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Nascita di una superbanca
Trattative tra Unicredit e Capitalia. La più
grande banca italiana diverrebbe il maggiore
azionista di Mediobanca e Generali
Galapagos
La borsa ci crede: ieri a Piazzaffari i
titoli Capitalia sono schizzati a 7,425 euro
in crescita del 3,2%. Il balzo in avanti è
stato determinato non tanto dai dati della
trimestrale (buona) ma da scambi frenetici
sull'onda di voci che, come spesso accade,
si auto-alimentano, di un prossimo accordo
di fusione tra la banca romana e Unicredit.
«Una opportunità», ha definito la banca
capitolina Alessandro Profumo gran capo di
Unicredit. Una fusione (non tra pari, viste
le dimensioni diverse delle due banche) che
sarebbe stata benedetta dal governatore di
Bankitalia. Una ipotesi possibile, (dietro
l'angolo, secondo le voci di mercato) che,
però non è così semplice come potrebbe
apparire.
Capitalia (il cui asset principale è la Banca di Roma) capitalizza circa 20 miliardi di euro. La banca viene giudicata una delle «zitelle d'oro» del sistema creditizio italiano. E' una grande banca, ma non grandissima, che da un paio di anni presenta risultati di bilancio più che buoni: il primo trimestre del 2007 si è chiuso con un utile netto di 277,5 milioni. Il limite di Capitalia è di avere un gruppo di controllo molto frammentato. Oltretutto il maggior azionista (circa l'8% del capitale) è la olandese Abn Amro contesa dalla Barclays e, sul fronte opposto, la banca scozzese RBoS alleata con il gruppo Fortis e con la spagnola Santander. Se Abn cambia padrone, la banca romana potrebbe essere «aggredita» e conquistata, e finire in mani estere. Mario Draghi, governatore di Bankitalia, ha avvisato dei rischi i vertici di Capitalia, sollecitandoli a trovare una alleanza italiana. L'idea piace al presidente dell'Istituto Cesare Geronzi, ma dispiace a Matteo Arpe. L'amministratore delegato di Capitalia, molto amato dai piccoli azionisti per le sue capacità manageriali che hanno progressivamente gonfiato gli utili, è convinto che Capitalia possa proseguire da sola. La contrapposizione tra presidente a amministratore delegato ha creato nei mesi scorsi forti tensioni e alla fine l'ha spuntata Geronzi, mentre Arpe si è visto sfilare le deleghe riguardanti le strategie del gruppo. Di più: due giorni fa, con un colpo a sorpresa, Geronzi ha nominato Claudio Costamagna superconsulente per le partnership strategiche. Costamagna non è una persona qualunque: per 16 anni è stato in Goldman Sachs e l'ultimo incarico ricoperto è stato di responsabile dell'Investment banking in Europa. Poi lo scorso anno Costamagna ha lasciato la banca d'affari inglese, nella quale ha lavorato anche il governatore di Bankitalia in attesa, come lui stesso ha dichiarato, di un nuovo lavoro. Costamagna, secondo le voci, è un prodiano: si dice anche che sia stato lui il suggeritore del famoso piano di Rovati per la Telecom che fece tanto scandalo a settembre dello scorso anno. Ieri mattina la speculazione ha lavorato alla grande sulle voci di un incontro «segreto» tra Geronzi e Profumo nella sede di Unicredit a piazza Cordusio. Secondo i bene informati i due avrebbero discusso dei particolari della fusione. Che d'altra parte non è una novità: già a gennaio dello scorso anno i due si erano incontrati per discutere di sinergie tra i loro istituti. In realtà sembra che l'incontro sia stato dedicato interamente ai problemi della governance di Mediobanca di cui Capitalia e Unicredit posseggono quasi un quinto del capitale. Se si arriverà a una fusione tra i due gruppi, la nuova superbanca arriverà a capitalizzare circa 100 miliardi di euro con un gruppo di controllo che vede fortemente presenti molte fondazioni bancarie e quindi abbastanza stabile. Ma non tutti vedono di buon occhio la nuova banca che diventerebbe il maggiore azionista sia di Mediobanca, che delle Generali. Non è casuale che ieri Vincent Bollorè, azionista di Mediobanca e di Capitalia, nonché grande amico di Sarkozy (al quale ha prestato la sua barchetta per riposarsi dopo il trionfo elettorale), ha dichiarato, anche a nome dei soci esteri di Mediobanca: «Siamo per l'indipendenza di Capitalia e il rispetto degli equilibri di Mediobanca». |