e giornali imbastiscono titoli strillati su una battuta (Prodi: «sono ottimista»), ma si guardano bene dallo spiegare la materia del contendere sul contratto degli statali. Che sarebbe cosa relativamente semplice, volendo essere onesti. C'era un accordo sottoscritto il 6 aprile, con un testo considerato però - dal governo - «interpretabile», che diceva: 101 euro di aumento medio (trattandosi del rinnovo del biennio economico, doveva parlare soprattutto di soldi, anche se vi è stato aggiunto l'impegno alla riorganizzazione della pubblica amministrazione). Invece di renderlo esecutivo, il governo l'ha tirata in lungo. Prima inviando all'Aran una «direttiva» con risorse pari a 93 euro; poi, dopo aver detto di aver «trovato nuovi fondi», chiedendo in cambio del già pattuito la «triennalizzazione» del prossimo contratto. Che equivale a rimettere in discussione addirittura tutto l'assetto in vigore dal luglio 1993.
E' un mistero perciò da dove tragga origine l'ottimismo professato da diversi ministri sulla riunione di stasera, alle 21, a palazzo Chigi. Per la categoria dei dipendenti pubblici ci sarà Carlo Podda, forse il più deciso nel ripetere che «prima si chiude sui 101 euro e poi si discute di altro». E' certo che non vi parteciperà Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, trattenuto in Spagna dal congresso dei sindacati europei. Ed è escluso che si possa parlare di revisione del «modello contrattuale» (materia «confederale» per definizione) in sua assenza.
Gli umori all'interno della Cgil sono nero pece. «Se questo è lo scambio, non andiamo da nessuna parte», si commenta in Corso Italia. Anche perché «non c'è una cosa da scambiare, non stiamo discutendo una piattaforma, ma di un accordo da rispettare e basta». La vertenza degli statali è qui giudicata già molto «delicata», e quindi «non può essere sovraccaricata da altri fattori». In pratica, si è snodata finora intorno alla necessità di far rispettare un accordo e di «creare le condizioni per rinnovare un contratto atteso da 17 mesi»; ma anche di «evitare che il blocco del rinnovo influenzi altri contratti» in corso o da aprire, «evitare di gravare troppo sulla spesa pubblica» («problema del governo, comunque»). Chiedergli anche di «fare da apripista per rivedere il modello contrattuale» è davvero troppo.
Sorprende il governo, soprattutto. Dove «c'è una parte che ha intenzioni negative nei confronti del sindacato», ma anche «altre che denotano una goffaggine e una mancanza di professionalità imbarazzanti». In fondo «non ci voleva molto a capire che la richiesta della triennalità sarebbe rimbalzata su tutti i tavoli di confronto». E viene ricordato che anche Gianni Letta, con Berlusconi, fece un tentativo simile discutendo del contratto dei «pubblici». Fallito.
Tanto più che stanno per entrare in gioco i metalmeccanici, storicamente la categoria «portante» della contrattazione. Domani si riuniranno «i 500» delegati per discutere la piattaforma rivendicativa, che sarà poi sottoposta al referendum tra tutti i lavoratori (una prova di democrazia che pochi altri rispettano). Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom Cgil, nota che «non a caso Bombassei (vicepresidente di Confindustria, ndr) si è lanciato a chiedere la triennalità anche per noi». Ma «non esiste che si modifichi il modello nel modo peggiore», cioé all'interno di un contratto di categoria. Anche per Rinaldini «l'atteggiamento del governo è ormai un problema complessivo», Che gli fa dire «il tempo è scaduto». Ci sono «posizioni diverse tra sindacato e governo; e c'è bisogno che il sindacato decida un'iniziativa di carattere generale - uno sciopero - entro il mese di giugno; non per farlo cadere, ma per trovare un accordo». Altrimenti «ci portano all'autunno; lì si concentrano la finanziaria, le pensioni, i contratti; e la situazione sociale diventerebbe ingovernabile». Anche per questo, l'«ottimismo» a chiacchiere sembra davvero fuori luogo.