Verso lo sciopero Telecom, le Rsu Cgil: «La Rete è un bene comune, garantire il pubblico»
Le rappresentanze Slc Cgil delle aziende di telecomunicazioni dell'Emilia Romagna*

 
Riteniamo che il sistema delle Telecomunicazioni sia un bene comune. Averlo dimenticato ha permesso la sua sistematica depredazione, con una improvvida privatizzazione.
Questo sistema si basa su un'infrastruttura che, come tutte le Grandi Reti, ha in massima parte le caratteristiche di un monopolio naturale, su cui sono erogati servizi pubblici, sia essenziali per la comunità, che strategici per lo sviluppo del paese e la sicurezza nazionale. Avere messo un monopolio naturale in mani private è stata la causa di un'enorme distruzione di patrimonio pubblico, cui consegue lo stato di abbandono in cui versano ampie parti di una rete costruita con i soldi della collettività, l'esposizione a tentativi di scalate incompatibili con l'interesse nazionale, la frantumazione dell'unità aziendale, l'esistenza di una centrale illegale che spiava cittadini e lavoratori.
L'infrastruttura dunque deve essere ricondotta nella sfera pubblica. Questo è quanto avviene ovunque in Europa o attraverso forme di partecipazione proprietaria o di gestione pubblica. Questo è quanto, con ogni probabilità, si cerca di riprodurre in Italia terziarizzando la Rete Telecom e sottoponendola al controllo dell'Autorità delle Telecomunicazione. E' il modello della società inglese OpenReach, scorporata dalla British Telecom e nel cui consiglio di amministrazione siedono membri direttamente nominati dalla Authority per le comunicazioni. Certamente un passo avanti rispetto all'esistente, ma non sappiamo se questo è un modello realmente idoneo a una tutela del bene comune, laddove la preoccupazione di politici e commentatori sembrano più orientate a tutelare la libera concorrenza fra i competitori più che la difesa della occupazione, della qualità del lavoro e del servizio, dei livelli professionali.
Ma quale infrastruttura? Crediamo sia un errore limitare la rete con caratteristiche di monopolio naturale (ovvero i cui costi di investimento infrastrutturali sono tali da non essere economicamente redditivi) solo al cosiddetto «ultimo miglio», così come riteniamo che si estenda anche a parti di rete possedute da altri operatori oltre Telecom, e che soprattutto non riguardi solo la rete già esistente ma soprattutto quella di nuova generazione. È proprio sulla rete di nuova generazione, che dovrebbe pensarsi integrata anche con le tecnologie WiMax (larga banda senza fili), che infatti ricade con maggiore urgenza il problema di investimenti a redditività differita. Ricordiamo che una delle ragioni a sostegno del modello OpenReach in Italia è il «bisogno di definire un quadro di regole che dia certezze sulla remunerabilità degli investimenti di chi svilupperà reti di nuova generazione». Ricordiamo che Deutsche Telekom aveva richiesto di poter esercitare un monopolio sulla nuove reti proprio per garantirsi questi ritorni. Insomma il «libero mercato» non funziona nemmeno per i più liberisti.
Nei sistemi di tlc esiste un legame peculiare fra infrastrutture e contenuti, esaltato dalle prospettive di multimedialità e convergenza, che rende ancora più complesso e urgente il tema del controllo pubblico.
Settore «privato»: sono necessarie riforme per dare alle imprese italiane strutture societarie più solide e garantire più trasparenza e regolamentazione, superando i patti di sindacato e regolamentando le altre forme giuridiche che consentono di controllare una società investendo il meno possibile (partecipazioni incrociate, piramidi societarie e «scatole cinesi», holding di diritto estero). Occorre limitare l'uso del capitale di debito per avere il controllo di società quotate in borsa ad esempio impedendo che il rapporto fra patrimonio e debito delle holding di controllo possa scendere sotto una soglia significativa stabilita dal regolatore.
Riteniamo che la lotta dei lavoratori per l'occupazione, la qualità, la sicurezza e la professionalità sia contestualmente una lotta per la difesa della qualità del servizio e degli utenti. La parte più debole dei cittadini è stata oggetto di veri e propri comportamenti predatori, come testimoniano decine di migliaia di esposti all'Authority: anziani che si vedono attivati servizi mai richiesti, utenti che si vedono attribuito traffico mai fatto, cittadini con linee guaste che non riescono ad avere risposte utili dopo mesi di attesa. Intendiamo perciò costruire un rapporto sistematico con le associazioni dei consumatori per dare una corretta informazione sui meccanismi che danneggiano i cittadini, mobilitandoci insieme e integrando le nostre tradizionali forme di lotte con altre più particolari, come lo sciopero dei consumi.
* I dipendenti italiani di Telecom sciopereranno per 4 ore il 25 maggio