l'editoriale
Stiamo attenti al governo amico
Galapagos

 
Oggi non è un giorno qualunque. Oggi si comincerà a decidere della vita futura di milioni di persone. Qualsiasi cedimento dei sindacati alle proposte del «governo amico» rischia di trasformarsi in un boomerang per il governo stesso, in perdita di fiducia nelle organizzazioni sindacali, in peggioramento delle condizioni di vita delle generazioni future - i figli - che tutti dicono di voler difendere dall'egoismo dei «padri». Non sarà una trattativa facile. Morena Piccinini ieri ci ha detto che la Cgil ha dei punti fermi, irrinunciabili sui quali non intende cedere: la modifica dei coefficienti previsti dalla riforma Dini che abbasserebbero l'importo delle rendite già «tosate» abbondantemente dal sistema contributivo; l'innalzamento dell'età prevista dalla legge Maroni.
«Mai dire mai», si dice quando si inizia una trattativa, ma c'è da sperare che i sindacati tengano duro anche se l'impressione è che modifiche saranno introdotte. Nella sua lotta il sindacato non è aiutato dalla sinistra che si sta mostrando più realista del re. Come giudicare la proposta della sottesegretaria di Rifondazione Rosa Rinaldi? Dichiarando che la modifica dei coefficienti non si applicherà alle pensioni più basse, ne accetta in linea di principio la modifica depotenziando la lotta del sindacato. Il problema che certamente solleverà il governo è quello delle risorse insufficienti, di un debito pubblico da risanare, di un deficit da annullare nei prossimi quattro anni e via dicendo. La soluzione - soprattutto di area Margherita, ma con molti simpatizzanti tra i Ds - è quella di uno stato minimo: sia come presenza nei mezzi di produzione, cioè nella gestione diretta dell'economia, sia nello stato sociale.
La tendenza è una progressiva privatizzazione che coinvolge settori produttivi, servizi e, da ultimo lo stato sociale. Sotto tiro anche i comuni che posseggono municipalizzate (al quale diede il via Giolitti nel 1903) grazie alle quali milioni di italiani hanno conquistato il diritto all'acqua, al gas, alla luce. Oggi quelle attività fanno gola e, purtroppo anche a sinistra (Linda Lanzillotta, tanto per fare un nome), c'è chi è convinto che certe attività debbano essere gestite a maggior gloria del profitto.
Il trend trova conferma nei servizi sociali: la scuola sempre più privata, le polizze sanitarie, il sistema pensionistico integrativo - il Tfr - fatto per di più con i soldi degli stessi lavoratori. Lo stato minimo imperversa e impregna anche i partiti di sinistra i cui programmi ormai differiscono proprio pochino da quelli della destra. Oggi in Italia perfino Keynes farebbe la figura di un bolscevico. Guardate la canea contro l'oppressione fiscale. C'è gara a destra e sinistra nel promettere la riduzione delle tasse: il cuneo fiscale, l'Ici sulla prima casa, il taglio alle aliquote per i redditi più bassi. La socialdemocrazia (non mi riferisco a Tanassi, uno dei pochi che un po' di carcere l'ha fatto) è guardata con disprezzo proprio perché quello che ha trionfato è lo stato minimo. O se preferite il berlusconianesimo che è una brutta bestia, visto che alimenta l'illusione di ricchezza per tutti, basta impegnarsi.
Ieri è arrivata una buona notizia: nel 2006 il 95% dei controlli realizzati dall'Agenzia delle Entrate è andato a segno grazie a un miglioramento della qualità degli accertamenti. Insomma, si fa più dura la vita per gli evasori. Speriamo sia solo l'inizio: risorse lo stato ne può reperire tantissime a destinarle a tutti noi. Anche sotto forma di pensioni dignitose. Soprattutto per chi non ha avuto fortuna nella vita lavorativa.