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La concertazione? Ora è a
rischio
Per il contratto degli
statali potrebbero fermarsi anche gli altri
«tavoli» su pensioni e produttività.
Confermato lo sciopero dell'1 giugno. Prodi
si assume la regia della trattativa, ma
chiede «uno sforzo» ai sindacati
Francesco Piccioni
Aun passo dalla rottura.
Cgil, Cisl e Uil chiaramente non la
vogliono, visto che hanno già per tre volte
ritirato - e lo hanno ricordato ieri con
«irritazione» - lo sciopero generale del
pubblico impiego pur di raggiungere un
accordo con il governo. Ma ogni accordo, a
partire dal principale, quello del 6 aprile,
si è rivelato scritto sull'acqua. Perciò,
ora basta, hanno detto all'unisono. Il più «aperturista»,
Raffaele Bonanni, ha dato 24 ore di tempo
per un ultimo tentativo. Ma non sembra che
verrà accontentato, visto che sia Prodi che
Cesare Damiano - ministro del lavoro - hanno
chiesto di «fare un ultimo sforzo di buona
volontà reciproca». Addirittura, davanti
alla conferma dello sciopero, Prodi si è
messo a spiegare che «è un diritto
costituzionale, ma non può diventare un'arma
di ricatto» (e infatti è rimasto il solo
modo di farsi ascoltare dai «sordi»). Parole
un po' lunari, che danno la sensazione netta
che il governo stia puntando a limare
ulteriormente il poco concesso in sede di
accordo ad aprile. Lì, infatti, erano stati
decisi i 101 euro lordi di aumento medio. La
successiva direttiva all'Aran parlava però
in percentuali, non in cifra assoluta; gli
aumenti dovevano essere del 4,46%,
«onnicomprensivi» (inclusa cioè la
contrattazione di secondo livello,
aziendale). Fatti due conti corrispondeva a
93 euro, non a 101. Come ricorda Salvatore
Bosco, della Uil, i 101 euro «sono la base
di partenza per iniziare la trattativa, non
il punto di mediazione»; figurarsi una cifra
inferiore. In più è sparita - anche dalle
dichiarazioni polemiche - la contrattazione
locale, così come il «riassorbimento dei
precari». Dopo l'ultimo sgarbo di annullare
l'incontro all'Ara previsto per ieri,
partiva la conferma della dichiarazione di
sciopero: il 1 giugno per gli statali, il 4
per la scuola, l'11 per l'università e la
ricerca. Perché, spiegava tra gli altri
Enrico Panini, segretario della Flc Cgil,
«neanche nei momenti peggiori era successo
che il governo disattendesse gli impegni
formalmente sottoscritti addirittura
negandoli». Ieri mattina, a palazzo Chigi,
si teneva un «tavolo di concertazione sulla
produttività» che da una parte chiariva le
intenzioni del governo su un altro tema
spinosissimo, dall'altra confermava lo
stallo sugli statali. La proposta di Damiano
consiste nell'incentivare la produttività
tramite la detassazione degli straordinari
(che sono sovratassati proprio per impedire
«che un'ora di straordinario costi meno di
un'ora normale», ha ricordato Epifani),
l'allargamento della contrattazione
aziendale rispetto a quella nazionale e la
flessibilità degli orari di lavoro (due
richieste perenni di Confindustria). Parte
dunque la macchina organizzativa degli
scioperi, che dovranno portare a Roma i
manifestanti attesi il primo giugno a piazza
del Popolo. Vista l'«irregolarità» rilevata
dalla cosiddetta «commissione di garanzia»
per la concomitanza con le elezioni
amministrative, i sindacati hanno deciso di
evitare l'astensione dal lavoro nei comuni
dove si vota. In più, nella settimana
precedente, praticheranno una sorta di
«sciopero al contrario», lavorando un'ora in
più per spiegare ai cittadini le ragioni
della protesta. Il dato politico principale
è però rappresentato dalla distanza
crescente, al momento in apparenza
irrecuperabile, tra sindacato e governo.
Paolo Pirani, della Uil, parla di
atteggiamento che «tradisce il senso della
concertazione». Il solitamente cauto
Guglielmo Epifani mette sul piatto la
sospensione di tutti i «tavoli» attualmente
aperti (pensioni produttività, ecc); perché
il tavolo si tiene assieme, e non ci può
essere rottura su un punto così importante e
poi far finta di niente su altre cose».
Anche per questo, forse, Romano Prodi e il
primo responsabile della perduta
«credibilità» del governo in sede di
trattativa - il ministro dell'economia,
Tommaso Padoa Schioppa - si sono incontrati
ieri per una «colazione di lavoro» sui
contenziosi aperti: statali, pensioni e
destinazione del «tesoretto». Una nota di
palazzo Chigi, diramata dopo il «vertice
ristretto», assegnava a Prodi il compito di
condurre in prima persona la trattativa
sugli statali. Ma si sarà messo d'accordo
col suo «ragioniere» sulle risorse che può
impegnare?
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