Statali
Accordi a perdere adesso il risarcimento
Arnaldo Monga*

 
L'accordo cornice per il rinnovo dei contratti pubblici riconosce, per il 2006, pochi spiccioli di vacanza contrattuale. A dispetto delle entusiastiche dichiarazioni dei firmatari rappresenta, molto più prosaicamente, l'ennesimo bidone. L'annunciato aumento di 101 euro per gli statali (se confermato, visto che sulla sua entità e distribuzione si è aperto un contenzioso interpretativo) è perfino più basso di quello dello scorso biennio, ma la vera novità sta nel differimento di un anno della decorrenza degli aumenti oltre che nella subordinazione della distribuzione alla «meritocrazia ufficio per ufficio». E per reperire le risorse sul 2007 bisognerà attendere la Finanziaria 2008. I miseri aumenti arriverebbero quindi a contratto scaduto.
Gli enti locali e la sanità poi, avrebbero - come già nel biennio 2004/2005 - adeguamenti salariali a scalare, inferiori ai 101 euro medi degli statali; 50/60 euro netti a seconda della categoria. Un accordo che aggrava la questione salariale: si faticherà, ancor di più, ad arrivare a fine mese. Siamo in Europa ma non certo quanto a stipendi (vedi Eurispes).
Lavoratori e pensionati fanno i conti ogni mese con questa situazione ed è anche su questi aspetti, molto concreti, che misurano i sindacati, le forze politiche e i governi. Nessun risarcimento sociale per i 4 milioni di lavoratori pubblici: i soldi c'erano ma il governo ha deciso di continuare a tagliare il salario, con il tradizionale consenso dei sindacati seduti ai tavoli della trattativa.
Per uscire da questa palude serve che irrompano sulla scena le lavoratrici e i lavoratori. Proprio loro, i veri esclusi da tutta questa vicenda, relegati nel ruolo di tifosi in una trattativa ingabbiata dai limiti invalicabili di un accordo preventivo fra le parti. Non sono stati chiamati a lottare da Cgil-Cisl-Uil prima del varo della finanziaria, quando la mobilitazione dei lavoratori poteva servire a cambiare le scelte, ma non è detto neppure che vengano chiamati - a giochi fatti - a pronunciarsi su altri accordi come il memorandum sulla Pubblica amministrazione e sui fondi pensione. Un deficit di democrazia che, non a caso, si accompagna dal 1993 alla perdita di salario e diritti.
E mentre le oltre 100 mila firme raccolte sulla legge per il ripristino della scala mobile di salari e pensioni aspettano invano la messa in agenda da parte del Parlamento, sono i grandi manager di stato ad incassare l'automatica rivalutazione delle loro milionarie retribuzioni.
A chi, dentro il governo, dice di battersi per cambiare strada, per l'equità sociale e per il ruolo pubblico dei servizi, diciamo che si è persa l'ennesima occasione per dare il segno concreto di una volontà di cambiamento. Per ottenere il risarcimento dovuto occorre costruirne le condizioni. Altro che uno sciopero costruito sui rimandi e sempre in forse fino all'ultimo, che più che una scadenza di mobilitazione pare essere un invito ad allungare il week-end del 2 giugno!
Sono oltre 9 milioni i lavoratori dipendenti in attesa di rinnovare il contratto e insieme a tutti gli altri hanno alle spalle contratti a perdere. Tutti sono sotto minaccia di vedersi innalzata l'età pensionabile dal 2008 e ridotti i rendimenti. Abbiamo interessi comuni e la forza per ottenerli. Senza il nostro lavoro il paese si ferma. La piattaforma comune c'è già, qualsiasi lavoratore potrebbe confermarla: aumenti salariali veri, via le leggi della precarietà, via lo scalone, una pensione pubblica dignitosa, servizi sociali e sanitari pubblici gratuiti e di qualità e diritti sindacali senza discriminazioni. Gli operai di Mirafiori si sono espressi. Tocca a ciascuno di noi raccogliere quel rumoroso dissenso e trasformarlo in azioni per imporre, a prescindere dalla propria appartenenza sindacale, una stagione di lotte unitarie del mondo del lavoro, per ricominciare a ottenere risultati dopo l'interminabile era dei sacrifici. SdL intercategoriale (il nuovo sindacato nato dalla fusione di Sincobas e Sult) a questo vuole lavorare, insieme a quanti, singoli lavoratori o organizzazioni sindacali, vorranno farlo.
*Segreteria nazionale SdL