Cgil, indipendenza e democrazia
necessarie alla ripresa delle lotte

Fabio Sebastiani
Milano nostro inviato
«Democrazia e indipendenza», dice Giorgio Cremaschi, aprendo i lavori dell'Assemblea nazionale della Rete 28 aprile a Milano. «Democrazia e indipendenza», ripete Gianni Rinaldini, invitato a dire la sua davanti ai più di quattrocento, tra delegati ed iscritti, che affollano la sala Di Vittorio della Camera del lavoro. Ma le parole del segretario generale della Fiom, nelle stesse ore in cui a Firenze va prendendo corpo il Pd, assumono un significato particolare. «Siamo di fronte all'inizio di un terremoto politico - attacca Rinaldini - uno scenario che per la Cgil e per la sua storia è del tutto inedito». Del resto, Fassino nella sua relazione l'aveva detto chiaramente: con la nascita del Pd vengono a mancare le ragioni delle tre centrali sindacali. «Il problema esiste - continua Rinaldini - e aprirà in Cgil tensioni non facili da gestire». Quale sarà il destino del più grande sindacato italiano? Verrà omologato in un unico grande sindacato con Cisl e Uil? Verrà lasciato distinto ma riconquistato dai fassiniani e successivamente federato alle altre due organizzazioni? A queste domande, ovviamente, Rinaldini non risponde. E' troppo presto per valutare le scelte organizzative. Il campo però, secondo il segretario generale della Fiom, è disegnato e sta tutto dentro il neoliberismo. Insomma, il futuro sindacato unico avrà ben poco da scegliere tra collaborazione e conflitto.. «Ognuno farà le sue scelte», dice Rinaldini. E poi aggiunge: «Penso che una situazione politica che non preveda una grande forza a sinistra sarebbe un problema per le organizzazioni sindacali». Un invito nemmeno tanto velato a non indugiare più di tanto nel processo di convergenza in alternativa al Pd.
Nell'intervento di Cremaschi di inviti come questi non se ne rintracciano. Anzi, le critiche alla politica economica del governo Prodi, rappresentata nel ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa, sono piuttosto dure. «In un anno di governo hanno dato soldi alle imprese attraverso una finanziaria che è tutta a carico del mondo del lavoro, senza abolire la legge 30, senza rovesciare la subordinazione della scuola al mercato», dice il segretario della Fiom. «Si sono dimenticati della tassazione delle rendite, che rimane al 12% mentre i redditi da lavoro sono tassati al 23%», aggiunge. Ce ne è anche per la Cgil, ovviamente, accusata di vivere fino in fondo la sindrome del «governo amico». Tre i punti irrinunciabili sui quali occorre riaprire il conflitto, democratica e partecipato, a cui si aggiunge la rinnovata richiesta di una legge sulla rappresentanza: le pensioni, la precarietà - «rivendichiamo la manifestazione del 4 novembre», dice Cremaschi - e i salari. «Al congresso avevate detto - dice Cremaschi rivolto alla Cgil - che il nodo dei redditi si affrontava attraverso il fisco. Non abbiamo visto niente». Il segretario della Fiom cita un dato emblematico: «I lavoratori hanno il 40% del reddito e sopportano il 70% del peso fiscale». Le critiche di Cremaschi si appuntano anche contro le varie categorie della Cgil, dalla Filcams, la cui richiesta di 78 euro per il rinnovo del contratto viene definita «scandalosa», alla Funzione pubblica, che non solo «non fa votare i lavoratori», ma ha pure rimediato due brutte figure col governo nella vicenda dell'accordo quadro per il pubblico impiego. «Non è questo il modo di fare sindacato», dice Cremaschi. La Rete 28 aprile continuerà la sua battaglia da sinistra sindacale insieme alle altre sinistre sindacali in Cgil, sicuramente non - come sottolinea Cremaschi - con chi «pensa di farla nei giorni festivi e non nell'orario di lavoro». «In un momento in cui l'ideologia interclassista del Pd elimina la priorità del lavoro - conclude - è il momento di rilanciare l'indipendenza del sindacato».
Tanti gli interventi dei delegati e anche di semplici lavoratori. Quasi impossibile dar conto di tutti. Alessia Valentini, rappresentante sindacale di Vodafone, e Elena Zolo, di una agenzia di Sassari, hanno parlato della difficile realtà dei call center, tra soldi pubblici, precarietà perenne, mobbing, malattie professionali e turni di lavoro massacranti. Tutti temi al centro dell'intervento di un lavoratore del porto di Genova, teatro pochi giorni fa di una vera e propria rivolta contro le proibitive condizioni della sicurezza sul lavoro. «Almeno con Berlusconi andavamo in piazza», dice. Alla necessità di uno sciopero per il contratto si sono richiamati molti interventi dei sindacalisti della scuola. Tra cui quello di Mimmo Rizzuti, dell'Flc Cgil. Di sciopero generale ce ne sarà sicuramente uno il 3 maggio a Brescia e sarà contro le morti bianche. Sergio Bellavita, infine, segretario generale della Fiom di Parma, ha rivolto critiche severe al tentativo di ridisegnare le categorie da parte della Cgil (per mettere in minoranza la Fiom, ndr) in vista nella prossima conferenza d'organizzazione.
L'assemblea della Rete 28 aprile è iniziata con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime degli incidenti sul lavoro e con l'apertura dello striscione a favore della liberazione di Rahmat Halefi. Teresa Strada ha illustrato la difficile situazione di Emergency in Afghanistan sottolineando il silenzio del governo italiano e l'insostenibilità di un programma di aiuti di 50 milioni a favore della ricostruzione del sistema giudiziario, mentre il clima nel paese è da tribunali speciali «come il modello americano». La lotta contro la guerra è stata un'altro dei leit motiv dell'assemblea, che ha visto la partecipazione del Comitato contro il Dal Molin di Vicenza.
In platea, tra gli altri, una delegazione del Prc di Milano, il senatore Franco Turigliatto, Marco Rizzo del Pdci. Hanno fatto pervenire il loro saluto all'assemblea sia le Rappresentanze di base che i Cobas.


22/04/2007