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Più che un tavolo di
confronto sembra un garbuglio. Un cespuglio di rovi. La
questione previdenziale, aperta oggi ufficialmente a Palazzo
Chigi tra governo e parti sociali, ha confermato tutta la
sua spinosità. I tre temi scottanti sono stati tutti
affrontati: età, coefficienti di trasformazione dei
contributi, risorse (esigue) per il welfare. Ma
l'impressione è che il governo voglia fare il gioco del
poliziotto buono e di quello cattivo. Col ministro
dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa (ovviamente il
"cattivo") che spinge i sindacati a trovare in fretta un
accordo, e insiste sulla riduzione dei coefficienti (che per
i sindacati significa pensioni più basse in futuro). Col
ministro del Lavoro Cesare Damiano (diciamo il "mediatore")
che propone un percorso di trattativa e l'apertura di un
confronto a parte sui coefficienti. E infine col ministro
per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero (il poliziotto
buono) che, lontano dal tavolo cui non partecipa, ribatte a
Padoa-Schioppa che i coefficienti non si toccano, lo scalone
Maroni (che dal primo gennaio 2008 portera' l'eta' per
andare in pensione con 35 anni di contributi da 57 a 60) va
semplicemente abolito e non rimpiazzato con graduali
scalini, e che infine le risorse per il welfare devono
aumentare. Si dirà: è il governo di coalizione, baby. Certo.
Ma questa polifonia di voci sconcerta.
Se i sindacati vogliono dare retta al ministro
dell'Economia, allora le cose stanno così: sulle pensioni il
governo va di fretta e vuole raggiungere un accordo con le
parti sociali entro giugno. Durante il primo incontro al
tavolo sulla previdenza, il ministro ha ricordato che il
governo può utilizzare 2,5 miliardi di extragettito previsti
per il welfare: ''non perdiamo un'occasione formidabile per
fare due cose fondamentali: ammortizzatori sociali per i
giovani e aumento delle pensioni minime', ha detto
Padoa-Schioppa ai segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil
(Morena Piccinini, Pierpaolo Baretta e Domenico Proietti),
alla segretaria generale dell'Ugl Renata Polverini e al
direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta. 'I
tempi per la chiusura del tavolo sul welfare sono molto
vicini al limite, che e' fine giugno. La conseguenza di un
mancato accordo sarebbe l'applicazione dell'attuale
legislazione con lo scalone e la revisione dei coefficienti''.
Il ministro avrebbe anche avvertito che modificando le
riforme Dini e Maroni si 'altera l'equilibrio finanziario
del sistema'.
Le aperture di Damiano: sui coefficienti discussione a
parte
E' stato poi il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, a
illustrare le proposte del governo, e dunque un percorso di
possibile mediazione. Innalzamento graduale dell'età
pensionistica, sostituendo lo scalone con gli 'scalini'.
Apertura di un confronto sulla revisione dei coefficienti.
Infine, un'agevolazione dei requisiti per l'accesso alla
pensione a favore dei lavoratori impiegati in attività
usuranti. Per quanto riguarda la revisione al ribasso dei
coefficienti, che secondo il governo dovrebbe garantire la
sostenibilita' economico finanziaria del sistema
previdenziale, Damiano ha proposto di ''aprire un confronto
sui dati a disposizione'', tenendo conto ''dell'evoluzione
del mercato del lavoro in termini di flessibilita' sul
risultato pensionistico dei giovani''. Dunque i tagli
previsti dal Nucleo di valutazione della spesa previdenziale
(nell'ordine del 6-8%) non sarebbero applicati
immediatamente, in attesa del confronto con le parti
sociali. "Il nostro sistema pensionistico - ha detto Damiano
- deve restare fondato su un pilastro pubblico a
ripartizione, che eroghi pensioni a tutti i lavoratori e le
lavoratrici e che, con l'andata a regime del sistema
contributivo, permetta flessibilita' in uscita e incentivi
l'allungamento della vita attiva in modo coerente con
l'evoluzione demografica". Per il ministro, "a fianco del
sistema obbligatorio deve rafforzarsi il pilastro
complementare a capitalizzazione e ad una adesione
volontaria, con il compito di erogare prestazioni
pensionistiche aggiuntive". Damiano ha inoltre proposto la
modifica dei criteri per il calcolo del cumulo tra pensione
e reddito da lavoro, "anche con l'intento di far emergere il
lavoro nero e incentivare il differimento della scelta di
pensionamento".
Il tavolo tecnico sulla revisione dei coefficienti dovrebbe
partire la prossima settimana, come ha annunciato il
sottosegretario alla Presidenza del consiglio Enrico Letta
al termine del confronto, e 'dovrà essere propedeutico alla
riconvocazione del tavolo sul welfare'. Letta ha anche
ricordato che tra gli incontri in programma 'a breve' ci
sarà quello sulla concertazione di secondo livello e che
nelle prossime settimane sarà affrontata anche la questione
del riordino degli enti previdenziali.
La reazione dei sindacati
La replica unanime dei sindacati è che bisogna rifare tutti
i conti. "Non c'e' un dato assoluto e inequivocabile sull'entita'
della spesa previdenziale o delle entrate", ha spiegato
all'agenzia Dire Morena Piccinini della Cgil, quindi per
affrontare correttamente il nodo delle pensioni bisogna
"partire dalla revisione dei conti". La legislazione
vigente (leggi Dini e Maroni), le ha fatto eco Pierpaolo
Baretta della Cisl, "prevede un sistema di calcolo basato su
proiezioni in cui il Pil cresce dell'1,3% e il flusso
stimato di immigrati nel nostro paese e' molto basso.
Rivedere i conti e' il primo compito che il sindacato ha di
fronte". Una volta rifatti i calcoli, secondo i sindacati,
sara' evidente che non serve intervenire sui coefficienti di
trasformazione. "C'e' stata un'apertura da parte del
ministro Damiano- ha riconosciuto comunque Piccinini- che
dice ragioniamoci sopra" invece che continuare a sostenere
"l'applicazione pedissequa" della legge Dini. "Non e' ancora
una posizione soddisfacente- aggiunge Baretta- ma si tratta
di una modifica della posizione constatata fino a oggi".
Dopo il confronto Piccinini ha spiegato che l'obiettivo
della Cgil è scendere sotto la soglia dei 62 anni,
ripartendo dai 57 anni della legge Dini. La sindacalista
della Cgil ha inoltre osservato che "non tutti i lavori sono
uguali" e che su questo tema la discussione è "aperta".
Sull'innalzamento dell'età per le donne, Piccinini ha
aggiunto: "di allungamento dell'età delle donne ho parlato
io, dicendo che non se ne parla proprio".
Dalla Uil, poi, è venuta la proposta di congelare la
questione dei coefficienti. ''Il congelamento dei
coefficienti di trasformazione potrebbe essere un'ipotesi.
Applicarli cosi' e' una vera e propria ingiustizia. Se il
governo li congela, accoglie una parte della nostra
richiesta''. Lo ha detto alle agenzie di stampa il
segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. Mentre
sull'abolizione dello scalone, Angeletti non ha dubbi: ''e'
assolutamente sopportabile come esborso finanziario''.
Epifani: il coraggio lo mostri il governo
Confermata l'impressione che sulle pensioni il governo non
ha ancora raggiunto una posizione unitaria, bisogna
ricordare che la giornata non era iniziata nel migliore dei
modi per le sorti del confronto. In un'intervista a
Repubblica Padoa-Schioppa (sempre lui) aveva esortato i
sindacati ad avere coraggio: ''capisco le loro difficoltà.
Ma stavolta anche a Epifani, Bonanni e Angeletti chiedo di
essere ambiziosi e coraggiosi, di vincere la battaglia in
casa loro, invece di portarla sempre in casa d'altri''.
Forse non le parole più appropriate per inaugurare la
discussione. E in effetti hanno lasciato il segno. ''Il
coraggio - ha replicato Guglielmo Epifani a stretto giro di
posta - dovrebbe averlo il governo a presentarsi con una
proposta unitaria: quando lo fara' potra' partire la fase
finale del confronto''. ''Voglio dire a Padoa Schioppa - ha
detto il segretario generale intervenendo a Roma alla
manifestazione dei giovani sindacalisti della Cgil - che il
coraggio noi ce l'abbiamo e che prima di dire al sindacato
quello che deve fare chieda al governo se e' in condizione
di presentarsi con una sola posizione. Noi si', lo faccia
anche il governo e il giorno dopo siamo in grado di fare
l'accordo''.
Confindustria: lasciare lo scalone com'è
Gli imprenditori, invece, confermano la propria posizione
riguardo al fatto che scalone e revisione dei coefficienti
sono legge e non è "utile mettere mano a queste norme in
vigore se questo significa pesare sulla finanza pubblica con
maggiori risorse". Lo ha detto il direttore della
Confindustria Maurizio Beretta sottolineando come, al
riguardo, l'associazione condivida la posizione del ministro
dell'Economia. |