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Il pasticciaccio delle
pensioni
Prodi cerca di placare
gli animi precisando che l'ipotesi degli
«scalini» al posto dello «scalone» è solo
una delle tante possibili. Ma la riforma
messa a punto dal ministro Damiano rimane
sotto tiro da parte dei partiti di centro
sinistra e dei sindacati
Galapagos
«E' solo una delle voci»,
ha giurato ieri mattina Prodi intervenendo a
Radio anch'io. Il tentativo del presidente
del consiglio è stato quello di gettare
acqua sul fuoco delle polemiche sulla
riforma del sistema pensionistico: il centro
sinistra e le organizzazioni sindacali sono
entrate in fibrillazione dopo che giovedì si
era sparsa la voce della possibile
cancellazione dello «scalone» sostituendolo
con una serie di «scalini» che, in ogni
caso, eleverebbero l'età pensionabile a 62
anni. Di più: si riparla di rivedere i
coefficienti di sostituzione che determinano
l'importo delle pensioni sulla base della
speranza di vita.
Anche se Romano Prodi sostiene che l'introduzione degli «scalini» è solo una delle ipotesi, in realtà è la più accreditata se non altro perché da tempo ci sta lavorando il ministro del lavoro Cesare Damiano. Altre proposte per ora non sono state concretizzate: visto che il 9 maggio il governo deve presentare un progetto alle parti sociali, gli «scalini» rimangono l'idea più «vicina» a quel tavolo. Così come la riduzione dei coefficienti che potrebbero portare a un taglio dell'importo delle rendite di un 6%. Non a caso circolano voci che la riduzione dei cofficienti non si applicherà agli importi più bassi. Ieri mattina Prodi alla radio ha sostenuto che qualsiasi decisione sull'innalzamento dell'età pensionabile e sul superamento dello scalone della riforma Maroni (dal 2008 in pensione a 60 anni) verrà solo dopo il confronto con i sindacati. Nel governo, ha detto Prodi, «stiamo discutendo perché vogliamo dare una stabilità di lungo periodo a questo tema: il problema delle pensioni deve essere messo a posto per noi, i nostri figli e possibilmente i nostri nipoti. Quando avremo finito di fare un quadro preciso lo esporremo». Sui tempi, il premier ha fatto sapere che «stiamo lavorando, ma occorrono conti precisi e ipotesi sulle risorse di cui il Paese deve disporre». Dello stesso tenore una dichiarazione di Enrico Letta. Per il sottosegretario alla presidenza «l'ipotesi circolata è solo una delle 50 possibili». Però Letta si è ben guardato da citare una qualsiasi delle rimanenti 49 alternative.. Ma le dichiarazioni di Prodi e Letta non hanno affatto tranquillizzato, ma anzi accendono la polemica soprattuto a sinistra. La premessa - esplicitata ancora una volta da Franco Giordano (Prc) - è che nel programma dell'Unione non si parlava di riformare il sistema pensionistico già pesantemente tartassato dalla riforma Treu, ma di abolire solo lo «scalone». Sotto tiro è soprattutto Damiano che - secondo Augusto Rocchi, capogruppo di Rifondazione nella commissione lavoro della camera - intervenendo «mercoledì scorso in commissione non ha illustrato nessuna ipotesi sui temi pensionistici». Per Rocchi «quanto sta accadendo mina la già fragile fiducia dei lavoratori in questa maggioranza». Poi l'affondo finale: «Sorge il dubbio che qualcuno stia lavorando per far saltare l'accordo elettorale con il quale abbiamo vinto le elezioni e di conseguenza anche la maggioranza che sostiene questo governo». Al programma elettorale fanno riferimento anche i comunisti italiani Gianni Pagliarini (presidente della Commissione lavoro della camera) e Marco Rizzo, secondo il quale «nessuno si sogni di cambiare il programma siglato dalle forze politiche che sostengono Prodi». Più variegata la posizione sindacale. Per Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, il governo deve riflettere sul fatto che «la sostituzione dello scalone con gli scalini e la modifica dei coefficienti di sostituzione costituiscono un inaccettabile percorso di peggioramento del sistema previdenziale» che «necessita di un miglioramento delle condizioni in particolare per le nuove generazioni». Giorgio Cremaschi, Rete 28 aprile e segretario nazionale Fiom, arriva a ipotizzare lo sciopero generale. Per Cremaschi «siamo di fronte a una linea opposta a quanto chiedono i lavoratori. Se il governo conferma queste posizioni, non vi è spazio di negoziato e Cgil, Cisl e Uil devono interrompere il confronto e passare alla mobilitazione, fino allo sciopero generale». Replica Luigi Angeletti: «Gli scioperi preventivi non mi sono mai piaciuti. Aspetto di conoscere ufficialmente la proposta del governo e poi decidere. Solo a quel punto, se la proposta ufficiale non mi piace, faccio il mio mestiere». E Morena Piccinini, segretaria confederale Cgil, osserva: «Continuiamo ad apprendere di fantomatiche ipotesi di intervento sulla materia previdenziale di scalini, di età pensionabile per le donne. Ipotesi confuse e contraddittorie: non le condividiamo nel metodo e nel merito». |