|
Non piove. Governo ladro
lo stesso
Guglielmo Ragozzino
Piove, governo ladro! si
gridava ai tempi della tassa sul macinato.
Adesso che non piove più, il governo è
accusato per la sua «incapacità di
programmazione» Si richiedono a gran voce
«interventi infrastrutturali»: in sostanza
sono commesse per l'industria. Chi parla
così è il capo della Confindustria che non
dimentica mai il proprio ruolo, neppure
sotto il sole cocente; ma è la parola
«programmazione» quella che non si sentiva
più pronunciare da tempo. Sono i più
accaniti tra i liberisti che rinnegando le
proprie certezze, chiedono l'intervento
pubblico che dia, soprattutto a loro,
soltanto a loro, l'acqua di tutti.
Il governo è sotto ricatto: «se volete evitare i guai, prevedibili, ormai sicuri, tra giugno e luglio, con tutte le conseguenze epocali...», dicono su per giù gli industriali a quelli di Palazzochigi «... allora ricordatevi che l'acqua è indispensabile per la produzione diretta di energia idroelettrica e per raffreddare le centrali termiche. La prima scelta per l'acqua, quando c'è siccità, è per noi industriali. I fiumi sono nostri, il Po ci serve. Altrimenti è il blackout». Non sono proprio queste le parole, ma il senso è innegabile. Il governo è però tirato per la giacchetta anche dagli agricoltori che in una stagione tanto calda hanno bisogno anche loro di tutta l'acqua esistente. I due terzi che usano non bastano più. Molti di loro vogliono dedicarsi, proprio adesso, al mais, per alimentare meglio ancor più maiali e produrre biocarburanti, con i quattrini dell'Europa. Seguirà un ulteriore inquinamento delle falde. Incapace di prendere posizione, di scegliere tra i due egoismi, il governo tentenna. Deve invece scegliere e presto. Per una volta il bene comune è chiaro. Acqua da bere per tutti, in primo luogo, e poi la salvezza dei fiumi e delle falde e poi un piano di risparmio, regione per regione che dia davvero a tutti - lavoratori, imprese, agricoltori, gente di città - il senso di collaborare alla salute pubblica, di partecipare insieme a una grande opera di civiltà. |