Bertolaso come Bava Beccaris!
Un contributo alla recente discussione sul problema/rifiuti
(17 maggio 2007)
Questa – forte – espressione non è nostra ma l’abbiamo
mutuata da un intellettuale napoletano, G. Marotta, il quale
non può essere etichettabile come un “pericoloso sovversivo”
ma, al più, come un fedele ammiratore di Benedetto Croce. A
questo punto se un onesto studioso, come Marotta, si è
convinto ad usare tali epiteti è segno che – in Campania –
stanno accadendo avvenimenti gravi.
Il Decreto del Consiglio dei Ministri sull’Emergenza/Rifiuti
in Campania: l’armamentario giuridico dello stato
d’eccezione!
Il varo, con procedura d’urgenza, del Decreto-Legge che
impone l’apertura, con l’uso autorizzato della forza, di
nuove enormi discariche (Serre, Terzigno, Lo Uttaro, S.
Arcangelo Tremonti, Savignano) è stata la ciambella di
salvataggio che il governo Prodi ha lanciato, in extremis,
all’amministrazione regionale di Antonio Bassolino mentre
stava per crollare definitivamente – sotto il peso di
milioni di tonnellate di monnezza – il sistema affaristico,
speculativo e clientelare che, per oltre 14 anni, ha gestito
il ciclo dei rifiuti nella regione.
14 anni durante i quali non è, deliberatamente, stata fatta
decollare la raccolta differenziata, non si sono chiuse le
discariche abusive e non si sono interrotti i traffici di
rifiuti tossici. Anzi, durante questo lungo arco di tempo, è
andata avanti una manomissione sistematica del territorio
conseguenza dagli effetti antisociali dovuti alla
combinazione tra produzione incontrollata dei rifiuti,
assenza di riciclaggio e nessun controllo del costante
avvelenamento dei suoli, delle acque e dell’aria.
Un patto scellerato tra i poteri forti dell’economia,
l’intero arco politico nell’intera sua trasversalità e la
criminalità organizzata che si è alimentato su miliardi di
lire e milioni di euro il quale a martoriato la Campania
(non è un caso che alcune aree territoriali intossicate da
discariche, avvelenamenti e varie tipologie di produzioni di
morte risultano tra quelle con le percentuali più alte di
patologie tumorali come certificato dalle stesse istituzioni
sanitarie).
Di fronte all’evolversi di questa situazione – sul piano
politico e su quello dei movimenti sociali – assume notevole
importanza la Manifestazione Nazionale di Napoli, indetta,
per Sabato 19 Maggio, dai comitati di lotta popolari animano
la battaglia in corso in Campania.
Un appuntamento a cui hanno aderito il Sindacalismo di Base,
i Centri Sociali, numerosi intellettuali critici verso il
Bassolino-pensiero ed alcune associazioni ambientaliste non
asservite all’ecologismo di facciata. Una mobilitazione che
registrerà la presenza di delegazioni di quegli organismi di
lotta che, dalla Val di Susa a Vicenza, dai No Mose di
Venezia ai No Ponte di Reggio Calabria stanno delineando,
nelle dinamiche concrete dello scontro, quel Patto di Mutuo
Soccorso a cui occorre contribuire per sedimentare una
opposizione sociale fondata sulla indipendenza e l’autonomia
politica.
Per questo ci vediamo, Sabato 19 Maggio, a Napoli, alle ore
15 a Piazza Mancini (Stazione Centrale)
Una riflessione sulle lotte contro il business della "monnezza".
di Michele Franco - dal giornale CONTROPIANO –
numero 1 - 2005
La vivace protesta delle popolazioni campane contro la
monnezza ha – da tempo – travalicato i confini locali e
regionali conquistando un ampia ribalta mediatica.
Periodicamente la rivolta popolare accende nuovi punti di
crisi, sul territorio, disegnando una articolata mappa del
diffuso malessere contro quella che può definirsi una vera e
propria continua produzione di morte, prodotto autentico e
moderna patologia del capitalismo e delle sue parossistiche
ed antisociali leggi del mercato.
Questa vicenda – al di là di alcune sue peculiari
caratteristiche legate alle dinamiche del territorio ed alla
gestione, di parte istituzionale, di questa cosiddetta
emergenza – ci parla dell’urgente necessità, fuori da ogni
evanescente metafora o inapplicabile ed utopico libro dei
sogni, di una idea di società, di sviluppo economico e
sociale, di rapporti tra gli uomini e tra questi e la natura
profondamente antagonistici con il capitale, con le sue
ferree regole di valorizzazione e di, tendenziale,
imbarbarimento totale e generale.
Le lotte contro la “monnezza” per quanto minuscole o
inadeguate (se rapportate all’entità della posta in gioco
complessiva ed ai problemi che questa richiama) possono
essere una sorte di esempio – una fondata traccia ed un buon
corroborante - per il lavorio di scavo che, nonostante
tutto, la Vecchia Talpa della contraddizione reale sta
continuando a svolgere nei meandri e nelle pieghe della
formazione economico sociale del capitale.
Ad Acerra, a Parapuoti, a Giugliano, a Sparanise, a Tufino,
a Montesarchio, a Montecorvino Rovella, a Campagna, ovunque
le popolazioni sono impattate con i micidiali effetti dei
provvedimenti della Regione Campania e del Commissariato
Straordinario di Governo, si è delineata – con tutte le
differenze e le inevitabili complicanze di questo tipo di
conflittualità – una straordinaria unità popolare ed una
radicalità di forme di lotta che non ha eguali, almeno per
il Meridione d’Italia, in tutto il recente passato del
conflitto sociale.
Probabilmente ciò che è accaduto a Scanzano Jonico ha fatto
scuola, in molte zone del Sud, sedimentando nella memoria e
nell’immaginario delle popolazioni il radicato concetto che,
in determinati svolti, la lotta è possibile e può essere
vincente se condotta in maniera intransigente.
Certo, da un primo bilancio del ciclo di lotte contro la
monnezza e da altre esperienze tipo quelle degli operai di
Melfi, o la sollevazione popolare contro il maxi
elettrodotto a Rapolla o, ancora, le stesse lotte e vertenze
per il Reddito/Lavoro nell’area napoletana, non traiamo,
automaticamente, considerazioni politiche trionfalistiche e
scevre di problemi ancora tutti da considerare e,
possibilmente, risolvere in maniera positiva ed espansiva
per il futuro dei movimenti e l’affermazione dei loro
obiettivi.
Anzi, nel corso di queste, diverse, battaglie sociali,
abbiamo registrato grosse difficoltà, tra gli stessi attivi
protagonisti, ad affrontare tutta una serie di questioni
ricorrenti in queste vicende (il localismo, la sottile e
perniciosa contrapposizione campanilistica tra comunità
diverse, una tendenza al minimo sforzo nella necessaria ed
inevitabile contrapposizione con le istituzioni specie
quelle locali..) frutto, questo, di come i processi di
frantumazione e di disgregazione sociale siano andati avanti
con effetti rovinosi per le possibilità di rimessa in moto
di un processo di lotte, di emancipazione e di
trasformazione societaria.
Resta una considerazione importante, da sviluppare
ulteriormente, la quale, però, è, spesso, sottovalutata
anche da alcuni compagni, i quali soffrono, in maniera
esagerata, della inevitabile ciclicità e temporaneità dei
movimenti di lotta popolari, non comprendendo, in pieno, la
lezione politica da far derivare da tali vicende sociali e
dalla loro continua generalizzazione: in questo scorcio
della mondializzazione e della accresciuta competizione
globale interimperialistica anche singole Vertenze, quando
rompono gli argini e gli steccati delle compatibilità,
possono, da subito, prospettare ed indicare l’attualità
politica programmatica del superamento dei rapporti sociali
vigenti!!
L’ampia e diversificata diffusione delle lotte, in Campania,
contro l’insieme dei provvedimenti che configurano il “Piano
dei Rifiuti Regionali” sta mettendo a nudo i diversi
soggetti, che per decenni, hanno costruito enormi fortune
affaristiche, speculative ed elettorali in questo importante
comparto.
I protagonisti sono diversi anche se, tutti, sapientemente,
funzionali ad un unico disegno criminale ai danni della
salute, dell’integrità ambientale di intere aree della
regione e dei sacrosanti diritti delle popolazioni investite
da tale processo.
In questa vicenda di autentica manomissione del territorio e
di colossale arricchimento per singoli personaggi ed un
ristretto numero di imprese figurano, a vario titolo, la
mafia delle “famiglie camorristiche” che hanno gestito quote
decisive di raccolta e smaltimento di rifiuti utilizzando
metodi sbrigativi, scaricando veleni tossici di ogni tipo in
fossi improvvisati (ma anche in discariche autorizzate e
certificate dalle ASL, dall’ARPAC, dall’ENEA..) e la mafia,
con i colletti bianchi, degli amministratori insospettabili
e degli imprenditori “legali” che appaltano, concordano e
gestiscono il lavoro sporco assieme alla camorra.
Ma la vera “cabina di regia” di questo affaire è situata nei
Palazzi della Regione dove, prima la Giunta, di
centro-destra, di Rastrelli e poi quella di Bassolino, hanno
varato un Piano Rifiuti fondato sulla funzione centrale e
decisiva dell’incenerimento della monnezza ossia su un
sistema di smaltimento imperniato sulla diffusione
territoriale degli impianti di termodistruzione.
La filosofia di questo Piano, con buona pace delle
inconcludenti chiacchiere di molte vestali verdi incapaci,
nei momenti in cui occorre schierarsi con nettezza al fianco
delle popolazioni, di un pensiero autonomo e critico verso
il Governatore Bassolino, cancella e disincentiva ogni
iniziativa di diminuzione dello smaltimento e di formazione
dei rifiuti e porta la situazione generale ad un livello
materiale tale in cui l’esito obbligato dell’utilizzo
dispiegato dei Termovalorizzatori è presentato ed assunto
come assolutamente inevitabile . (1)
Questo Piano che non sta risparmiando nessuna provincia
della Regione, è concepito sulla base di un articolato
legislativo, calato dall’alto, che azzera e calpesta tutti i
“poteri decisionali locali” rendendo nulle le deliberazioni
dei vari consigli comunali i quali, di volta in volta, sotto
la pressione delle popolazioni, hanno respinto l’imposizione
blindata di queste scellerate decisioni. (2)
La scelta dei Termovalorizzatori, presentati, da Bassolino
and company, come il superamento delle vecchie discariche,
prospetta una scelta di campo definitiva e senza ritorno. I
Termovalorizzatori – questi mostri ammantati da una presunta
patina pulita ed ecologica - hanno bisogno di funzionare 24
ore su 24 ed a pieno regime di utilizzo per essere
convenienti dal punto di vista economico. I loro enormi
costi di progettazione, di realizzazione e di gestione
impongono l’uso intensivo degli impianti con un rifornimento
a ciclo continuo di grandi quantità di rifiuti sia civili
che industriali.
Ed a questo proposito molte industrie già si stanno facendo
avanti nel richiedere la distruzione di grandi quantità di
scorie e scarti di lavorazione da anni, stoccate nei vari
stabilimenti non sapendo come eliminarle altrimenti. Una
evidente manna dal cielo risolutrice per alcune aziende (ad
esempio la Montefibre di Acerra, per citare un caso
eclatante già arrivato sulle pagine della cronaca) che hanno
prodotto milioni di tonnellate di rifiuti tossici
avvelenando terreni coltivati, falde acquifere e l’intero
ciclo biologico di numerose zone.
Il Piano Rifiuti di Bassolino và rigettato interamente!! Per
il coordinamento politico ed organizzato di tutte le lotte e
le proteste in corso!!
Molti compagni, che pure animano i movimenti di lotta,
sostengono che il Piano Rifiuti potrebbe essere emendato nei
capitoli riguardanti la scelta dei Termovalorizzatori a
favore della diffusione della Raccolta Differenziata. Questa
impostazione, se seriamente applicata nei territori,
comporterebbe, da subito, un drastico abbassamento della
mole e degli stoccaggi dei rifiuti da destinare
all’incenerimento.
Tale conseguenza, però, non potrebbe integrarsi o interagire
con l’enorme mole degli impianti in costruzione, con la
complessa logistica che si sta allestendo e con la filosofia
produttivistica ed affaristica che li sottende. Una decisa
scelta in direzione della Raccolta Differenziata
invaliderebbe - immediatamente - l’intero ciclo fondato sui
CDR, sugli Inceneritori e sulla lievitazione di un nuovo
business, che già si sta alimentando, che riguarderà lo
smaltimento dei residui dell’incenerimento (alcuni studi
stimano questi residui attorno al 30% anche nei
Termovalorizzatori di cosiddetta ultima generazione).
Da ciò né deriva che una seria ed articolata Raccolta
Differenziata (se mai si riuscisse ad organizzarla
considerando le forti resistenze istituzionali che si
oppongono a tale indirizzo) unita ad una politica tendente
sempre più ad una riduzione strutturale dei rifiuti (solo
gli imballaggi costituiscono una percentuale elevata della
produzione totale di rifiuti…) non è compatibile, se non
come mero orpello testimoniale e propagandistico, con
l’attuale forma dello sviluppo del capitale, della
circolazione delle merci, con il loro commercio e con la sua
continua valorizzazione la quale non disdegna di colorarsi
di “verde” o di “arcobaleno” quando fiuta affari lucrosi da
realizzare anche in questi settori. (3)
Del resto le vicende di questi mesi stanno dimostrando che
ci troviamo di fronte ad una scelta istituzionale, di
indirizzo politico/strategico, che esula dal dato locale,
territoriale o dalla volontà di questa o quella
amministrazione paesana. (4)
Già su tale terreno il lavorio della Regione e dei vari
poteri forti, teso alla continua contrapposizione tra le
popolazioni e ad alimentare il banale campanilismo, ha
segnato, recentemente, qualche punto a suo favore. In alcuni
comuni, sotto il pesante ricatto della repressione
poliziesca e della persecuzione giudiziaria, il
Commissariato Straordinario di Governo ha proposto/imposto
di monetizzare l’acclarato rischio-salute e qualche
amministratore è stato costretto ad accettare questo diktat
concernente l’apertura sui propri territori di “discariche
autorizzate” anche se per un periodo temporale di alcuni
anni.
Inoltre l’ultimo caso del comune di Campagna, in provincia
di Salerno, dove la generosa lotta popolare ha bloccato, per
giorni, sotto le tormente di neve, l’autostrada Salerno
Reggio/Calabria e dove è stato pagato un caro prezzo con la
tragica morte di un giovane manifestante (Carmine Iuorio) a
causa della rigidità del clima e dell’assenza di qualsiasi
mezzo di soccorso, dimostra come la lotta per essere
vincente non può affidarsi, esclusivamente, all’encomiabile
afflato dei suoi protagonisti ma deve incontrarsi e
raccordarsi con le altre comunità in lotta per determinare
quella efficace generalizzazione sinergica del conflitto
capace di piegare l’intransigenza autoritaria del
Commissariato di Governo e della Regione.
Infatti – entrando nel merito di alcune Vertenze in corso –
il dato politico riscontrabile è quello della permanenza di
una fragilità della rete dei Comitati di Lotta i quali sono,
in molti casi, subalterni alla demagogia trasversale degli
esponenti politici locali o vittime di una radicata ed
illusoria convinzione la quale predica che il problema dei
rifiuti è quello di renderli meno appariscenti spostandoli,
magari, sotto la casa o sul territorio di qualcun altro.
Rimane, allora, pienamente attuale ed urgente il tema – il
compito politico immediato di questa fase della lotta –
della costruzione di un efficace Coordinamento tra i vari
Comitati il quale oltre ad una rappresentazione organizzata,
in forme più incisive, delle mobilitazioni dovrebbe
garantire la tenuta politica contro l’insieme dei tentativi
di divisione, di differenziazione e di contrapposizione
messi in atto dal Governo, dai vari Catenacci, Bertolasio e
dai loro sodali che siedono alla Regione Campania.
In questo direzione alcune proteste di queste ultime
settimane (la vera e propria sollevazione popolare in
provincia di Benevento, lo sciopero del voto alle prossime
elezioni regionali indicato da alcuni comitati della zona di
Acerra, una manifestazione regionale a Napoli il 12 Marzo,
alcuni incontri a livello provinciale nel casertano e nel
salernitano per superare la dispersione tra i Comitati..)
iniziano a delineare, anche se ancora in forme confuse e
frammentate, un percorso di possibile unità e di raccordo
politico/organizzativo utile per il prosieguo della
battaglia.
Per avviare una critica fondata e materiale al sistema delle
merci ed alla sua parossistica attività contro la vita e la
comunità umana.
Più volte, nel corso delle mobilitazioni e delle proteste,
abbiamo ribadito che quella che abbiamo di fronte non è una
questione settoriale o specifica di questa o quella zona ma
un problema politico di rilievo generale e come tale dovrà
essere affrontato dalle mobilitazioni in corso e da quelle
future.
La questione degli Inceneritori, dei Termovalorizzatori, il
Piano Regionale dei Rifiuti, l’insieme di quelle che
definiamo Produzioni di Morte, Nocive ed Inquinanti
(compreso il sistema dei depositi e di basi militari
indispensabili per la dottrina della guerra infinita e per
le aggressioni imperialistiche in giro per il mondo) non
sono questioni riguardanti esclusivamente le popolazioni
interessate alle varie localizzazioni ma sono temi di
carattere universale e fondante per il movimento tutto, per
la sua vocazione, a carattere globale, verso
l’indispensabile radicamento sociale nel concreto
esplicitarsi di tutte le contraddizioni.
Anche in questo caso la soluzione definitiva, l’alternativa
possibile sta nell’osservare e, possibilmente, comprendere
la tendenza ed il movimento, per certi aspetti obbligato,
del corso del capitale.
Per quanto riguarda i rifiuti, in Campania come altrove, la
questione è, paradossalmente, semplice e banale ma di grande
rigidità per quanto riguarda i suoi immediati effetti contro
le condizioni di vita delle popolazioni.
Oggi si produce troppa immondizia, al di là di ogni
ragionevole necessità umana. La quantità prodotta è tale da
rendere praticamente impossibile un suo smaltimento e
riciclaggio che la reimmetta nel ciclo biologico facendola
diventare una risorsa invece che una piaga velenosa e
distruttiva (5)
Questo accade perché la produzione di beni materiali non
viene effettuata, se non come effetto secondario, per
soddisfare i bisogni umani, bensì per alimentare, a
dismisura, i profitti e la riperpetuazione del capitale. Ciò
impone un aumento continuo della produzione ed un incessante
rinnovo dei beni prodotti, che alimenta in maniera
esponenziale ed incontrollabile la produzione di merci
(spesso inutili), di rifiuti ed il loro crescente tasso di
tossicità ed inquinamento.
L’anarchia della produzione capitalistica, fondata sulla
legge del profitto, pervade, in forme rovinose, tutti gli
aspetti della vita e sta, rapidamente, stravolgendo in senso
distruttivo la natura, e l’intera esistenza dell’uomo.
Nell’Occidente capitalistico ma anche nelle devastate
periferie del Sud del mondo, seppure con modalità ed
accentuazioni differenti, questa situazione già colpisce e
penalizza, in maniera spaventosa, enormi masse di individui,
le loro condizioni di vita e di riproduzione sociale.
Per tali motivi limitarsi alla sola denuncia degli effetti
dovuti allo stravolgimento della natura per proporre
impossibili ed inapplicabili “ritorni al passato” è oramai
impossibile oltre a comportare, di conseguenza, un
appannamento/depotenziamento della nostra prospettiva
politica strategica.
Lo sviluppo delle forze produttive, fuori dalla vampiresca
appropriazione privatistica e mercantilistica al servizio
del capitale, permetterebbe di farci vivere meglio, mangiare
sano, lavorare meno verso l’indispensabile ed auspicabile
armonizzazione ed organizzazione cosciente e consapevole dei
rapporti tra gli uomini, lo spazio, il tempo e la natura.
Questo dovrebbe essere il terreno di ricerca, di approccio
analitico e di iniziativa conflittuale di quanti si battono
ed alludono ad…un nuovo mondo possibile!!
Le lotte contro la monnezza sono – necessariamente -
collocate nel solco generale del movimento sociale contro
gli effetti della mondializzazione capitalistica; questo
portato teorico e le sue ragioni di lotta e di
organizzazione, questa battaglia in difesa della vita della
specie umana può assumere, nell’ambito degli obbligati
passaggi politici da compiere, quei tratti forti e
distintivi utili allo sviluppo ed alla diffusione della
critica serrata e materiale allo stato di cose presenti.
(1) A questo proposito è utile la lettura di una
Relazione, stilata da Marco Caldiroli e Francesco Francisci
del Centro per la Salute “Giulio Maccacaro” di Castellana,
per conto del Comune di Acerra, in cui sono indicati, con
dovizia di dati particolareggiati, gli impatti ambientali e
sanitari connessi alla realizzazione dell’impianto di
incenerimento per combustibile di rifiuti (CDR) nell’area
acerrana. Il tutto è consultabile sul sito:
www.inceneritori.org
(2) Su questo aspetto sarebbe necessario aprire una
discussione sull’istituto del Commissariato Straordinario di
Governo.Questo mostro giuridico istituzionale fu insediato e
testato la prima volta, in Campania, durante l’emergenza del
post-terremoto in maniera concertativa tra i vari poli
politici della borghesia. Per quanto riguarda la
questione-rifiuti, questo Commissariato Straordinario, ha
racchiuso i propri poteri eccezionali in una struttura
“autonoma” ad hoc la quale ha retto ai vari cambi di
maggioranza nel corso degli oltre 10 anni di vigenza di tale
istituto. Questo Commissariato Straordinario, in definitiva,
fonda ed opera su una sperimentazione concreta di quella
torsione autoritaria del diritto denominata, correntemente,
da alcuni giuristi/critici “stato d’eccezione”. Tale
questione, però, non deve farci nutrire inutili aspettative
sui meccanismi di “tutela democratica” che dovremmo
rivendicare nel corso delle lotte. In particolare – dopo il
blitz poliziesco di Acerra e la totale militarizzazione di
tutto il comprensorio dall’agosto scorso a tutt’oggi –
abbiamo registrato alcune prese di posizione che lamentano
su un “principio democratico” calpestato appellandosi,
ancora una volta ma fuori tempo politico massimo, ad una
presunta Magistratura indipendente che dovrebbe/potrebbe
ripristinare il diritto violato dai “provvedimenti
antidemocratici” del governo e della Regione Campania!!
(3) A puro scopo esemplificativo vogliamo citare il caso
della FIBE (società del gruppo FIAT), presieduta dal
famigerato Generale Carlo Jean, ex addetto militare di
Cossiga al Quirinale ed ispiratore della decisone di
istallare il deposito delle scorie nucleari a Scanzano. La
FIBE, da anni, si è assicurata tutti gli appalti, dalla
Regione Campania, per la gestione degli impianti di CDR e di
alcuni, fondamentali, servizi legati alla realizzazione dei
Termovalorizzatori ad Acerra ed a Santa Maria del Fosso.
(4) Durante alcune Vertenze i rappresentanti del PRC,
preoccupati di non alimentare oltremodo l’ostilità verso
l’amministrazione regionale, hanno – spesso – sostenuto che
le lotte contro i Termovalorizzatori, i nuovi siti di
stoccaggio di CDR o le discariche andavano risolte in “sede
locale” in quanto il problema fondamentale sarebbe quello di
edulcorare alcuni aspetti, particolarmente, spinosi del
“Piano Rifiuti Regionale” e non invece la necessità di una
contestazione globale al complesso delle scelte che la
Regione ed il Governo intendono attuare. A questo proposito
la tardiva e truffaldina “uscita” del PRC dalla Giunta
Regionale di Bassolino è avvenuta sotto l’incalzare delle
lotte le quali stavano iniziando a porre, in alcune zone,
problemi di vera e propria agibilità politica per i
dirigenti del PRC.
(5) Le statistiche ufficiali ci dicono che per ogni aumento
dell’1% del Prodotto Interno Lordo di una nazione, la sua
produzione di rifiuti cresce almeno del 2% e che la
stragrande maggioranza dei rifiuti di un paese ricco sono
rifiuti industriali. Per le imprese, nell’ambito della
accresciuta competizione globale, le spese necessarie alle
bonifiche ed agli smaltimenti “regolari” sono sempre più una
voce intollerabile per i propri bilanci. Ecco perché, anche
alcune multinazionali ricorrono agli smaltimenti “illegali”
in sodalizio con le mafie e le organizzazioni criminali. Per
le famiglie dei ceti popolari, invece, il continuo aumento
dei costi della Tassa sui Rifiuti costituisce una costante
delle politiche sociali delle varie Amministrazioni
Michele Franco
fonte: franco.michele@virgilio.it