Con la pistola alla tempia

Falsa partenza Si apre male la trattativa sulla riforma delle pensioni. Il ministro Padoa Schioppa sostiene che scalone e modica dei coefficienti sono leggi vigenti e offre l'elemosina di 2,5 miliardi di euro per lo stato sociale

Roberto Tesi


 

L'incontro governo-parti sociali sulle pensioni si è aperto con un ultimatum di Tommaso Padoa Schioppa. Per il ministro dell'economia i conti pubblici per i prossimi anni incorporano gli effetti economici dello scalone. «I tempi sono stretti ha dichiarato e bisogna fare l'accordo entro giugno; senza l'intesa si applica la legislazione vigente», anche se il programma dell'Ulivo prevedeva espressamente l'abolizione dello scalone. Il ministro ha sostenuto che occorre procedere immediatamente a una riduzione dei coefficienti di sostituzione: Insomma, le future rendite saranno sempre più leggere. Padoa Schioppa ha anche chiuso la porta sull'utilizzo del «tesoretto» previsto per il 2007: i 3/4 del totale (circa 10 miliardi di euro) saranno destinati al risanamento dei conti pubblici.
L'unica «apertura» è arrivata da Cesare Domiano che dopo aver ricordato che «il sistema pensionistico deve restare fondato su un pilastro pubblico a ripartizione, che eroghi pensioni a tutti i lavoratori e le lavoratrici» ha interpretato il ruolo del poliziotto «buono» dei telefilm Usa. Il ministro del lavoro ha di fatto presentato il progetto sul quale lavora da mesi: sostituire alla «scalone» tanti scalini fino ad arrivare alla stessa età - 62 anni - per il pensionamento anticipato come previsto dalla legge Maroni. La chiusura di Padoa Schioppa ha lasciato perplessi i sindacati, ma le reazioni sono state diverse.
Una parziale apertura è arrivata dalla Cisl: «Siamo pronti a discutere su tutto ma non sui coefficienti». Lo ha detto Pierpaolo Baretta, il segretario generale aggiunto dei cislini. Che ha aggiunto: «condividiamo il fatto che va salvaguardato l'equilibrio finanziario del sistema previdenziale che pero non si può basare solo sulla legislazione vigente. Si deve tener conto delle dinamiche di incremento del Pil e dei flussi migratori che apportano significative risorse». Su una linea abbastanza simile la Uil. Il segretario generale Luigi Angeletti guarda con favore alla possibilità di congelare i coefficienti di trasformazione per il calcolo delle pensioni. «Potrebbe essere una ipotesi perché applicarli così sarebbe una vera e propria ingiustizia. Se li congelano accolgono una parte delle nostre richieste». Anche la Cgil non ha chiuso la porta in faccia al governo, ma Morena Piccinini ha avanzato richieste precise. I due miliardi e mezzo del tesoretto- che il governo intende destinare al welfare - sono insufficienti «per migliorare le pensioni in essere, avviare nuovi ammortizzatori sociali, far partire la contrattazione di secondo livello. Non può essere chiesto solo ai sindacati di identificare le priorità». Poi ha «chiesto di poter verificare i parametri tenendo conto di una crescita più alta e della maggior immigrazione. E' vero che ci sono impegni con la Ue, ma ci sono anche dati in evoluzione».

Alla Piccinini ha fatto eco Nicola Nicolosi. Il coordinatore di «Lavoro e società» che ha chiesto un cambiamento della «cornice generale delle compatibilità» e ha proposto di trasferire parte del Tfr al primo pilastro previdenziale, oltre a un adeguamento del tasso di sostituzione teso a dare una copertura adeguata: «una via praticabile e coerente con il programma di governo»
Non a tutti dispiace la proposta di Padoa Schioppa. Piace alla Bonino, e la Confindustria, palude. Per gli industriali scalone e revisione dei coefficienti sono norme vigenti e la Confindustria «non ritiene utile mettere mano a queste norme in vigore se questo significa pesare sulla finanza pubblica con maggiori risorse», ha spiegato il direttore generale della Confindustria Maurizio Beretta al termine dell'incontro a palazzo Chigi. «Se si intende intervenire su quei capitoli vanno recuperate risorse», ha spiegato. Sull'innalzamento dell'età sono anche d'accordo tutte le organizzazioni professionali dei lavoratori autonomi.
Le critiche più feroci alla posizione del ministro dell'economia sono arrivate da sinistra. Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, le giudica «posizioni inaccettabili e chiede una mobilitazione generale». Più in generale è Rifondazione, ma anche i verdi a criticare profondamente il progetto del governo.

Ma ora cosa accadrà. In sindacati stanno riflettendo, mentre il governo ha convocato un tavolo tecnico su conti previdenziali e sulla revisione dei coefficienti. Il tavolo servirà a far luce sui costi degli interventi su scalone e revisione dei coefficienti, contestati dai sindacati.