Il vero nodo del Tfr
L'affermazione di ieri di Roberta Carlini alla lettera di Gabriele Attilio Turci («...affidare la loro liquidazione all'Inps.»), se non opportunamente rettificata o quantomenno approfondita, rischia di generare un atteggiamento ambiguo in merito alla questione Tfr. I lavoratori che non optano per i fondi pensione non affidano niente all'Inps, poiche il loro Tfr, in quanto a sistema di accantonamento, rivalutazione e modalita di conferimento, rimane tale e quale. La differenza è che invece di rimanere in azienda viene trasferito all'Inps. Poi possiamo discutere di perché l'Inps (o lo stato) si debba indebitare in questo modo o di cosa se ne farà di questi soldi. E di come mai il mondo industriale-finanziario ha accettato di perdere questi soldi. Forse perché la contropartita è che il mondo finanziario-industriale mette le mani sul malloppo della previdenza complementare. Il vero nodo, quindi, non è chi gode dell'accantonamento del nostro Tfr, ma piuttosto cosa rappresenta la costituzione della previdenza complementare finanziata con i soldi dei lavoratori, il Tfr appunto. Qui lo scontro è tra una Previdenza Sociale pubblica, unica, solidale e equa contro un sistema di costruzione del futuro fondato sull' investimento finanziario. E non saranno certo i sindacati confederali presenti negli organi di gestione dei fondi contrattuali a garantire rendimenti e pensioni. Sarà il mercato. Per non parlare poi dei fondi non contrattuali, o dei piani individuali. Altro che analizzare i rendimenti possibili; questa è una trasformazione profonda del nostro assetto sociale. E questo è quello che rifiutano tanti di quei lavoratori che si stanno tenendo il Tfr. Cordialmente.
Gabriele Buttinelli