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Pensioni: fermate
spontanee a Torino, Parma e Bologna.
Sindacati e Prc contro l'ultimatum
Padoa Schioppa provoca scioperi: Prodi e altri ministri minimizzano le tensioni interne alla maggioranza. Ma crescono le possibilità che i sindacati proclamino iniziative di lotta contro il governo se questi si allineerà con il ministro dell'economia
Francesco Piccioni
Il giorno dopo la
«sparata» di Tommaso Padoa Schioppa sulle
pensioni non c'è stato nessun «poliziotto
buono» capace di ricucire lo strappo
prodotto da quello «cattivo». In compenso
hanno cominciato a muoversi i lavoratori con
scioperi spontanei a favore dell'abolizione
dello «scalone» e contro ogni ipotesi di
applicazione dei «coefficienti di
trasformazione». Fermate improvvise nelle
fabbriche di Torino, Parma, Bologna; e una
valanga di ordini del giorno delle rsu
aziendali indirizzate ai vertici dei
sindacati; un solo richiamo a «tener duro» e
a rispettare volontà e interessi di chi
lavora. «Nelle fabbriche metalmeccaniche
torinesi c'è molta attenzione al tema delle
pensioni. Gran parte dei lavoratori ostaggio
dello scalone sono al Nord, lavoratori che
hanno già pagato la riforma Dini con un
innalzamento di 5 anni - ha commentato
Giorgio Airaudo, segretario provinciale
della Fiom - È normale che vi siano queste
prime reazioni e che i lavoratori avanzino
richieste di azioni sindacali». Le
segreterie Fim, Fiom e Uilm di Brescia,
hanno chiesto alle segreterie nazionali di
«promuovere una mobilitazione generale di
tutti i lavoratori» per imporre un
«miglioramento del sistema previdenziale», e
non l'opposto. E' probabile che le
iniziative oggi si moltiplichino a livello
nazionale.
Se l'intenzione del ministro dell'economia era quella di «recintare lo spazio» entro cui considerava accettabile una «trattativa», per ridurre a zero o quasi le correzioni richieste dalle parti sociali, il risultato appare perciò disastroso. La distanza con i sindacati è cresciuta fino a pochi passi dalla rottura; e anche le divaricazioni all'interno della maggioranza, con il segretario del Prc, Franco Giordano, che ieri ha raggiunto Romano Prodi a palazzo Chigi per comunicare che «la riforma delle pensioni va fatta, ma in senso opposto». L'impostazione di Padoa Schioppa «va rovesciata: non più risanamento prima e redistribuzione delle risorse poi, ma il contrario»; perché quelle «idee» sono «fuori dal programma dell'Unione», ma soprattutto portano il rapporto con i sindacati «verso una sicura rotta di collisione». Per concluderne che «senza consenso il mio partito non voterà nessuna riforma». Il problema è che Padoa Schioppa sembra aver già preventivato questo tipo di resistenza (molto meno, forse, gli scioperi nelle fabbriche). E infatti aveva aperto l'incontro dell'altroieri esattamente su questa premessa: «a legislazione vigente a gennaio 2008 scatta lo scalone e la revisione dei coefficienti, e così il sistema rimane in equilibrio economico». Come dire: «noi vi proponiamo qualche correzione; se non vi piace, possiamo anche rimanere così». Un gioco che ha irritato soprattutto i sindacati, tanto che ieri il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, è tornato in argomento: «non vorrei che si giocasse a non fare l'accordo per tenere la legge che c'è; questo sarebbe davvero inaccettabile per noi e ci porterebbe a iniziative di lotta contro il governo». Che non saranno magari lo «sciopero generale immediato» chiesto ieri dal coordinatore della Rete28Aprile, Giorgio Cremaschi, ma ci somigliano già abbastanza. Uno scenario che cambierebbe drasticamente - e in negativo - i già difficili rapporti del governo con il mondo del lavoro. E' apparsa perciò quasi surreale la battuta di Prodi «non c'è nessuna tensione nella maggioranza», mitigata poi con un più ecumenico «le tensioni ci sono dappertutto, anche nell'opposizione e tra i sindacati». Il ministro dello sviluppo, Luigi Bersani, minimizza la portata delle tensioni, giurando che «per i tempi del Dpef (fine giungo, ndr) avremo tutte le cose a posto». Ma probabilmente esagera sulla «concordia generale» raggiunta sulle priorità come «mettere in miglior equilibrio il sistema, dare una prospettiva ai giovani, occuparsi delle pensioni basse, tiene conto degli andamenti demografici». Anche perché sarebbe facile ribattere che le prospettive dei giovani - dal punto di vista pensionistico - sono state sbriciolate dalle forme di precarietà introdotte con il «pacchetto Treu» prima e la «legge 30» poi. O che gli squilibri dei conti Inps sarebbero annullati con la separazione dell'assistenza (ivi compresa la cassa integrazione) dalla vera e propria previdenza. O, infine, che non sembra un buon modo di «ridurre le differenze» quello che deteriora le condizioni «medie» fino ad avvicinarle a quelle peggiori. E' chiaro che i «pontieri» della maggioranza si trovano a lavorare in una situazione molto più difficile. Ci ha provato anche Vincenzo Visco, spiegando che «non ci sono divaricazioni rilevanti» e che «la funzione del ministro del tesoro Padoa Schioppa è quella di porre i paletti». Domanda maliziosa: nel petto di chi? |