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MIRACOLI DA DRAGHI PER LE
BANCHE ITALIANE
Il gergo usato sopratutto nei settori del credito di alto profitto
come gli uffici Mutui è quello della guerra. All'Unicredit le
agenzie immobiliari accreditate, sono chiamate gli Alleati. Noi
continuiamo infatti ad essere in trincea, come clienti, dipendenti,
pensionati.
Troppo spesso e luogo comune è il dichiararsi indifferenti, quasi
con fare snobistico, a queste strategie di mercato e di borsa. Chi è
in rosso perchè pensa che non ha nulla da investire e nel frattempo
è "cravattato".
Chi ha un po' di risparmi perchè pensa di essere al riparo con i
suoi fondi obbligazionari.
Chi ha un po' più tanto di risparmi perchè spesso crede di avere
capito il sistema e azzarda qualcosa in più e poi il Sole 24 ore o
Milano Finanza sono dei bei quotidiani da leggere, fa tendenza...
Poi ce ne sono tanti, tanti parecchi che non hanno neanche il conto
e si ritrovano un giorno obbligati ad aprirlo dall'agenzia
interinale o dal padroncino di turno.
Poi ci sono quelli che sono convinti che pagheranno ma intanto
mangiano.. hanno la carta a rate e nessuno li ferma il sabato. Il
loro carrello è pieno: di debiti vertiginosi e ignorati.
A grandi passi il mondo delle banche e delle assicurazioni, aspetta
il grande silenzio-assenso dei lavoratori per banchettare con il
loro Tfr a fine giugno.
Slurp, sono ingordi, si sa . No anzi, bisogna dirlo a voce alta o
con un passa parola, con ogni mezzo.
Di seguito una rassegna stampa ri-titolata dalla sottoscritta,
esodata Banca Intesa volontariamente, con altri 6500, parecchi
obbligati a fare le valige, perchè la Banca navigava intorno al 2003
in cattive acque...
E' vero, infatti il nostro Fondo pensione è andato a gambe all'aria.
Loro ridono ancora...
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PROMESSA DI MATRIMONIO
Questa mattina l'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro
Profumo e il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, sono stati
ricevuti in Banca d'Italia dal governatore Mario Draghi. I due
banchieri sono arrivati a Palazzo Koch a bordo della stessa auto.
Successivamente sono andati, sempre insieme, alla sede della Consob
l'organo di controllo di Borsa.
Le due banche daranno vita a un colosso creditizio dal valore di 100
miliardi. L'operazione dovrebbe essere formalizzata già domenica,
con i consigli di amministrazione dei due gruppi bancari.
Nascerà, con uno scambio azionario interamente carta su carta, il
quinto gruppo bancario europeo, che avrà il presidente e
l'amministratore delegato di UniCredit e la vicepresidenza di
Capitalia, con Cesare Geronzi. Uno dei nodi da sciogliere è
l'assetto di Mediobanca e Generali.
MIRACOLI DA DRAGHI
Sei grandi operazioni tra banche italiane e due importanti
acquisizioni da parte di gruppi stranieri. Tutto in 17 mesi. Quelli
trascorsi da quando Mario Draghi ha assunto la guida della Banca
d'Italia. Domenica, una decina di giorni prima delle Considerazioni
finali, i consigli di amministrazione delle banche coinvolte daranno
il via libera alla fusione tra UniCredit e Capitalia e a quella tra
le Popolari di Milano e dell'Emilia Romagna.
Nei mesi scorsi sono nate
Intesa Sanpaolo (che sta per rilevare Carifirenze), Ubi Banca e
Banco Popolare. Sono sbarcate in Italia Bpn, con Bnl, e Abn Amro,
con AntonVeneta. Ma anche il Crédit Agricole,che ha rilevato gli
sportelli "di troppo" in Intesa Sanpaolo. E non è escluso che il
Santander possa fare altrettanto con UniCreditCapitalia.
L'appello di Draghi a rafforzare il sistema aumentando le dimensioni
medie attraverso aggregazioni è stato raccolto dai banchieri con
solerzia.
LA MEMORIA DELLE PRIME PRIVATIZZAZIONI
Sono nate due grandi banche, italiane ma di dimensioni europee:
Intesa San Paolo e UniCredit, che manterrà il nome dopo la fusione.
Ed è curioso notare che esse si sono sviluppate partendo dalle
strutture della Banca Commerciale e del Credito italiano che erano
le due più grandi banche italiane già nel 1920.
I SINDACATI
I sindacati che pure si dicono soddisfatti per il fatto che verranno
mantenuti centri direzionali a Roma e nel Sud, tuttavia sottolineano
che "destano preoccupazioni e saranno oggetto di un'accurata
verifica le notizie che attribuiscono le sinergie per il 65% a
risparmio sui costi e per il 35% a maggiori ricavi".
I CONSUMATORI
Bene la fusione tra Unicredit e Bankitalia purché smentisca la
pratica già diffusa con le passate fusioni bancarie, "di vessare
ulteriormente" i clienti, più che portargli benefici. E' l'opinione
di Adusbef e Federconsumatori, secondo le quali "se l'operazione di
fusione, oltre al bel nome Unitalia che evoca unità e concordia,
riuscisse anche ad abbattere gli alti costi dei servizi bancari, i
consumatori potrebbero riconciliarsi con le banche".
Le operazioni di aggregazione, denunciano le associazioni, "non sono
finora riuscite a ridurre gli elevatissimi costi dei servizi
bancari, che restano tra i più cari del mondo, né a produrre alcun
tangibile vantaggio ai consumatori, che al contrario, nella
stragrande maggioranza dei casi, hanno dovuto subire un evidente
peggioramento della qualità dei servizi".
Dai dati elaborati dall'Adusbef emerge infatti che "nel 1994 (anno
fatidico di fusioni e concentrazioni bancarie) un conto corrente non
convenzionato con 11,5 operazioni mensili, costava 217,88 euro, le
banche erano 1.037 con 22.133 sportelli bancari, mentre gli utili
netti si attestavano a 7,8 mld di euro, conseguiti principalmente
sulla forbice dei tassi di interesse a due cifre. Le operazioni di
fusione e concentrazioni (ben 398 dal 1993 al 2005), spacciate per
produrre economie di scala con ricadute positive per i
correntisti,hanno sì ridotto il numero delle banche, da 1.037 a 778,
facendo aumentare il numero degli sportelli, passati da 22.133 a
31.000 (+8.867), ma - continuano - invece di far abbattere i costi
dei conti corrente, li hanno fatti aumentare del 155,39%, mentre gli
utili sono più che raddoppiati, passando da 7,8 mld di euro a 18,7
mld di euro".
Doriana Goracci
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