Falsa partenza Si apre
male la trattativa sulla riforma delle
pensioni. Il ministro Padoa Schioppa
sostiene che scalone e modica dei
coefficienti sono leggi vigenti e offre
l'elemosina di 2,5 miliardi di euro per lo
stato sociale
L'incontro governo-parti
sociali sulle pensioni si è aperto con un
ultimatum di Tommaso Padoa Schioppa. Per il
ministro dell'economia i conti pubblici per
i prossimi anni incorporano gli effetti
economici dello scalone. «I tempi sono
stretti ha dichiarato e bisogna fare
l'accordo entro giugno; senza l'intesa si
applica la legislazione vigente», anche se
il programma dell'Ulivo prevedeva
espressamente l'abolizione dello scalone. Il
ministro ha sostenuto che occorre procedere
immediatamente a una riduzione dei
coefficienti di sostituzione: Insomma, le
future rendite saranno sempre più leggere.
Padoa Schioppa ha anche chiuso la porta
sull'utilizzo del «tesoretto» previsto per
il 2007: i 3/4 del totale (circa 10 miliardi
di euro) saranno destinati al risanamento
dei conti pubblici.
L'unica «apertura» è arrivata da Cesare
Domiano che dopo aver ricordato che «il
sistema pensionistico deve restare fondato
su un pilastro pubblico a ripartizione, che
eroghi pensioni a tutti i lavoratori e le
lavoratrici» ha interpretato il ruolo del
poliziotto «buono» dei telefilm Usa. Il
ministro del lavoro ha di fatto presentato
il progetto sul quale lavora da mesi:
sostituire alla «scalone» tanti scalini fino
ad arrivare alla stessa età - 62 anni - per
il pensionamento anticipato come previsto
dalla legge Maroni. La chiusura di Padoa
Schioppa ha lasciato perplessi i sindacati,
ma le reazioni sono state diverse.
Una parziale apertura è arrivata dalla Cisl:
«Siamo pronti a discutere su tutto ma non
sui coefficienti». Lo ha detto Pierpaolo
Baretta, il segretario generale aggiunto dei
cislini. Che ha aggiunto: «condividiamo il
fatto che va salvaguardato l'equilibrio
finanziario del sistema previdenziale che
pero non si può basare solo sulla
legislazione vigente. Si deve tener conto
delle dinamiche di incremento del Pil e dei
flussi migratori che apportano significative
risorse». Su una linea abbastanza simile la
Uil. Il segretario generale Luigi Angeletti
guarda con favore alla possibilità di
congelare i coefficienti di trasformazione
per il calcolo delle pensioni. «Potrebbe
essere una ipotesi perché applicarli così
sarebbe una vera e propria ingiustizia. Se
li congelano accolgono una parte delle
nostre richieste». Anche la Cgil non ha
chiuso la porta in faccia al governo, ma
Morena Piccinini ha avanzato richieste
precise. I due miliardi e mezzo del
tesoretto- che il governo intende destinare
al welfare - sono insufficienti «per
migliorare le pensioni in essere, avviare
nuovi ammortizzatori sociali, far partire la
contrattazione di secondo livello. Non può
essere chiesto solo ai sindacati di
identificare le priorità». Poi ha «chiesto
di poter verificare i parametri tenendo
conto di una crescita più alta e della
maggior immigrazione. E' vero che ci sono
impegni con la Ue, ma ci sono anche dati in
evoluzione».
Alla Piccinini ha fatto eco
Nicola Nicolosi. Il coordinatore di «Lavoro
e società» che ha chiesto un cambiamento
della «cornice generale delle compatibilità»
e ha proposto di trasferire parte del Tfr al
primo pilastro previdenziale, oltre a un
adeguamento del tasso di sostituzione teso a
dare una copertura adeguata: «una via
praticabile e coerente con il programma di
governo»
Non a tutti dispiace la proposta di Padoa
Schioppa. Piace alla Bonino, e la
Confindustria, palude. Per gli industriali
scalone e revisione dei coefficienti sono
norme vigenti e la Confindustria «non
ritiene utile mettere mano a queste norme in
vigore se questo significa pesare sulla
finanza pubblica con maggiori risorse», ha
spiegato il direttore generale della
Confindustria Maurizio Beretta al termine
dell'incontro a palazzo Chigi. «Se si
intende intervenire su quei capitoli vanno
recuperate risorse», ha spiegato.
Sull'innalzamento dell'età sono anche
d'accordo tutte le organizzazioni
professionali dei lavoratori autonomi.
Le critiche più feroci alla posizione del
ministro dell'economia sono arrivate da
sinistra. Gianni Rinaldini, segretario
generale della Fiom, le giudica «posizioni
inaccettabili e chiede una mobilitazione
generale». Più in generale è Rifondazione,
ma anche i verdi a criticare profondamente
il progetto del governo.
Ma ora cosa
accadrà. In sindacati stanno riflettendo,
mentre il governo ha convocato un tavolo
tecnico su conti previdenziali e sulla
revisione dei coefficienti. Il tavolo servirà
a far luce sui costi degli interventi su
scalone e revisione dei coefficienti,
contestati dai sindacati.